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Perché Hades è il mio gioco dell’anno 2020?

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Hades, nuovo titolo dei Supergiant Games rompe le barriere del genere roguelite e si catapulta dritto nell’olimpo dei giochi di quest’anno…ecco perché!

Hades, nuovo titolo dei Supergiant Games rompe le barriere del genere roguelite e si catapulta dritto nell’olimpo dei giochi di quest’anno…ecco perché!

Hades GOTY Cover
Ottobre 23, 2020

Un gioco che vi fa morire, con una narrazione che non muore mai.

L’avrete visto ovunque nella stampa italiana, ma soprattutto americana da sempre faro del gusto: Hades, nuovo titolo dei Supergiant Games è sulla bocca di tutti, come una droga, come una pillola che da assuefazione, pronta ad essere ingerita e giocata e rigiocata.

Non è per niente facile giocare in modo originale con divinità come Ade, quando pochi anni fa il panorama videoludico è stato scosso da un capolavoro come il sequel/reboot di God of War, ma dopo ben due anni di Early Access su Steam, noi possessori di Switch siamo gli unici, insieme all’utenza PC a poter provare la Hades experience, anche in portatile.

Quest’anno però, i roguelite hanno fatto un enorme balzo in avanti. Il genere ha trovato probabilmente un nuovo standard con cui dover fare i conti da qui in poi. Benché la mente dei programmatori indie tenda a rifuggire dagli standard, Hades è un roguelite che fa la storia. Perché?

Innanzitutto perché racconta una storia. Pensate per un attimo, come sarebbe stato scrivere l’Iliade per Omero, se Achille fosse morto ad ogni scontro. In Hades controllate Zagreus, figlio di Ade, che si è stancato di vivere nel regno dei morti e che vuole tentare la fuga verso la vita e l’Olimpo.

Un dio non muore…

Scriviamo la nostra storia insieme, Caos!

Un dio non muore, un dio fa il giro e salta direttamente tutta la fila delle anime censite dal padre Ade per riprovare a scappare di nuovo. La scusa per la struttura roguelite, quindi è già servita; ma l’impianto narrativo non si ferma certo qui..

Seguendo l’insegnamento del già ottimo Children of Morta, ad ogni morte i dialoghi e la storia del gioco troveranno nuove evoluzioni nelle discussioni con i numerosi NPC che popolano i saloni dell’Ade. Alla decima o ventesima volta che interagirete con Cerbero, si, il cane a tre teste (e si…”you can pet the dog” ed un gioco non può essere il gioco dell’anno se non si può accarezzare il cane) il cucciolo parlerà tramite il narratore raccontandovi qualcosa che non avete ancora sentito. Oltre a ciò, la narrazione, è sempre strutturata per tenere conto del vostro andamento nella fuga dall’Ade. Non è un caso che Hypnos, il dio del sonno vi parli del nemico che vi ha appena ucciso ogni vola che vi rialzate dalla “vasca dello Stige”. Non è un caso che le divinità che si manifestano all’inizio di ogni stanza di gioco vi parlino dell’ultima impresa che avete compiuto o di come siete stati pestati a sangue dal tale boss (questo lo farà soprattutto Ade). Vi ricordate della vostra prof. al liceo classico, quando vi parlava di Orfeo ed Euridice? Vi piacerebbe incontrarli tutti e due e finire nel bel mezzo di una quest per cercare di riunirli (tra una morte e l’altra)? Per togliervi ogni ulteriore dubbio, sappiate che il gioco è perfettamente sottotitolato in italiano, anche se è doppiato in uno splendido inglese.

Dalle interviste rilasciate a vari siti e canali, si capisce come la struttura del titolo abbia messo al centro la narrazione già dall’Early Access. Ad ogni update successivo sono state aggiunte nuove divinità e anche quelle apparentemente meno affascinanti a livello di gameplay hanno subito un lavoro di costruzione dei dialoghi e interazione non solo con Zagreus, ma anche con gli altri NPC che le hanno enormemente valorizzate. Il lancio dei vari update comprendeva automaticamente anche un upgrade anche a livello narrativo (come racconta Greg Kasavin, che ha diretto Gamespot.com per diversi anni prima di passare a creare videogiochi) e Supergiant si è quasi imposta una sfida, tramite questa sperimentazione: “è possibile progettare un roguelite in Early Access con una storia”?

Ciò si è tradotto in una delle differenze più marcate rispetto a capostipiti del genere quali Dead Cells che (come narrato nel bellissimo libro The Heart of Dead Cells, di Third Editions) ha volutamente relegato all’ultima fase di creazione ed a poche singole istanze il lato dialogico e narrativo dell’opera, per concentrarsi su puro gameplay. A detta dei programmatori ciò è stato fatto proprio per semplificare l’intero processo e non legare la proceduralità e la randomness delle mappe ad una lore e ad una storia che avrebbe richiesto tempo e fatica perché risultasse sempre coerente ad ogni istanza.

