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Streets of Rage 4 – una furiosa Recensione

Game

C’era un tempo in cui ci si divertiva con poco: correre sui prati, partecipare a corse immaginarie con le automobiline o picchiare malviventi con una spranga di ferro sui denti, il solito insomma. Era il […]

C’era un tempo in cui ci si divertiva con poco: correre sui prati, partecipare a corse immaginarie con le automobiline o picchiare malviventi con una spranga di ferro sui denti, il solito insomma. Era il […]

Maggio 6, 2020
Genere
Picchiaduro a scorrimento
Lingua
Italiano, Inglese, Francese, Spagnolo
Multiplayer
1-4 giocatori (locale), 2 giocatori (online)

C’era un tempo in cui ci si divertiva con poco: correre sui prati, partecipare a corse immaginarie con le automobiline o picchiare malviventi con una spranga di ferro sui denti, il solito insomma. Era il tempo di sale giochi, cabinati variopinti, titoli dal gameplay tanto semplice quanto difficile da padroneggiare. Soprattutto se il giocatore di fianco a te ti prendeva a gomitate tutto il tempo. Gameplay collaborativo un fico secco.

Epoca d’oro dei beat’em up a scorrimento, il periodo tra anni ’80 e ’90 ha visto nascere i più grandi capolavori del genere, da quello che viene considerato il capostipite del genere – tale Double Dragon di Technos Japan Corporation / Taito – passando da svariati titoli di case come Capcom, SNK… e Sega, che dopo il successo di Golden Axe non poteva certo restare a guardare.

Batti il ferro finché è caldo

Cosa fare dunque per rispondere ad un certo Final Fight, sconosciuto titolo SNES-only che pareva essere IL gioco da avere a tutti i costi? Rimboccarsi le maniche ed allenare un degno avversario, naturalmente. Nasce così Streets of Rage (Bare Knuckle in Giappone), picchiaduro a scorrimento pensato per riproporre a casa l’esperienza da sala giochi, compreso il multiplayer a due giocatori, cosa che ahimè Final Fight non poteva vantare.

Siamo nel 1991: titolo ancora embrionale, SoR godeva di un buon gameplay, discreta lunghezza ma soprattutto di un’atmosfera tutta sua fatta di neon accecanti, metropoli notturne e un’accompagnamento musicale trascinante, ritmico, con influenze techno ed elettroniche senza precedenti. Merito del compositore – Yuzo Koshiro – che utilizzò il leggendario Yamaha YM2612 del Sega Megadrive come nessun’altro prima. Il mood è quello dei film action dell’epoca misto a quella voglia di divertimento spensierato tipica del genere. Protagonisti tre poliziotti in borghese – Axel Stone, Blaze Fielding e Adam Hunter – che, a suon di cazzotti, tentano di sconfiggere la criminalità organizzata della città, capitanata dall’enigmatico Mr. X.

Ottima partenza, ma si può fare di più.

1992: esce Streets of Rage 2, considerato il migliore della saga dal sottoscritto e buona parte degli appassionati. Se il primo capitolo non riuscì a detronizzare l’avversario marchiato Capcom, col secondo avviene il sorpasso. Ogni singolo aspetto viene migliorato ed esteso: sprite più grandi e dettagliati, maggiore fluidità, gameplay perfezionato. Motohiro Kawashima affianca Koshiro nella creazione di una delle colonne sonore più memorabili di sempre, arrivando negli anni successivi a tenere svariati concerti in club di tutto il mondo – anche in tempi recenti – con le sole tracce della serie mixate ad arte.

Serie che dopo questo capitolo entra ufficialmente nella storia del videogioco.

1994: Streets of Rage 3, infine, è un more of the same con qualche gradita novità lato gameplay, alcune buone idee ed una colonna sonora… non esattamente in linea con i predecessori: troppo sperimentale e caotica. Risultando un po’ stantìo per la mancanza di vere novità, non convince appieno l’utenza e segna così la fine della serie, o almeno questo è ciò che si pensava…

2018… I’ll never forget it.

A 26 anni dall’ultimo capitolo ufficiale, pochi avrebbero potuto prevedere ciò che accadde ad Agosto 2018, quando un trailer annunciò ufficialmente il ritorno della saga – per di più sviluppato da un team esterno a Sega, il francese Lizardcube – usando un motore creato da Guard Crush Games.

