Pokémon: Let’s Go, Pikachu! e Pokémon: Let’s Go, Eevee! – Recensione

    • Sistema Nintendo Switch
    • Genere Rpg
    • Sviluppatore The Pokémon Company
    • Distributore Nintendo
    • Rating PEGI 7
    • Lingua/e Italiano
    • Multiplayer 2 giocatori

Un nuovo inizio, ricominciando da Kanto!

Possiamo definirli i due titoli predestinati, i primi rpg Pokémon in alta definizione e i primi dai tempi di XD su Gamecube ad approdare su console casalinga. Il punto di svolta, di non ritorno, del taglio con il passato.
Pokémon: Let’s Go, Pikachu! e Pokémon: Let’s Go, Eevee! sono l’inizio del nuovo corso, l’antipasto per preparare il terreno alla nuova generazione in arrivo nel 2019. Sono anche i due titoli nella storia del franchise più sperimentali e per questo motivo hanno destato tanta preoccupazione, scetticismo e astio da parte di una schiera di fan e prese di posizione a volte senza un reale motivo.
Tra le colpe maggiori dei due titoli, il fatto di essere “figli” di Pokémon GO, l’app per smartphone che ha riscosso sin da subito un successo incredibile, mitigato col tempo ma forte ancora oggi di decine di milioni di giocatori al giorno.
Non avrebbe avuto senso cercare di non sfruttare il successo di GO, specialmente visto il successo di Nintendo Switch. In passato abbiamo analizzato due punti di vista contrapposti basati sui primi trailer e le prime informazioni, un pensiero positivo e ottimista e uno più realista e critico. E ora finalmente i due giochi sono usciti e con loro, la nuova era è arrivata!

Pokémon: Let’s Go, Pikachu! e pokémon: Let’s Go, Eevee! nascono come remake di Pokémon Giallo e segnano il ritorno della saga a Kanto, nella mai troppo amata regione della prima generazione. Uscito originariamente nel 1998, Pokémon Giallo rappresentava la versione riveduta e corretta di Rosso & Blu e introduceva molte novità, come un Pikachu che seguiva il giocatore lungo tutta l’avventura e l’introduzione di Jesse e James, antagonisti appartenenti al Team Rocket che abbiamo conosciuto nella serie animata. Giallo è tutt’ora uno dei capitoli più amati di sempre e non sorprende che sia stato scelto come base per il nuovo remake della saga. Ad affiancare il topo giallo troviamo Eevee, il volpino peloso dal dna instabile amato da tutti, da sempre.

Pokémon: Let’s Go, Pikachu! e Pokémon: Let’s Go, Eevee! rappresentano il cambiamento più grande visto finora nella saga, i capitoli più sperimentali in assoluto e una vera e propria rottura col passato. E da dove ricominciare se non la, da dove tutto è partito? Bentornati a Kanto, mai troppo amata, mai troppo rimpianta. La prima avventura, le prime pagine della storia di allenatori di molti di noi e anche la Kanto che abbiamo visitato ormai in undici titoli complessivamente, tra capitoli originali e remake. Visivamente, Kanto non è mai stata così bella, la storica regione rivive in un motore grafico in alta definizione che nello stile, ricorda Colosseum e XD.

Il viaggio verso la Lega Pokémon è un tripudio di colori, di attenzione ai dettagli per sorprendere i nuovi giocatori e al tempo stesso evocare nostalgia in chi ha già percorso quella strada. Ogni ciuffo d’erba è al suo posto, ogni personaggio è presente, come se il tempo non fosse mai passato.
Non è sicuramente lo stile grafico che i fan attendevano, non fa cadere la mascella a terra e non rivoluziona ma è lo stile adatto per un’avventura che tecnicamente scorre per la maggior parte fluida e spedita, tranne alcuni cali di frame-rate a Bosco Smeraldo, piccolo tallone d’achille del titolo per la presenza di un gran numero di Pokémon e di effetti ambientali. In modalità portatile purtroppo i cali sono più frequenti ma l’impressione è che si tratti di un’ottimizzazione frettolosa, risolvibile al più presto con una patch.
La parola chiave di Pokémon: Let’s Go, Pikachu! e Let’s Go, Eevee! è semplicità.

E fin qui ci siamo, poteva cominciare diversamente l’avventura?

Sin dalla presentazione, è apparso chiaro che Let’s Go, Pikachu! e Let’s Go, Eevee! fossero titoli mirati ad attirare i giocatori che avevano scoperto la saga grazie a Pokémon GO; un titolo che i genitori potessero giocare insieme ai figli in modo spensierato, senza complicarsi la vita dietro a meccaniche profonde e complesse di gameplay e senza trovarsi di fronte a un un numero a dir poco spiazzante di mostri da catturare. Prima generazione, 153 pokémon in totale di cui due nuovi e sbloccabili solo interagendo con Pokémon GO, forme di Alola e Mega Evoluzioni. Semplicità, leggerezza, un’avventura da vivere senza troppi pensieri sperimentando, introducendo anche numerose novità nel gameplay che speriamo di rivedere in futuro.

