Ben vengano i nuovi brand dal Sol Levante!
Fossil Fighters: Frontier, terzo capitolo di una saga nata su Nintendo DS, è un nome sconosciuto alla quasi totalità di gamers occidentali, non avendo mai varcato i lidi giapponesi. Oggi, grazie a Nintendo, arriva finalmente in Europa una saga di rpg che nel corso degli anni ha evoluto le sue meccaniche traendo ispirazione da brand come Pokémon e Digimon e che punta a conquistare il cuore dei giocatori, in particolare i più giovani, da sempre attratti dal fascino titanico dei dinosauri. Chi, da piccolo non ha mai sognato di possedere un T-Rex o un Brachiosauro? Come Spielberg anni fa, ora tocca agli sviluppatori di Red Entertainment e Spike Chunsoft provare a realizzare i nostri sogni…

Il primo impatto col titolo è spiazzante. Il filmato introduttivo cantato richiama alla mente le sigle italiane dei cartoni animati anni ’80. Le peggiori sigle, quelle a dir poco trash.
Ma ci sono i dinosauri, e i dinosauri invogliano a proseguire! Poco dopo aver saltato il filmato, vestiremo i panni di un giovane cadetto dai capelli rossi appena assunto in un parco che si occupa della conservazione e della salvaguardia dei vivosauri.
I vivosauri sono, come il nome stesso suggerisce, evoluzioni dirette dei dinosauri, caratterizzate da molteplici bizzarre forme e da colori sgargianti, simili a quelli dei veicoli del primo Fast and Furious.
Le creature vengono rigenerate da fossili sparsi nelle varie aree del mondo e dopo essere tornate in vita, lotteranno al nostro fianco in arene apposite oppure contro vivosauri selvatici. Per muoverci liberamente nelle mappe di gioco alla ricerca dei fossili, avremo a disposizione un fuoristrada in grado di fungere da mezzo anfibio e personalizzabile con potenziamenti per migliorarne le prestazioni nelle vasi avanzate del gioco.
Essenzialmente, il gameplay si divide in una fase esplorativa/di raccolta fossili nelle aree paleontologiche e nella visita delle basi diffuse in tutto il mondo che comprende anche combattimenti in tornei nelle arene contro i più svariati vivosauri.

Per ottenere un vivosauro bisogna riportarlo in vita e per farlo, occorre trovare almeno un reperto fossile del suo corpo: esplorando con il fuoristrada troveremo dei fossili nelle rocce, pronti ad essere estratti con un minigioco che richiama alla mente i dungeon sotterranei di Pokémon Diamante & Perla. Grazie all’ausilio di un martello e un piccone potremo estrarli, facendo attenzione a non danneggiarli. Ogni pezzo diverso (otto per ogni vivosauro) aggiungerà una mossa utilizzabile in combattimento al mostro, oltre a fargli guadagnare punti esperienza.

La meccanica dei combattimenti è piuttosto semplice e si basa su quattro tipi di attacchi elementali (aria-terra-acqua-fuoco), connessi tra di loro tramite un rapporto di debolezza e resistenza. Ogni attacco inoltre, cambierà la posizione del vivosauro che si posizionerà di spalle, di fianco, in alto o in basso, esponendosi di conseguenza ad attacchi mirati. Purtroppo, il sistema di combattimento, alla prova dei fatti, risulta più semplice di quanto sembrerebbe. Il livello di difficoltà è piuttosto sbilanciato, alternando battaglie difficili ad altre molto semplici e richiedendo sessioni di grinding, per altro abbastanza ripetitive, sin dalle prime fasi di gioco, salvo affidarsi alla modalità di combattimento automatica, in cui il computer sceglierà per noi le mosse migliori e, neanche a dirlo, avrà vita facile sulla maggior parte degli avversari.
Nelle fasi iniziali inoltre, dinosauri con lo scheletro incompleto risulteranno spesso inutili e per provare a vincere una battaglia ci si limiterà a schierare un vivosauro dall’elemento opposto all’avversario e attaccare a più non posso, senza una reale strategia di combattimento.

Il fuoristrada come detto è personalizzabile e potenziabile, ma non vi è un reale incremento delle prestazioni e un cambiamento durante le esplorazioni .
Le città sono ben realizzate, differenziate tra di loro ma purtroppo si perdono nella generale piattezza visiva che caratterizza le aree esplorative e il character design. Per quanto differenti tra di loro, i nostri comprimari risultano eccessivamente stereotipati e quindi abbastanza scontati caratterialmente e nei comportamenti. Se i protagonisti risultano poco originali e ispirati, va peggio agli NPC di contorno, piuttosto banali e poco curati.
Degni di nota i modelli poligonali dei dinosauri invece: moltissimi da collezionare, vari, molto ben caratterizzati tra di loro ed è una piacevole sorpresa trovare all’interno del titolo anche… dinosauri, col loro classico aspetto. A differenza di Pokémon, va detto, durante le battaglie c’è un reale contatto tra i modelli poligonali. Prendi esempio Game Freak!

Nell’ottica di un titolo pensato per i più piccoli, Fossil Fighters: Frontier risulta abbastanza convincente ed è sicuramente un titolo apprezzabile, tenendo ben presente che il livello di difficoltà tende ad alzarsi spesso e senza mai mettere in guardia il giocatore, rischiando di risultare frustrante.
Per tutti gli altri, un titolo semplice, dal buon potenziale in ottica di eventuali seguiti. Da prendere in considerazione solo avendo già spolpato tutta la libreria rpg del Nintendo 3DS che, ormai, possiede diversi titoli di ben altra caratura.