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Devo parlarvi di Cadence of Hyrule

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Cadence of Hyrule è un titolo che merita di venir giocato, sia per la sua grande qualità sia per premiare l’ottimo lavoro degli sviluppatori.

Cadence of Hyrule è un titolo che merita di venir giocato, sia per la sua grande qualità sia per premiare l’ottimo lavoro degli sviluppatori.

Ottobre 28, 2020

Come farsi rubare il cuore da un RPG a ritmo di musica

Mi piace quando una software house di piccole dimensioni si impegna sul proprio gioco fino al punto di renderlo un must. Nel mercato indie abbiamo assistito alla nascita di tantissime perle videoludiche, da giochi come Bastion e Transistor a cura dei ragazzi di Supergiant fino a Hollow Knight di Team Cherry, dalla serie SteamWorld di Image & Form Games fino all’italianissimo Remothered, serie horror a cura dei ragazzi di Stormind Games.

Adoro il fiume di idee che spesso nascono proprio da questi titoli, sulla carta “minori” ma spesso in grado di crearsi un seguito di fan decisamente enorme. E proprio per questo voglio parlarvi di Cadence of Hyrule, un titolo spin-off di ben due serie differenti e completamente diverse tra loro, che eppure si sono incrociate e hanno dato vita a un gioco divertente e variegato.

Una volta era un dungeon, ora un beat

The Legend of Zelda è, senza alcuna ombra di dubbio, una delle saghe videoludiche più importanti di sempre. Tantissimi giochi sviluppati dal suo lancio sul mercato a oggi hanno preso a piene mani dalle meccaniche introdotte dal primo Zelda, e ancora oggi le nuove iterazioni della serie fanno scuola a tantissimi sviluppatori.

L’inizio della leggenda

Dall’altra parte, Crypt of the Necrodancer è un piccolo gioco indie, il cui gameplay fonde le meccaniche tipiche dei dungeon crawler con quelle viste nei più classici rhythm game. Riuscire a spostarsi a tempo di musica è fondamentale, pena perdere un movimento e rischiare di venir colpiti dai nemici che inevitabilmente si faranno via via più forti e minacciosi.

Ebbene, sappiamo tutti quanto Nintendo tenga alle sue IP, quanto le difenda a spada tratta persino rimuovendo progetti fanmade da internet (nel caso in cui vengano utilizzati asset originali e/o a scopo di lucro) ed è per questo che l’annuncio di Cadence of Hyrule lasciò tutti enormemente sorpresi,. L’azienda giapponese aveva appena affidato una delle sue storiche IP a una software house indie che fino ad allora aveva prodotto un unico gioco, per quanto di buon successo.

Potete recuperare questa perla anche su Nintendo Switch

E a me colpì molto, la trovai una mossa molto coraggiosa sia da parte di Nintendo, la quale dava in pasto un gioco come Zelda a una software house minore, sia da parte di Brace Yourself Games, la quale ha saputo creare una via di mezzo tra le due IP senza snaturare nessuna delle due.

Ed è così che è nato Cadence of Hyrule, ed è così che siamo passati dai dungeon ai beat.

Salta Principessa, salta

In un rhythm game, il ritmo (come da nome per il genere) è tutto. E così è anche su Cadence of Hyrule. Questo originale spin-off ci porterà a compiere un viaggio tutto nuovo nelle terre di Hyrule, accompagnati da tantissime musiche originali della serie di The Legend of Zelda modificate per l’occasione e perfettamente inserite nel relativo contesto.

Saltare a ritmo di musica diventerà ben presto una necessità se vorremo proseguire con agio nelle varie schermate che compongono la mappa, nonché tra i vari dungeon che troveremo sparsi qua e la. E anche l’uso di determinati oggetti ed equipaggiamenti sarà presto fondamentale, esattamente come nella serie principale.

É tempo di una nuova avventura Link

Ciò che affascina di più, però, è come tutto ciò sia stato ben amalgamato senza snaturare nulla. Esplorare un dungeon a suon di musica, eliminare i nemici che troveremo sulla nostra strada e poi ottenere finalmente la nostra ricompensa, è un meccanismo assolutamente divertente e ben riuscito.