Dopo l’iniziale entusiasmo, i fan si sono chiesti se il nuovo arrivato potesse veramente rendere giustizia ai fasti della saga. Vediamo di scoprirlo.

Ambientato 10 anni dopo gli avvenimenti del terzo capitolo, Streets of Rage 4 combina vecchie conoscenze e volti nuovi, come da tradizione per la saga, mantenendo una certa varietà negli stili di combattimento: un’insolito Axel barbuto è il personaggio intermedio e buono un po’ per tutto, la sempre splendida Blaze è più rapida e tecnica, mentre tra le new entry abbiamo Cherry Hunter, la più veloce ed acrobatica, e Floyd Iraia, carro armato del gruppo, lento ma devastante.

Il primo impatto è al tempo stesso familiare ed inedito. Lo stile occidentale può stordire per una saga in origine giapponese, ma la qualità estetica è fuori discussione, soprattutto per quanto riguarda le animazioni. Scelta saggia è stata quella di mantenerle disegnate a mano fotogramma per fotogramma, senza interpolazioni che sanno di “giochino da cellulare”. Personaggi e sfondi si fondono alla perfezione, sempre definiti e colorati, e piccole animazioni impreziosiscono ogni ambientazione.

Il sistema di illuminazione dinamico dona rotondità agli sprite bidimensionali con luci, riflessi ed ombre sempre coerenti con l’ambientazione ed in continua mutazione in base alla posizione del personaggio sullo schermo.

Il tutto viaggia praticamente sempre a 60 fps fissi, con qualche sporadico calo in determinate ambientazioni o con certi effetti a schermo, nulla che pregiudichi il gameplay.

Ma anche le orecchie vogliono la loro parte (?) e già dall’avvio Streets of Rage 4 investe il giocatore con quell’atmosfera tipicamente anni ’90 che si pensava perduta ed invece eccola lì, a reclamare la propria esistenza a suon di dance beats e sintetizzatori. La colonna sonora riesce nell’impresa di non sfigurare a fianco degli illustri antenati, sia omaggiandoli che sottolineando la propria identità, in un mix di vecchio e nuovo con influenze dubstep e funky che non risulta mai ripetitivo o fuori luogo. Un cast di musicisti d’eccezione ha accettato di collaborare al progetto, tra cui i due originali compositori della saga Koshiro e Kawashima, più altri nomi noti come Yoko Shimomura (Street Fighter 2, Kingdom Hearts), Keiji Yamagishi (Ninja Gaiden) e Harumi Fujita (Ghosts ‘n Goblins, Strider, Final Fight) coordinati dal compositore principale, Olivier Deriviere.

Ma ora pompate il volume:

https://open.spotify.com/playlist/24aFQ8ePmdM492sFxAEgTM?si=8c6_WUT_TiGg8qRxUpPHnA

Picchia. Forte. Sempre.

Il gameplay vero e proprio, altro grande punto interrogativo sorto all’annuncio del gioco, si dimostra degno della saga a cui appartiene. Unisce elementi conosciuti a novità, mantenendo intatto il feeling della serie. I personaggi si muovono ed eseguono movenze con naturalezza e fluidità, pur rimanendo nettamente diversi tra loro.

Axel ha un set di mosse che gli permettono di cavarsela in ogni situazione, Blaze può lanciare gli avversari dove vuole con rapidità e utilizzare certe armi meglio di tutti, Cherry può danzare per lo schermo e ha dinamiche in aria impareggiabili, Floyd nonostante la lentezza di movimento ha attacchi veloci e dannosissimi e Adam unisce velocità e potenza sopra la media ad un ottima versatilità. Ho detto Adam? Eh sì, per la prima volta dopo SoR1, Adam Hunter è di nuovo della partita – basta sbloccarlo durante la Storia. Alleluja.

Anche se, tecnicamente, sono stati fatti passi indietro rispetto a SoR3 per la mancanza della corsa per tutti i personaggi e della schivata in profondità, non ho trovato ostacoli che non si potessero risolvere con i mezzi a disposizione e la giusta tattica, ma soprattutto tanta, tanta pratica. Il nuovo sistema di combo con tanto di juggle aeree è inedito per la saga ed aggiunge un ulteriore livello di strategia. È un titolo che a difficoltà elevate richiede attenzione continua a tutto ciò che succede su schermo, memorizzazione di pattern ed improvvisazione. Giocarlo come fosse SoR2 o 3 non ne sfrutta le potenzialità e rende la vita artificiosamente più difficile.

