L’epoca dei toys-for-life è davvero finita con Starlink:Battle for Atlas?

Non ci sono più le toy story di una volta, o non c’è spazio per i giocattoli?

Non siamo qui a parlare di Starlink: Battle for Atlas in senso generale. Io sono ancora convinto che questo brand di Ubisoft, almeno su Nintendo Switch, possa avere un futuro se collegato ancora alla serie Star Fox. Oggi si parla di tutto il contorno di navicelle, armi e personaggi fisici dei quali, visti i bassi risultati di vendita,  è stato annunciato lo stop alla produzione. Di fatto il supporto al gioco terminerà quindi con il corposo aggiornamento promesso da Ubisoft per aprile nel corso del Nintendo Direct di Febbraio 2019, con tutti gli gadget ad esso collegati svenduti a prezzi irrisori in questi giorni nei negozi.

La debacle degli accessori interattivi ha messo in luce un aspetto forse ancora più profondo rispetto alla non riuscita penetrazione nel mercato di questo prodotto. Questo piccolo tonfo può segnare il possibile punto di termine del fenomeno dei Toys-for-life. Ce ne saranno altri, continueranno ad esistere, ma saranno sempre più di nicchia e sempre meno appetiti. Del resto Starlink: Battle for Atlas si può giocare tranquillamente anche senza navicelle aggiuntive comprando la deluxe edition o provando e riprovando le varie missioni. Che sia arrivato il momento in cui si punta all’essenzialità e al minimalismo dei videogiochi?

Ciao ciao Toy-for-Life

Da giocatore non più giovane posso comunque affermare che il fenomeno dei toys-for-life mi ha addotto. La collezione Amiibo mi prese all’epoca e ammetto che avere qualcosa di fisico e materico tra le mani da collezionare e usare all’occorrenza mi piaceva. Ma le cose sono molto cambiate. In questi ultimi 5 o 6 anni abbiamo assistito all’ascesa (e ad oggi anche il declino) dei giocattoli interattivi. Disney Infinity, Skylanders di Activision, Amiibo di Nintendo, LEGO Dimension. Mostriciattoli assortiti che hanno trovato posto sulle mensole delle nostre librerie per poi finire in qualche disordinato ultimo cassetto fino a tornare spesso per pochi spiccioli nelle mani di chi ce l’aveva venduto. Ora se ne vedono tante di queste statuette o accessori nei cestoni dell’usato dei negozi o venduti a prezzi irrisori sugli scaffali, e Starlink è solo l’esempio più recente.

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Alzi la mano chi ha comprato Starlink fisico soprattutto per l’Arwing.

Il brand Skylanders di Activision è praticamente fermo dal 2016. LEGO Dimensions si è ufficialmente fermato al 2017, morto e sepolto. Dinsey Infinity lo stesso. Perfino gli Amiibo di Nintendo, dopo la spinta propulsiva del periodo Wii U, si sono assestati con una produzione ridotta sia in termini di novità che di peso della compatibilità con i giochi. Con Ubisoft che frena su Starlink: Battle for Atlas la sensazione è che si chiuda un cerchio. L’epoca della connessione tra oggetto/statuetta da collezione e videogioco pare volgere al termine. E non è solo una questione di gusti o di mancanza di qualità, ma ci sono cause più radicate.

Perché non ci piacciono più i toys?

I toys non piacciono più perché siamo diventati grandi? O magari perché i bambini davanti ai videogiochi si vogliono sentire grandi? Credo che sia la contingenza di queste due cose a rendere i toys-for-life fuori mercato oggi. Di sicuro nei giovanissimi si è persa l’innocenza di desiderare i “giocattoli” e pensare ad essi come estensioni di un videogioco. Inoltre non possiamo non ammettere che la spesa per avere tutta la plastica da collezione sullo scaffale più si va avanti con l’età e meno assume fascino, in special modo per il portafoglio.

Resta solo quella frangia ristretta con il piacere del retro-collezionismo alla base di Amiibo, che oramai si vendono più per farne sfoggio che per reale utilizzo. Starlink ha avuto più appeal su Nintendo Switch proprio grazie alla presenza esclusiva in quella versione dell’iconico Fox McLoud e tutta la sua cerchia di personaggi. Il gusto per l’amarcord ha fatto il resto.

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LEGO e videogiochi. Una fusione perfetta? non tanto.

La sensazione è che oggi i giocatori, anche quelli più giovani, si stiano separando da concetto di videogioco anche come gioco e stiano sempre più facendo propria l’idea che sia esclusivamente un prodotto di intrattenimento multimediale. E in questo contesto i toys-for-life e la loro materialità non hanno più spazio, risultano obsoleti, figli di una generazione passata e dedita ai ricordi, che necessita di possedere qualcosa prima che di usarla. E purtroppo, ce ne siamo resi conto già da tempo con altri media che il possesso in senso stretto è stato soppiantato dall’abbonamento.

Starlink sì, anche senza navicelle

Se oggi me lo chiedessero, consiglierei ancora di comprare e giocare Starlink: Battle for Atlas anche senza toys-for-life perché, se le navicelle “fisiche” non hanno futuro, il brand potrebbe avere qualche possibilità di non fermarsi a questo primo capitolo. Almeno è questo che io spero per il bene di Ubisoft, di Nintendo e della serie Starfox. Gli accessori vanno, i brand restano, si spera.