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Spellbreak – Una magica recensione

Game

Magia, elementi e ragequit. Scherzo… forse. Spellbreak prosegue il fortunato e ormai consolidato filone dei Battle Royale, che da PUBG fino ad Hyperscape passando per il forse troppo citato Fortnite rappresentano il genere più in […]

Magia, elementi e ragequit. Scherzo… forse. Spellbreak prosegue il fortunato e ormai consolidato filone dei Battle Royale, che da PUBG fino ad Hyperscape passando per il forse troppo citato Fortnite rappresentano il genere più in […]

Nintendo Switch
Settembre 14, 2020
Genere
Battle Royale
Lingua
Italiano
Multiplayer
1-42 giocatori

Magia, elementi e ragequit.

Scherzo… forse. Spellbreak prosegue il fortunato e ormai consolidato filone dei Battle Royale, che da PUBG fino ad Hyperscape passando per il forse troppo citato Fortnite rappresentano il genere più in voga tra le Software House che vogliono dire la propria sulla moda del momento. Nintendo, a quanto un Tetris Battle Roy… oh.

Come ogni Battle Royale che si rispetti, Spellbreak butta nella mischia un certo numero di soggetti che per qualche arcano motivo hanno voglia di picchiarsi, anzi, lanciarsi magie in faccia. La differenza principale con la concorrenza infatti è che si impersona un mago (o una maga) col potere di controllare una miriade di magie elementali di vario tipo e potenza.

Le partite si svolgono come consueto per il genere: dopo aver scelto la modalità (solo, duo o squad) si viene catapultati su un’isola deserta, colma di medievaleggianti castelli in rovina, si cerca dell’equipaggiamento e via nella mischia. Una differenza importante è il fatto di poter scegliere, prima di ogni match, la classe del proprio mago, un modo come un altro per decidere con che equipaggiamento partire in battaglia, per dare un minimo di personalizzazione al proprio stile di gioco.

Ogni classe è legata ad uno specifico elemento:

  • Alchimista: Veleno
  • Cavalcavento: Vento
  • Folgore: Tuono
  • Geomante: Terra
  • Piromante: Fuoco
  • Sanguefreddo: Ghiaccio

Le magie possono essere lanciate mediante dei “guanti”, le armi di Spellbreak, che permettono un attacco base (veloce, poco potente e spammabile ma dal danno ridotto) ed uno avanzato (potente, in genere ad area ma con un certo tempo di ricarica dopo l’utilizzo). 

In puro stile MMO i vari guanti hanno un valore di rarità con relativo colore (bianco, verde, blu, arancione), man mano più potenti.

Combinare le magie permette di ottenere effetti particolari, come un tornado infuocato o una tempesta di ghiaccio e fulmini, ed è divertente sperimentare le varie accoppiate per capire quali siano le più efficaci.

Il nostro fido mago, da buon esperto di arti arcane, ha innata la possibilità di librarsi in aria per brevi periodi e può equipaggiare una Runa, che dona un potere particolare a seconda del tipo: si va da uno “sprint” aereo ad un super-salto, al teletrasporto, all’invisibilità. Tutte abilità che tornano utili per salvare la pellaccia o chiudere la distanza con l’obiettivo.

Ultimo asso nella manica a disposizione del giocatore: una miriade di abilità passive, chiamate Talenti, da sbloccare man mano che si gioca, con un massimo di 3 attive in battaglia. Elemento carino (e di derivazione MOBA) è il fatto che partano sempre al livello 1 ad inizio partita,venendo migliorate attraverso delle specifiche pergamene disseminate sul campo di battaglia o lasciate cadere dai nemici sconfitti. Inoltre, i Talenti più potenti presentano dei malus che non li rendono mai nettamente superiori ad altri, in modo da mantenere un bilanciamento generale ed incentivare uno stile di gioco personale.

