Libero Pensiero

Nintendo Switch e Xbox Series S: una coppia di fatto

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Un matrimonio d’interesse… per il videogiocatore. Non so se ve ne siete accorti, ma son passati 3 anni e mezzo dal lancio di Nintendo Switch: 3 anni e mezzo in cui, alla faccia di tutti […]

Un matrimonio d’interesse… per il videogiocatore. Non so se ve ne siete accorti, ma son passati 3 anni e mezzo dal lancio di Nintendo Switch: 3 anni e mezzo in cui, alla faccia di tutti […]

Dicembre 1, 2020

Un matrimonio d’interesse… per il videogiocatore.

Non so se ve ne siete accorti, ma son passati 3 anni e mezzo dal lancio di Nintendo Switch: 3 anni e mezzo in cui, alla faccia di tutti i nostradamus da due spicci che costellano i lidi della stampa specializzata, la nuova console Nintendo ha iniziato a raccogliere consensi e a segnare record, diventando quella che è attualmente la piattaforma console di maggior successo per quel che concerne le performance di vendite del software – proprio senza paragoni, anche a maggior ragione guardando a basi installate sensibilmente più ampie.

Potrei riempire altri paragrafi (tanti, lo sapete) parlando di quanto bene abbia fatto Nintendo Switch, ma non servirebbe certo a dimenticare limiti e difficoltà di un prodotto che, inevitabilmente, non è perfetto. Potenza, hardware, libreria: tanti sono gli inevitabili punti deboli dell’ibrida di successo, tanti gli angoli che andrebbero smussati per trasformarla nel prodotto perfetto. Ma l’orgoglio, l’esperienza e risultati potrebbero portarla a indispettirsi di fronte alle critiche: chi siamo noi per dire che dovrebbe cambiare?

Magari facendola parlare con qualcuno di nuovo, che non conosce, potrebbe mostrare una maggiore apertura. Chissà, potrebbe nascere una bella amicizia… o anche altro?

Adorabile Nintendo Switch Chan! -> https://merryweather-comics.tumblr.com/

L’errore principale che a mio avviso si compie nel valutare una piattaforma è definirne il valore in relazione non all’effettiva offerta proposta, bensì in proporzione/confronto a ciò che il mercato intero offre.

Ho sempre trovato questo approccio a tratti ridicolo, come se nel campo automobilistico un determinato modello fosse da scartare in toto perché un’altra casa è in grado di offrire – più o meno alla stessa cifra – un prodotto con prestazioni migliori, mentre la mia necessità principale è non tirare le ginocchiate alla plancia.

In quest’ottica Nintendo Switch è sì una piattaforma dannatamente manchevole per picco prestazionale e completezza della libreria, ma offre un’esperienza così unica e caratterizzata da renderla una proposta indipendente e autorevole.

Ma come dicevamo, non perfetta: è qui che entra in gioco Xbox Series S.

Piccola, compatta, potente.

Indipendentemente dalle tifoserie e dalle preferenze personali, l’approccio con l’ecosistema Microsoft in salsa new-gen è strepitoso, esilarante, e definisce il passaggio ad una nuova piattaforma quasi come irrinunciabile. Tutto nel nome della velocità: velocità di avvio, velocità di accesso, velocità di caricamento, velocità nel passaggio tra diverse esperienze.

Dopo anni di cartucce velocissime e sistemi in cui anche i dischi ottici rendevano al massimo (caro e adorato Gamecube), negli ultimi anni si è vissuto un passaggio verso la letargia come compromesso tecnico necessario per avere mondi più grandi e dettagliati.

Un’eresia, per me, dover guardare annoiato le barre di caricamento e sprecare manciate di minuti delle mie ore di gioco per far nulla, come a guardare la pubblicità in televisione. Un rito a cui ci siamo abituati troppo facilmente, a cui avremmo invece dovuto opporre adeguata resistenza.

E siamo solo all’inizio.

Per questo amo la mia Xbox Series S (in attesa di ricevere la Series X… GameStop, se ci sei batti un colpo), perché ha saputo inserirsi in modo naturale e sorprendente con le dinamiche mordi e fuggi di Nintendo Switch, console già 42 spanne sopra Xbox One e PS4 perché permetteva di mettere istantaneamente la console in pausa con lo standby per riprendere, in seguito, esattamente da dove si fosse interrotta la nostra sessione.

Che poi già Xbox One se la cavava: lo standby con interruzione di gioco era realtà e permetteva di ripartire esattamente come indicato per la console Nintendo, ma le nuove architetture a supporto della velocità degli SSD hanno davvero cambiato le carte in gioco e bastano le dita di 2 mani per contare il tempo necessario ad avviare le partite e passare da un gioco all’altro.

