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The Outer Worlds – Una recensione spaziale

Game

The Outer Worlds di Obsidian Entertainment ha attraccato la sua navicella spaziale su Nintendo Switch e noi l’abbiamo recensito.

The Outer Worlds di Obsidian Entertainment ha attraccato la sua navicella spaziale su Nintendo Switch e noi l’abbiamo recensito.

The Outer Worlds
Giugno 4, 2020
Genere
Gioco di ruolo action
Lingua
Inglese (audio) / Italiano (testi)
Multiplayer
No

Lo spazio secondo Obsidian

Quando si parla di giochi di ruolo occidentali, i nomi che scuotono il sistema videoludico sono pochi. Tra questi, c’è sicuramente Obsidian Entertainment. Se i più cresciuti ricordano con nostalgia Star Wars: Knights of the Old Republic II, i più giovani appassionati di GDR si sono innamorati di Pillars Of Eternity. Per questo motivo, quando lo scorso ottobre uscì The Outer Worlds, il mondo rallentò per un attimo, esattamente come accade in-game.

Tra i titoli presenti nel palmarès di Obsidian, Fallout: New Vegas è uno di quelli che meritano un degno erede e The Outer Worlds ha cercato di colmare questo vuoto.

Tutto comincia in un cabina di ibernazione in cui vestiamo i panni dello Straniero, uno sciagurato che ha inizialmente come unico compito quello di sopravvivere alla follia di chi lo ha risvegliato, lo scienziato e ricercato intergalattico Phineas Welles. Fino a quando non ci sarà data la possibilità di scelta, il nostro compito sarà di vagare per l’universo di Alcione e lottare contro la megacorporazione, che ha preso il controllo dell’intero sistema.

Come in tutti i giochi di ruolo occidentali che si rispettino, la prima cosa da fare in The Outer Worlds è creare il nostro personaggio, plasmando le sue caratteristiche estetiche e le abilità, fisiche e mentali. Quest’ultime si dividono in attacco in mischia, attacco a distanza, difesa, dialoghi, furtive, tecniche e leadership. A loro volta, esse si diramano in altre tre sotto-categorie, che si possono specializzare singolarmente una volta raggiunti i 50 punti abilità.

In altre parole, si può sempre avere un personaggio diverso che condizioni largamente l’esperienza di gioco, garantendo un’ampia rigiocabilità.

Così come per altri titoli Obsidian, anche The Outer Worlds si basa sui dialoghi e sulle decisioni da prendere in-game. Se per molti titoli di questo genere, le nostre azioni si ripercuotono solamente sulle fazioni, ove presenti, in The Outer Worlds, esse sono solo la punta dell’iceberg di un sistema che coinvolge anche i singoli personaggi. Per esempio, possiamo decidere di intimidire qualcuno per ottenere subito quello che vogliamo, ma non se lo dimenticherà facilmente.

Di contro, The Outer Worlds non è un vero open world, ma compensa questa mancanza nei movimenti con la libertà d’azione. Possiamo scegliere di giocare il titolo come un vero sparatutto in prima persona oppure continuare la storia con uno stile di gran lunga più stealth, decidendo, in ogni caso, se uccidere qualunque nemico ci capiti a tiro o negoziare un compromesso per evitare spargimenti di sangue. In alcuni casi, lo scontro non sarà evitabile e sarà necessario confrontarci con un’intelligenza artificiale dei nemici non sempre all’altezza della situazione.

In questi scontri però non siamo soli. Infatti, abbiamo al nostro fianco sei compagni di squadra, che possono seguirci nella nostra avventura e che arricchiscono il gioco con le loro quest. Si può scendere su ogni singolo pianeta con due compagni, con solamente uno oppure totalmente da soli. Nella mia run, ho deciso di essere sempre accompagnato da due compagni, ma gli sviluppatori hanno anche previsto la scelta di andare da soli, data la possibilità di scegliere un vantaggio ad hoc per chi ama la solitudine.

I vantaggi sono delle caratteristiche permanenti, che lo Straniero può apprendere aumentando di livello. D’altro canto, la novità che Obsidian ha voluto portare al genere sono gli svantaggi. Uno svantaggio è un effetto negativo permanente, che il nostro alter ego riceve quando intraprende un’azione dannosa, come assumere troppe droghe o essere attaccato da bestie feroci. Quando arriverà il momento, si potrà decidere di ottenere un vantaggio scambiandolo con dei punti negativi permanenti alle caratteristiche.

Con The Outer Worlds, gli sviluppatori hanno cercato nell’ibrido la soluzione ideale. Il titolo è uno sparatutto in prima persona con importatissime fondamenta RPG, in un mondo sci-fi western con un’ironia tagliante che prende spunto da Fallout: New Vegas, ma strizza l’occhio alle ambientazioni spaziali di Star Wars. Un mix di tutto quello che ha fatto Obsidian Entertainment durante la sua carriera decennale, con qualche aggiunta extra, come gli svantaggi e la possibilità di rallentare il tempo.

Infatti, lo Straniero, l’unico scongelato della Speranza, ha acquisito la possibilità di rallentare il tempo e ottenere dei bonus quando mira un avversario, come la possibilità di colpirlo nei punti deboli, accecarlo o indurlo a terra colpendolo sugli arti inferiori.

Personalmente, ho giocato The Outer Worlds in modo totalmente libero. Non so se sia sintomo di incoerenza o di necessità di libertà a seguito dell’emergenza Covid-19, ma la possibilità di poter decidere una volta di giustificare la mia scelta e la volta dopo di infischiarmene completamente, dicendo di avere intrapreso una scelta per puro divertimento, ha appagato la mia necessità di varietà.

