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Pokémon Spada e Scudo: Le terre innevate della corona — Recensione

Game

Leggendari, leggendari everywhere. Sono stato ampiamente deluso dal primo pacchetto dedicato ai contenuti scaricabili di Pokémon Spada e Scudo. L’isola solitaria dell’armatura è stata un’aggiunta a dir poco insipida, priva di mordente e a tratti […]

Leggendari, leggendari everywhere. Sono stato ampiamente deluso dal primo pacchetto dedicato ai contenuti scaricabili di Pokémon Spada e Scudo. L’isola solitaria dell’armatura è stata un’aggiunta a dir poco insipida, priva di mordente e a tratti […]

Nintendo Switch
Ottobre 26, 2020
Genere
JRPG
Lingua
Multilingua

Leggendari, leggendari everywhere.

Sono stato ampiamente deluso dal primo pacchetto dedicato ai contenuti scaricabili di Pokémon Spada e Scudo. L’isola solitaria dell’armatura è stata un’aggiunta a dir poco insipida, priva di mordente e a tratti persino offensiva nei confronti degli acquirenti. Quindi non vi meraviglierà sapere che quando ho ripreso in mano il pad per dedicarmi al secondo DLC, Le terre innevate della corona, le mie aspettative erano già sotterrate. Eppure, Game Freak è riuscita in parte a sorprendermi. Non raggiungendo chissà quali vette di eccellenza, questo ci tengo a precisarlo. Ma forse, stavolta, i vostri soldi saranno stati spesi per un po’ di ciccia. Ciccia leggendaria.

Le avventure Dynamax

Geograficamente ci troviamo nella Landa Corona, una distesa di monti innevati con a valle l’insorgere di un imponente albero. Nemmeno il tempo di cacciare la testolina dalla stazione e ci imbatteremo in Peony, gagliardo uomo presumibilmente sugli anta, alle prese con la figlia che non ha alcuna intenzione di seguirlo nelle sue avventure. Poche battute e un Peony a dir poco infantile nel suo comportamento ed ecco che veniamo introdotti dagli eventi a una nuova modalità di gioco, probabilmente il contenuto più corposo dell’intero pacchetto: L’avventura Dynamax. In coop con altri tre giocatori, in modalità solitaria o multigiocatore online, bisogna addentrarsi nei meandri di un intricato labirinto di sentieri rocciosi, che ha come destinazione finale un Pokémon dal potere eccezionale: un leggendario!

La novità sta nel fatto che l’avventura viene affrontata con un Pokémon “in affitto”, col presupposto che sarà sempre possibile cambiarlo con un’altra bestiola sconfitta durante il percorso. I bivi ci mettono nella condizione di scegliere il tipo del mostriciattolo da affrontare, con la sagoma spesso nascosta quasi totalmente da una coltre rossastra. L’avventura Dynamax costringe quindi il giocatore (o i giocatori, nel caso vogliate affidarvi a persone reali) a scegliere la strategia più appropriata per portare a termine le lotte. Una volta sconfitti tutti i selvatici “speciali” si giungerà alla corte di un leggendario con un catch rate assicurato del 100%. Nessuno struggimento da Poké Ball distrutta ed occasione persa, i vostri sforzi varranno sempre il prezzo (gratuito se non consideriamo il tempo perso) del biglietto. Ho trovato l’Avventura Dynamax un’aggiunta gradita, non solo per il ricco bottino che porti a casa, ma anche perché l’offerta è piuttosto varia. L’IA potrebbe essere rivista in certe occasioni, soprattutto quando i compagni possono compiere degli scambi più vantaggiosi per il team, ma in generale, vuoi anche per le build intelligenti proposte, ho trovato il tutto ben amalgamato.

Calyrex, i Regi e gli Uccellacci

La quest di Peony si evolve dopo la prima avventura Dynamax e mira a un trivio di missioni incentrate perlopiù sull’esplorazione e le leggende del posto. La prima missione ci vede impegnati sulle tracce di Calyrex, una sorta di Pokémon “caduto”, un re che un tempo vegliava sugli equilibri della Landa Corona e con poteri straordinari. Lo si incontra praticamente subito e, passando sugli ormai ridicoli escamotage narrativi partoriti dalla mente di Game Freak, a me ha destato tanta simpatia. Innanzitutto per il suo buffo modo di esprimersi ma, soprattutto, per i poteri che mette in scena, di cui non farò parola per non rovinarvi la sorpresa. In generale la quest di Calyrex è stata piacevole e moderatamente farcita di “lore”, per quanto ci si limiti ad andare da punto A a punto B per soddisfare le strambe richieste sia del Pokémon Capoccione e sia della gente del posto. Peccato per una scelta che immagino sarà sofferta un po’ per tutti, ma che ormai rispecchia la volontà di Game Freak di suddividere i contenuti di gioco anche nei DLC.