Ragazzi, non so voi, ma io non posso più tornare indietro. E ancora non stiamo parlando di titoli ottimizzati al 100% per i nuovi hardware.

Now you’re playing with power

L’unica console che ancora può tenere testa a questo totale ribaltamento è proprio Nintendo Switch, che con la sua portabilità in combinata con lo standby è ancora – al netto dei caricamenti – l’opzione più “comoda” per il gaming: dove vuoi e quando vuoi, e non stiamo parlando di una pubblicità.

Xbox Series S ha dalla sua però anche la… “portatilità”? Possiamo chiamarla così?

La piccola console Microsoft ha delle dimensioni talmente contenute, una forma così regolare e una connettività talmente flessibile (da HD Ready a 4K con rilevamento automatico) che rappresenta davvero la console da “vacanza” per chi non si accontenta di Nintendo Switch. Sembra una sciocchezza, ma non vedo questo ruolo attribuibile alla sorella maggiore Series X o al gigantesco (seppur fenomenale) router che risponde al nome di PlayStation 5

E l’Xbox Game Pass ragazzi, il Game Pass! Nonostante l’indiscutibile impegno riposto dal Nintendo nel tentativo di ampliare la libreria della propria console e riavvicinare le terze parti, per un motivo o per l’altro i risultati sono considerabili positivi solo tra alti e bassi: l’idea che Nintendo Switch sia la console delle esclusive e degli indie, purtroppo o per fortuna, rimane.

Avere una Xbox Series S con il Game Pass vuol dire avere numerose occasioni di provare tutti quei titoli che non arrivano sull’ibrida senza rischiare troppo a livello economico, perdendosi tra i classici EA dell’epoca PS3/360 (mai visti su console Nintendo) come Mass Effect, Dead Space e Alice Madness Returns o rinunciando alla propria vita sociale per iniziare l’ennesima Master League a PES 2020.

O magari testare come girano su console home i titoli che arrivano anche da queste parti. Tipo The Outer Worlds, Wolfenstein II o… Doom Eternal?

Ne è passato di tempo dall’annuncio… ma ci siamo, 8 dicembre!

È sempre bello tenere vivo il proprio bambino interiore, apprezzare le piccole cose e ringraziare per la fortuna di potersi dedicare a vere e proprie frivolezze in momenti simili, ma non si può negare che gli elementi su cui costruire l’entusiasmo per le nuove console non sono così numerosi e capisco Diego quando rimane perplesso di fronte alle nuove offerte di Sony e Microsoft. Il salto tecnologico si percepisce meno, si punta sui titoli cross-gen, non sono stati portati in gioco nuovi paradigmi di design: dove sono le mie vetrine della Giocheria su cui alitare strabuzzando gli occhi?

Per questo guardo al lato fruizione, offerta, possibilità: da questo punto di vista Nintendo Switch e Xbox Series S si completano in modo davvero efficace. Entrambe piccole, entrambe “rapide”, entrambe relativamente portatili ed entrambe caratterizzare dalla propria libreria (da una parte le esclusive, dall’altra l’oceano di titoli nel Pass) in modo molto riconoscibile.

Mettendole insieme immaginando un contesto senza troppe pretese (monitor Full HD a disposizione e mancanza di un PC performante) ne viene fuori un’immagine estremamente positiva di una realtà a cavallo tra le generazioni ma che riesce, con saltuari colpi di coda, a dire la sua con brillantezza. Pure Watch Dogs Legion – non fosse per il suo inconcepibile bug sui salvataggi – rappresenta una fantastica occasione per testare il fantomatico “Ray Tracing” di cui tanto ci si riempie la bocca di recente.

Su Series S la risoluzione del Ray Tracing non è altissima, ma rende comunque bene!

Per quanto Nintendo Switch abbia iniziato a guardare al futuro con i titoli in Cloud come Control di Remedy, è sempre rassicurante immaginare di avere un prodotto che “fisicamente”, in modo tradizionale, ci fornisce quel progresso tecnico periodico che scandisce le generazioni.

Avere Xbox Series S, forse più di Xbox Series X e PlayStation 5, rappresenta l’ideale complemento all’esperienza del Nintendaro. Dopo tutto, diciamocelo: se il nintendaro fosse un fissato della grafica non comprerebbe certo Switch, ma si farebbe un PC. Se il Nintendaro fosse un fan dei setup futuristici con schermi grandi, audio avvolgente e gioco sul divano, comprerebbe altro. Magari PlayStation 5.

Sempre che il nintendaro non stia mentendo a sé stesso, perché altrimenti Xbox Series S è la scelta peggiore che si possa fare come partner per il nostro Nintendo Switch. Ma non è così, vero?

One thought on “Nintendo Switch e Xbox Series S: una coppia di fatto

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