Ed è ben riuscito persino il modo in cui hanno unito due stili grafici apparentemente differenti ma in realtà simili in alcuni titoli. In Cadence of Hyrule vestiremo i panni di Link o Zelda, ma essi non sono esattamente i classici personaggi della serie ma anzi, sono stati ridisegnati proprio per ricalcare lo stile del gioco e così è avvenuto anche per tutto il resto, a partire dalle palette dei colori del mondo di gioco fino ai nemici.

In due è ancora meglio

Il gameplay, inoltre, è molto simile a quello visto già su Crypt of the Necrodancer. Seguendo il beat della musica, dovremo muoverci di casella in casella per avvicinarci o allontanarci dai nemici in modo da poter liberare l’intera schermata e raccogliere così oggetti ed equipaggiamenti utili alla continuazione dell’avventura.

Man mano che andremo avanti metteremo le mani su oggetti sempre più interessanti e differenti tra loro; non mancheranno armi con danni ed effetti vari, anelli in grado di proteggerci dai danni o di infliggerne di extra, pale per scavare, torce per bruciare piante e arbusti vari e tanti altri.

Musica per le mie orecchie

Chi ci segue, e in particolar modo chi ha letto i miei svariati pezzi, sa quanto io tenga alla colonna sonora dei giochi. Sono una parte per me fondamentale dell’esperienza videoludica complessiva, e potrebbe tranquillamente reggere in piedi da sola un’intero videogioco se ben sfruttata (pensiamo a GRIS, in cui il gameplay è quasi inesistente ma l’incredibile forza della colonna sonora racconta una storia incredibile).

E in Cadence of Hyrule la musica è costantemente al centro dell’attenzione. Grazie a essa sapremo quando muoverci e a che velocità, capiremo la gravità della situazione che cui troveremo difronte semplicemente tendendo l’orecchio e ascoltandone il ritmo e l’intensità, e finirà che non dovremo più nemmeno guardare l’indicatore posto nella parte bassa dello schermo per poter completare la mappa di gioco.

Danny Baranowsky ha fatto un lavoro semplicemente sensazionale con la colonna sonora. Partendo dalla base delle classiche tracce di The Legend of Zelda, Baranowsky è riuscito a rendere la musica più moderna e ritmata, con un tocco di elettronica estremamente piacevole in alcune tracce, più jazzata in altre, ma mai noiosa.

Al suo lavoro si unisce la superba voce di Adriana Figueroa, la quale accompagna alcune tracce come “Main Menu (Lullaby Version)” in modo semplicemente divino. E, per chiudere il ciclo, alla chitarra troviamo l’eccezionale Jules Conroy a completare un quadro di prima qualità sulla soundtrack.

In portatile è fantastico

C’è un’altro motivo per cui mi sono innamorato di Cadence of Hyrule, ed è strettamente legato alla piattaforma su cui è possibile giocarlo. Malgrado un rhythm game dia il meglio di sé con un controller in mano e un TV bello grande davanti al proprio naso, la natura strettamente RPG di Cadence of Hyrule lo rende un titolo perfetto da giocare anche in modalità portatile.

Il titolo Brace Yourself Games è una vera gioia per gli occhi, e non solo in modalità docked, ma anche in modalità portatile dove l’ampio schermo di Nintendo Switch permette di giocare senza perdere alcun dettaglio di ciò che avviene nel gioco.

In portabilità da il meglio di sé

Inoltre la costruzione stessa della mappa di gioco rende il titolo perfetto per una partita mordi e fuggi, magari mentre stiamo prendendo un treno per andare all’università o al lavoro, o mentre siamo al bar e dobbiamo attendere per un appuntamento.

Avviare il gioco, completare due o tre riquadri e poi bloccare nuovamente la console è un’operazione veloce e poco invasiva, la quale rende Cadence of Hyrule un ottimo compagno in quei momenti vuoti della vostra giornata. E così è per me, che ho poco tempo libero da dedicare al gaming ma riesco comunque a ritagliarmi un piccolo spazio tra un lavoro e l’altro per assaporare un po’ di ritmo zeldiano (se così possiamo dire) grazie al fattore portabilità.

Ecco perché ho voluto parlarvi di Cadence of Hyrule, ecco perché voglio premiare il coraggio di una piccola software house che si è fatta carico di un compito arduo come quello di gestire un’IP Nintendo ed è riuscita a uscirne vincitrice. La qualità dev’essere riconosciuta, e i ragazzi di Brace Yourself Games hanno dimostrato di averne tanta, ancora una volta.

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