Streets of Rage 4 richiama sì il passato ma ha anche la propria identità. L’enfasi è sul corretto posizionamento nello spazio in ogni momento e nel saper prevedere le movenze degli avversari, per anticipare situazioni rischiose. A tale scopo le mosse speciali di ogni personaggio hanno una novità: oltre a rendere temporaneamente invincibili, consumano parte della vita, che può essere recuperata semplicemente colpendo altri nemici senza farsi danneggiare nel frattempo. Una meccanica di rischio/ricompensa che ho apprezzato molto perché promuove la giocata aggressiva, sempre in movimento ma con metodo.

Infine, sono presenti anche le Mosse Stella, bellissime a vedersi e ad utilizzo limitato, che coinvolgono gran parte dello schermo e bloccano qualsiasi attacco in arrivo, utili contro i Boss. Questi ultimi daranno parecchio filo da torcere soprattutto per una particolare versione delle “fasi di invincibilità” già viste in altri titoli: quando un Boss lampeggia in bianco (segno che sta preparando un attacco), non può essere interrotto ma danneggiato sì, se invece lampeggia in rosso si sta preparando ad una presa, bloccabile colpendolo prima di essere afferrati. Meccanica interessante, ma che è a volte eccessiva soprattutto per alcuni nemici regolari che ne godono senza un reale motivo.

Come da tradizione, si affrontano una serie di livelli in successione con relativo Boss finale, inframezzati da brevi (e saltabili) cutscene disegnate a mo’ di fumetto. La modalità Standard permette di salvare e riprendere dall’ultimo livello completato. Arcade è invece la “vecchia scuola”, che richiede di completare tutti i livelli in sequenza, con una quantità limitata di vite, finite le quali è Game Over. Presenti anche la modalità Assalto al Boss, Battaglia (per menarsi allegramente tra amici) e una galleria di artwork. Niente musiche ascoltabili nelle opzioni però, peccato.

La rigiocabilità è in linea con la media del genere, sia perché l’appassionato troverà pane per i propri denti alle difficoltà più alte (compresa la temuta Mania), sia perché è presente un sistema di punteggio con voto finale per ogni livello, con tanto di classifiche mondiali, tanto per stimolare un po’ di sana rivalità da sala giochi. In più, l’intero set di personaggi controllabili in tutti i precedenti capitoli è sbloccabile ed utilizzabile in ogni modalità, in tutto il suo pixelloso splendore. Conservano tutti le mosse del capitolo di provenienza e risultano un’interessante variante oltre che una chicca non da poco per gli appassionati della serie. Non mancano poi Easter Egg in ogni dove da scoprire livello per livello. Sarebbe però stata gradita una campagna con strade alternative da poter percorrere.

Come non parlare quindi del multiplayer? Da che mondo è mondo i picchiaduro a scorrimento sono fatti per essere vissuti in compagnia e a questo giro fino a 4 giocatori possono collaborare in locale (col caos che potete immaginare), oppure 2 online. Dopo qualche partita online posso dire che l’esperienza è sufficiente ma per nulla ottimale. Titoli del genere richiedono tempi di risposta velocissimi e il lag è purtroppo quasi sempre presente, rendendo difficile l’esecuzione delle mosse e la capacità di reagire per tempo ai pericoli. Non consigliato alle difficoltà più alte.

Ritorno in grande stile quindi? Assolutamente sì: Streets of Rage 4 mantiene le aspettative onorando le proprie origini con grande coscienza di cosa le ha rese così apprezzate, un comparto audiovisivo di grande livello e aggiunte qua e là che ne attualizzano l’esperienza. Un titolo per appassionati del genere oltre che della saga, accessibile a chiunque ma con abbastanza profondità da appassionare i più tecnici.

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10
8.5
Titolo d'altri tempi dal gameplay solido, semplice ma profondo. Appaga i sensi e si fa giocare con estremo piacere.
Alcune meccaniche risultano squilibrate, il multiplayer online non è ottimale al momento, campagna fin troppo lineare per un titolo del 2020.

MODUS OPERANDI

Giocato per una trentina di ore ad ogni difficoltà e sbloccando lo sbloccabile, grazie al codice gentilmente fornito dal publisher.

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