La seconda quest verte sulla ricerca dei Regi. Sulla fals(issim)ariga della terza generazione, Regice, Regirock e Registeel sono segregati in tre templi protetti da un enigma. Non sarà difficile né scovare le loro dimore né risolvere l’arcano che li protegge dal mondo esterno. I templi sono infatti in bella vista lungo il tragitto e gli enigmi trovano la soluzione in un battito di ciglia; dimenticate dunque le escursioni sottomarine e il decriptaggio di codici misteriosi, i Regi della Landa Corona sono più a portata di mano delle vostre Poké Ball e una volta riuniti daranno accesso al templio in cui dovrete scegliere uno tra i nuovi Regieleki e Regidrago. Un altro aut aut, come per Calyrex, ma un consiglio ve lo voglio dare: Regieleki è carinissimo quando saltella sul posto ed ha un valore base di Velocità pari a 200, molto utile quindi in combattimento.

Passiamo infine agli Uccellacci, anche noti come Zapdos, Moltres e Articuno, ma nelle loro varianti regionali, a mio avviso pregevolissime. Una volta giunti ai piedi del gigantesco albero che sovrasta le piane della Landa Corona, ci imbatteremo nei tre becco-muniti impegnati in un litigio. Il nostro smartphone attirerà la loro attenzione e li farà fuggire via in tre direzioni diverse. Tutta la scenetta, tenetevi forte, è ben animata e coinvolgente, per quanto breve; nulla che vi sareste sognati di vedere nella campagna principale, insomma. Ma torniamo a noi: i tre Uccelli dovranno essere ritrovati dal giocatore e intercettati. Devo dire di essermi divertito non poco in queste fasi, perché ognuno di loro propone una strategia diversa per far perdere le tracce. Articuno è sicuramente quello più s*****o, soprattutto se non capite da subito il suo giochino. Messi in saccoccia, avrete completato le richieste di Peony. O almeno, quelle principali, perché il DLC vi offrirà ancora qualche brivido nelle avventure Dynamax e un’ulteriore modalità denominata Il Torneo delle Star di Galar, dove è possibile divertirsi lottando contro o in collaborazione con allenatori conosciuti durante l’avventura di Spada e Scudo. Altra carne al fuoco, che male non fa, più una sorpresina di cui non vi parlerò.

Dal punto di vista grafico ci troviamo davanti a problemi ormai noti. Per quanto artisticamente Game Freak sappia farsi valere, il lato tecnico di questo DLC mostra il fianco in più occasioni, mettendo a nudo texture vecchie di generazioni, ambientazioni poco dettagliate e in generale un freddo piattume che fa ciao ciao con la manina alla voglia di esplorare. In certe zone è presente anche la nebbia, che rende il tutto non solo più grigio, ma anche poco pratico in combinazione con il vergognoso pop-up dei Pokémon erranti. Le grotte sembrano divincolarsi a caso; non ci si perde più per la struttura del dungeon, ma perché è tutto, tutto uguale, e nel ripercorrere i propri passi non ci si può affidare alla memoria fotografica. Sono ormai stanco di ripeterlo in ogni sede, ma un brand che macina miliardi di dollari ogni anno non può permettersi di vendere un videogioco tecnicamente tanto arretrato. Il comparto sonoro, invece, si mantiene su buoni livelli: tiene compagnia al giocatore con piacevoli melodie ambientali e gli apprezzati battle theme.

Arriviamo dunque al verdetto finale: Le terre innevate della corona valgono i vostri preziosi soldini? Sostanzialmente, vi direi di sì. Ci sono tante cose da fare, per quanto strutturalmente ripetitive, e i nuovi Pokémon leggendari sanno farsi apprezzare. L’avventura Dynamax accontenterà chi è alla ricerca di un pizzico di strategia e vuole tenere nei box — o anche in squadra, se siete tipi particolarmente vendicativi contro i Pigliamosche — delle vecchie glorie. Bisogna tuttavia chiudere un occhio sull’arretratissimo comparto tecnico e gli espedienti narrativi poco lucidi. L’esplorazione non riesce a trasmettere quel senso di avventura che si respirava nei capitoli precedenti, soprattutto in quelli dove i dungeon labirintici la facevano da padrone.

0
10
6.8
Tanti leggendari da catturare, un pizzico di lore e la nuova modalità Avventura Dynamax.
Tecnicamente ancora imbarazzante, narrativa mal implementata. Esplorazione non incentivata anche per via di scelte stilistiche (leggasi nebbia) poco sagge.

MODUS OPERANDI

Completate le tre quest principali e affrontato diversi leggendari nelle avventure Dynamax grazie ad un codice gentilmente offerto per la recensione.

2 thoughts on “Pokémon Spada e Scudo: Le terre innevate della corona — Recensione

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