Ma poi signori e soprattutto signorine, in Hades ci sono le romances e comprendono ogni tipo di orientamento sessuale: vi sarà facile innamorarvi di tutti i personaggi, ma sappiate che con alcuni potrete stabilire una vera e propria relazione!

La coerenza del mondo possibile creato da SuperGiant costituisce dunque la vera genialità di Hades, che spinge a rigiocarlo più e più volte per vedere fino a che punto possa accompagnarvi la narrazione, avvicinandolo di prepotenza a molti titoli tripla A, in quanto a qualità complessiva.

Tra una morte e l’altra c’è anche un gioco?

Un gameplay vario è il paradiso (inferno?) degli speedrunner.

Il gameplay è dannatamente vario. Innanzitutto avremo a disposizione ben sei armi, ciascuna da sbloccare. Ognuna vi costringerà ad un diverso approccio alla partita in corso. Si, si certo, c’è la solita spada, c’è l’arco, ci sono i pugni (o forse sarebbe meglio chiamarli tirapugni), ma sicuramente non vi aspettavate lo scudo e il rail-gun. Lo scudo è utilizzabile esattamente come farebbe Capitan America: può servire sia per parare che per essere lanciato rimbalzando su più nemici e causando danno ad ogni impatto. L’Exagryph invece ci viene presentato come un rail-gun con una modalità di fuoco manuale ed una automatica e vi costringe a ricostruire le vostre sinapsi attorno ad un gameplay che si basa innanzitutto sull’attacco a distanza, ma anche su quello ad area, grazie agli appositi indicatori su schermo che anche nelle fasi più concitate vi faranno capire benissimo l’area d’impatto del vostro attacco. Questa cura per la chiarezza degli indicatori visivi è fondamentale per un gioco in cui l’azione è rapidissima e in cui le varie stanze vengono completate in una manciata di secondi.

Prendete tutto questo e moltiplicatelo per il fatto che ogni arma ha 4 aspetti (diverse configurazioni d’attacco e gameplay) sbloccabili e capirete che le possibilità e i presupposti per rigiocare il gioco ben oltre il primo finale disponibile iniziano a farsi succosi.

Ecco una build vincente presa dall’internet e piena di ricchi doni!

Se anche utilizzerete sempre la stessa arma sappiate che i doni degli dei si possono moltiplicare e sommare creando tipologie di attacchi ed effetti sempre diversi. Preferite lasciare una scia che indebolisce i nemici ad ogni vostro scatto (grazie a Venere) o fare danno nel tempo a causa del potere del vino e di Dioniso? Che ne pensate di respingere come un’onda i nemici (grazie al potere di Poseidone) e poi scagliargli contro un fulmine ad ogni salto (gentile concessione di Zeus)? Che ne pensate del fatto che questi poteri hanno varie rarità e che potete trovare anche delle combinazioni di poteri dette “duali” che sommeranno le capacità di due divinità differenti?

Ma a me non piacciono i roguelike perché sono troppo difficili!

Non ti piacciono i rogue-like perché quando muori perdi tutto?

Ragazzo, ti ho detto che questo è un roguelite, quindi non farti intimidire; se spendi le risorse prima o poi riuscirai a vincere!

Alla fine di una run, tra lo scherno di Ade e i muscoli ancora contratti nello sforzo, passerete per la vostra cameretta e potrete riflettervi nello specchio di Nyx. Questo vi permetterà di spendere i materiali guadagnati per upgradare alcune caratteristiche di Zagreus, tra cui, ad esempio, la salute di base e la quantità di resurrezioni che potrete effettuare. Inoltre, sarà sbloccabile tutta una seconda schermata di poteri analoghi che vi permetteranno nuovi e più strategici approcci alle run: potrete settare tutti i potenziamenti per tentare di finire il gioco, oppure potrete decidere di lanciarvi in una run di farming di ulteriori materiali che potrà farvi diventare più forti, prima dell’assalto finale al re degli inferi.

Si può amare tridimensionalmente un disegno in due dimensioni?

L’altra cosa che vi farà innamorare di Hades è l’art direction.