La profondità non manca, ed i combattimenti sono sì più lenti rispetto al classico BR con armi da fuoco ma anche molto più caotici, visivamente, a causa di incantesimi che possono arrivare ad occupare gran parte dello schermo. La visuale in terza persona aiuta in questo, ma capitano momenti in cui la lettura di quel che succede è difficoltosa. Problematica sicuramente mitigata con l’esperienza, ma che può inizialmente confondere.

Lato difese il nostro mago possiede una certa quantità di scudo non auto-rigenerante oltre alla classica barra della vita, entrambi ricaricabili con appositi oggetti, e ho trovato il grado di “sopportazione” dei colpi piuttosto alto rispetto alla media del genere, è quasi impossibile venire uccisi da un singolo colpo se si è a vita e scudo pieni, come può invece capitare altrove (per la gioia dei cecchini, solitamente). I combattimenti diventano così dei balletti tra maghi dove diventa fondamentale il posizionamento e la capacità di anticipare le mosse dell’avversario per assestare i colpi più potenti. Non esiste infatti arma hitscan in Spellbreak, ogni attacco simil-proiettile impiega un certo tempo per raggiungere l’obiettivo e durante il tragitto disegna un arco di cui bisogna tenere conto se si vuole mandare a segno i colpi.

Tutto questo è coadiuvato da un sistema di progressione del personaggio/giocatore che non ha particolari novità rispetto alla media del genere, ma è solido ed aiuta anche a migliorare direttamente il personaggio. C’è infatti un grado di maestria per ogni classe, che permette di sbloccare man mano più Talenti da selezionare in battaglia, oltre ovviamente ad elementi cosmetici.

Questi ultimi sono acquistabili anche attraverso microtransazioni, che non ho trovato particolarmente invasive e riguardano unicamente oggetti estetici.

L’unica mappa di gioco al momento disponibile, Hollow Lands, è un amalgama di più tipologie di terreno, come da tradizione per il genere, e presenta prati sterminati costellati da castelli in rovina, zone desertiche e foreste. La varietà lascia un po’ a desiderare al momento, ma sono già in programma diversi aggiornamenti.

Spellbreak ha un sistema unificato di account, il che significa che posso giocarlo su Switch per poi passare su PC mantenendo tutto ciò che ho sbloccato. È inoltre presente il cross-play, cosa che aiuta a popolare velocemente le lobby ed entrare in battaglia in pochissimo tempo, in genere in pochi secondi.

Graficamente Spellbreak è molto pulito e piacevole, con uno stile cartoonesco e colori accesi che ben si sposano col mondo fantasy rappresentato. Come detto qualche paragrafo fa a volte gli incantesimi tendono a creare un caos di difficile lettura, soprattutto se sono coinvolti più di 2 maghi contemporaneamente, e questo è l’unico vero difetto che ho trovato. 

Tecnicamente parlando, su Nintendo Switch il gioco si presenta di buona fattura, aiutato dallo stile grafico poco “impegnativo”, con texture sufficientemente dettagliate e draw distance adeguata per un titolo dove i combattimenti sono quasi sempre affrontati da media/breve distanza. Il framerate si attesta sui 30fps, con cali fino a 25 nelle situazioni più caotiche, sia in modalità TV (dove gira ad un rispettabile 900p) che in portatile (720p). Ciò non crea particolari problemi al gameplay ma l’esperienza non è mai perfettamente fluida.

In definitiva, Spellbreak è un degno esponente del genere Battle Royale che riesce a distinguersi abbastanza dalla concorrenza da meritare una chance, soprattutto se si vuole sperimentare un cambio di atmosfera e ritmo di gioco che dona freschezza ad un genere ormai blasonato.

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10
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Godibile variante sul tema Battle Royale, con ritmo più lento, tanta magia e colori sgargianti
Prestazioni non sempre soddisfacenti, varietà dell'unica mappa di gioco non entusiasmante

MODUS OPERANDI

Giocato su Nintendo Switch per circa una ventina di ore totali

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