L’aspetto che ho più apprezzato è l’ironia. Qualcuno di voi ci vedrà una feroce critica al capitalismo, magari con chiari riferimenti a Bioshock già dalle schermate di caricamento, mentre altri noteranno la geniale follia di un Phineas Welles molto simile allo scienziato protagonista di Rick and Morty.

The Outer Worlds scorre velocemente, troppo velocemente in certi casi. Per portare a termine il gioco nella sua interezza sono necessarie circa trenta ore, ma si può procedere verso la fine seguendo la sola storia principale in circa metà del tempo. Un numero di ore sicuramente all’altezza dell’attuale periodo storico, ma un po’ sotto la media dei giochi di ruolo occidentali. Infatti, a volte si ha la sensazione che alcuni parti del gioco meritavano di essere approfonditi maggiormente.

Questo senso di parziale mancanza di cura dei dettagli, colpisce anche le ambientazioni. Se le zone esterne hanno una propria identità e si potrà riconoscere ogni pianeta semplicemente guardando la sua flora e fauna, le parti interne sembrano tutte troppo simili tra di loro. Allo stesso modo, le tracce audio sono orecchiabili e lo stile da propaganda dei primi del Novecento caratterizza quanto basta il gioco senza far gridare al miracolo.

Ogni volta che un gioco esce sul mercato, la prima affermazione che molti poniamo da ormai qualche anno a questo parte è: “Uscirà per Nintendo Switch?”. Ci sono delle eccezioni naturalmente e pensavo che The Outer Worlds fosse una di queste. Obsidian invece ci ha ha stupito, ma per forza di cose è dovuta scendere a compromessi.

Del resto l’altra domanda che ci poniamo quando un gioco multi-piattaforma è confermato per Nintendo Switch è: “Come sarà la grafica?”.

Come già detto dagli sviluppatori, siamo abituati a giochi 4K, ma possiamo ritenerci soddisfatti della qualità visiva della versione per Nintendo Switch. Il gioco ha una risoluzione di 1080p in versione docked, mentre in portabilità ha una risoluzione di 720p. il frame rate è bloccato a 30 fps per garantire la massima fluidità durante il gioco. Personalmente, non ho incontrato scatti durante le fasi più concitate di combattimento, ma durante la prova mi sono imbattuto in qualche leggero calo di frame rate, che non ha mai rovinato l’esperienza di gioco.

La versione docked soffre molto il paragone con le altre console. Sembra a tutti gli effetti di giocare a una versione PC con tutti i dettagli al minimo. Il riscontro peggiore è l’importante perdita del senso di profondità, dato dalla mancanza di particolari alieni su ogni ambientazione. D’altro canto, la versione in portabilità soffre dello stesso problema di The Witcher 3 su Nintendo Switch. Un effetto miopia vi colpirà nei primi minuti di gioco, ma l’abitudine alla visione arriverà velocemente e la versione in mobilità risulterà molto godibile.

Un’altra aggiunta della versione per Nintendo Switch è l’opzione per attivare i controlli a rilevazione di movimento tramite giroscopio. Ho provato il titolo in tutti i modi possibili e personalmente ritengo che questa opzione sia valida solamente quando si gioca con la console tra le mani, magari limitandola soltanto alla fase di mira. Nel caso della versione docked, il Pro Controller senza l’opzione di giroscopio è la scelta migliore, ma con l’obbligo della mira assistita. Infatti, nonostante si possa disattivare, la mira assistita diventa fondamentale, perché l’imprecisione del controller non è sempre banale e può portare facilmente alla morte nelle situazioni più concitate.

Ritengo superfluo discutere su quale sia la versione migliore di The Outer Worlds, perché in ballo ci stanno i soliti due punti diametralmente opposti: la grafica spettacolare contro la possibilità di giocare in portabilità. Di conseguenza, la vera domanda che ci dobbiamo porre è se The Outer Worlds sia un’aggiunta di valore per l’eShop Nintendo e se chi possiede solamente il Nintendo Switch come piattaforma di gioco, debba tenere questo titolo in seria considerazione.

La riposta è assolutamente si. The Outer Worlds entra nel mercato Nintendo con estrema prepotenza grazie ai tantissimi pregi, che lo rendono unico nel panorama della console giapponese.

Ad oggi, non esiste nessun altro gioco di ruolo action con meccaniche da sparatutto in prima persona per la console Nintendo. Infatti, nessun Fallout è disponibile oggi per la nostra console preferita e Pillars Of Eternity è un gdr occidentale classico ben lontano dall’ibrido di cui stiamo parlando.

In conclusione, The Outer Worlds è un bellissimo gioco, che seppur con qualche difetto tecnico e un vistoso downgrade, vi terrà incollati per molto tempo grazie ai suoi finali differenti e alla possibilità di prendere sempre scelte diverse, sia sul vostro alter ego, sia interagendo con i personaggi non giocanti, riempiendo un buco molto importante all’interno del catalogo di Nintendo Switch.

0
10
8.0
Stile unico, ironia e rigiocabilità
Importante downgrade e intelligenza artificiale non sempre impeccabile

MODUS OPERANDI

HO COMPLETATO L'AVVENTURA DELLO STRANIERO, GRAZIE AD UN CODICE PROMOZIONALE CONCESSO DAGLI SVILUPPATORI.

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