Oh, quanto vorrei che la mia vita fosse disegnata da Jen Zee (https://twitter.com/0jenzee0): se avete avuto il piacere di giocare a Bastion o Transistor o perfino Pyre saprete di cosa sto parlando. Tutte le divinità di gioco sembrano uscite da una fantastica graphic novel e sono tutte stilosissime e sexy nel design, fungendo da perfetto contrappunto all’idea di perfezione olimpica a cui la storia dell’arte ci ha abituato. La cosa interessante è che questo concetto di perfezione e bellezza è declinato secondo costumi e trucchi molto moderni, rendendo il tutto accattivante e decisamente adatto ad un videogame: come non citare al riguardo il face-painting di Ares o l’effetto tutina anni ’80 delle vesti di Megaera. Si può sicuramente discutere sul gusto, ma non sull’efficacia di quello che Jen Zee ha realizzato per quest’opera.

Perché su Switch potrebbe essere meglio che su PC?

Perché è il gioco dell’anno su Switch? Perché a livello di performance gira a 1080p in docked e 720p in hanheld a 60 fps tranne qualche drop minimale che non ha mai, e dico mai, influenzato in modo negativo l’andamento di una run (a differenza di molti titoli che approdano sulla nostra ibrida). Certo non saranno i full 4K del PC, ma Hades è dannamente bello da vedere e non perde la caratteristica fondamentale del suo gameplay: la fluidità durante le sessioni più concitate del gioco. Ok, compratelo sia su Pc che su Switch se potete, tanto sta per arrivare il cross-save!

Che bell’appartamentino vista lava che hai, Euridice.

A Hades potete “spicciare” casa…potete anche pescare e poi ci sono i companion!

Non si può negare che Hades abbia fatto più del semplice compito a casa, quando scopriamo che esiste un Appaltatore a cui possiamo chiedere di realizzare dei progetti di rinnovo della dimora, alcuni dei quali si traducono in migliorie estetiche (togliere i peli lasciati da Cerbero, cambiare il colore dei drappeggi) mentre altri impatteranno il gameplay permettendovi di aggiungere alla generazione randomica delle stanze alcune zone in cui potrete ristorarvi, oppure di aumentare la presenza di anfore piene d’oro all’interno delle varie schermate di gioco.

Cos’altro vorreste fare nell’Ade, oltre alla pesca e alla ristrutturazione della vostra dimora?

Si può anche pescare. Si, solo se Poseidone vi farà dono della sua canna da pesca! Ciò rappresenta l’ennesima meccanica che vi permetterà di accumulare risorse per migliorare le vostre caratteristiche alla fine di una run, barattando il pesce con gemme, chiavi ctonie o frammenti d’ombra.

Il titolo potrebbe sembrare molto corto dato che la sua proceduralità si sviluppa solo per quattro zone, ma sappiate che ci vorranno circa dieci run completate per vedere il vero finale del gioco. Inoltre, dopo aver ucciso Ade per la prima volta sbloccherete dei modificatori che vi permetteranno di incrementare la difficoltà dei tentativi successivi in cambio di ricompense ancora maggiori.

Personalmente ritengo che il gioco si presti a future espansioni che ne amplino i contenuti con nuovi boss, nuove divinità, nuovi poteri e nuove armi o livelli, proprio per via di come è stato concepito per aggiunte successive. Se queste fossero anche a pagamento, vista la qualità generale del prodotto, sarei ben felice di elargire i miei sudati denari per una fettina in più di paradiso…ehm, volevo dire inferno.

Svegliatevi dal sonno videogiocatori, ed iniziate questa nuova partita!

Finalmente una foto in azione, ma la storia è il vero plus del gioco!

Quando un’opera riesce a portare una caratteristica innovativa come la coerenza data dall’impianto narrativo in un genere come quello dei roguelike-roguelite (che proprio per il suo continuo ciclo di morte e rinascita si presta difficilmente ad una narrazione sequenziale e intrecciata in modo sensato), molte teste si dovrebbero voltare.

Con Hades, Supergiant ha guardato in faccia tutto il genere e ha detto “si può fare”. Da adesso in poi tutti gli altri roguelite e roguelike dovranno misurarsi con questo gigante che rimane il mio gioco del 2020 (non per tacer di Hollow Knight: Silksong e senza ignorare l’ottimo Ori and The Will of the Wisps). Un titolo che apporta questo tipo di novità strutturali riuscendo a fare anche tutto il resto (dall’ottimo gameplay al comparto tecnico fluido anche su Nintendo Switch) e che come i veri campioni olimpici ha enunciato quello che voleva fare, riuscendoci con le risorse di uno studio indie, merita un posto alto almeno quanto alcuni giochi first party di quest’anno (Animal Crossing anyone?) o giochi potenzialmente candidati come esclusive per altre console (The Last of Us 2, ma citatene pure uno a caso voi). Un gioco che fa fare un passo in avanti al genere, merita che molti altri facciano un passo indietro, per far posto nell’olimpo del 2020 a Zagreus e soci.

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