In sette generazioni il character design è evoluto progressivamente, fino a raggiungere uno stile maturo e parzialmente realistico, proporzionato. Ma non siamo ad Alola, siamo a Kanto e qui gli abitanti sono rimasti super-deformed, con teste più grandi rispetto al corpo. Uno stile retrò, anacronistico ma perfettamente coerente con il mondo di gioco. La prima cosa che salta all’occhio è la presenza dei pokémon sulla mappa, in qualsiasi momento.
Gli incontri casuali nell’erba non esistono più, i mostri saltano fuori dall’erba e corrono, volano liberamente nelle grotte, nei mari e nei cieli, in ogni momento. Sta a noi decidere se avvicinarci e provare a catturarli o lasciarli stare e ognuno di loro è perfettamente proporzionato rispetto agli umani. Un Onix occuperà buona parte dello schermo, un Rattata sarà poco più grande delle nostre scarpe e anche se ci sono voluti vent’anni, vedere tutti i mostri liberamente sulla mappa è un enorme passo avanti. Non siamo più su un 3DS e la prima generazione di Kanto è solo l’antipasto di quanto ci aspetta in futuro.

L’aura rossa indica un Pokémon di grandi dimensioni e un maggior numero di punti exp

Per giocare a Pokémon: Let’s Go, Pikachu! e Let’s Go, Eevee! servono tre tasti e un joycon, niente di più. L’intera avventura può essere giocata utilizzando lo stick analogico per muovere il protagonista, il pulsante A per interagire e Y per spostarsi nel menù delle opzioni. Una volta avvicinato un Pokémon, abbiamo la possibilità diretta di catturarlo senza prima doverci combattere, in modo molto simile a quanto accade in Pokémon GO. A seconda della difficoltà di cattura, apparirà un cerchio di colore verde, arancione o rosso. Il livello e la forza del Pokèmon ne determinano la difficoltà di cattura più è forte e più il cerchio tenderà al rosso intenso.
Il cerchio si restringe costantemente, più è stretto nel momento in cui la Poké Ball colpisce il mostro e maggiore sarà il moltiplicatore di punteggio, aumentando le chance di cattura. Bene, ottimo ed eccellente sono i tre livelli ottenibili, con l’ultimo esclusivo del cerchio più piccolo. A differenza di Pokémon GO, non è possibile effettuare tiri curvi o muovere liberamente la Poké Ball nello schermo di cattura, il lancio è eseguibile solamente dall’alto verso il basso o da destra verso sinistra e viceversa, utilizzando i sensori di movimento. Davvero un peccato che il sistema di controllo sia poco sfruttato, il lancio della sfera è tutt’altro che preciso e spesso la Ball va in una direzione diversa da quella che vorremmo.

Poco sfruttato anche il touch screen, nella modalità di gioco portatile, utilizzabile solamente per coccolare Eevee o Pikachu nei momenti di svago. Aver giocato Pokémon GO e non poter effettuare tiri curvi in nessun modo è un’occasione sprecata, specialmente con un touch screen a disposizione.
In modalità portatile è possibile controllare il protagonista utilizzando entrambi i joycon e la cattura risulta decisamente più semplice, potendo sfruttare i giroscopi per mirare o lo stick sinistro.
Insieme ai titoli è disponibile inoltre un nuovo accessorio, la Poké Ball Plus, una piccola sfera che ricalca fedelmente la Poké Ball, dotata di uno stick analogico, un pulsante e sensori di movimento.
All’interno della sfera è possibile depositare un Pokémon da portare con noi in ogni momento per fargli guadagnare punti esperienza e raccogliere oggetti trovati lungo il cammino da trasferire successivamente in Let’s Go.
Inoltre, la sfera può essere connessa a Pokémon GO e utilizzata per girare i dischi Pokéstop o catturare Pokémon, sostituendo di fatto il Pokémon GO Plus.

Da quanti anni desideravate cavalcare un Dragonite come Lance? Ora si può

Le lotte con gli allenatori sono presenti e spesso inevitabili: da tradizione, ogni volta che un allenatore fermo lungo la strada ci guarderà, dovremo accettare la sfida, senza poterci tirare indietro. Il gameplay semplificato e figlio di Pokémon GO ha portato a due grossi sacrifici: le abilità dei Pokémon e il poter dare loro strumenti utili nella lotta.
Eliminare due elementi strategici importanti porta a una inevitabile linearità nelle lotte, basate ora solamente su debolezze e resistenze dei Pokémon. Un passo indietro importante, inquadrabile nell’ottica della sperimentalità del titolo ma che speriamo venga ritrattato, magari con l’introduzione delle abilità proprio in Pokémon GO nell’immediato futuro, per cambiare un sistema di combattimento stantio e troppo poco strategico.

A distanza di vent’anni dobbiamo ancora affrontare ogni allenatore che si para sul nostro cammino, senza avere possibilità di scelta, ma lottare aiuta a guadagnare punti esperienza e a rafforzare il team. E invece no.
Catturare Pokémon selvatici permette di guadagnare un numero di punti esperienza maggiore rispetto alle lotte e richiede anche meno tempo per ottenerli, un cambiamento di gameplay importante, voluto ma poco riuscito.
La cattura è una priorità assoluta, viene prima di ogni cosa ma nel complesso dell’avventura, le lotte, ad esclusione degli scontri con i capipalestra, risultano solo un ostacolo da superare, spesso forzato. Catturare lo stesso Pokémon più e più volte consecutivamente è inoltre un buon modo per cercare di catturare i Pokemon cromatici (o shiny), rare varianti dai differenti colori, o puntare a trovarli con IV migliori. Gli IV (inner values) sono valori innati di ogni mostro, definiti alla sua nascita e ne determinano il potenziale massimo in attacco, difesa, attacco speciale, difesa speciale, velocità e punti vita.

Giocare in due richiede coordinazione quando lanciamo le sfere o le sprecheremo

Una novità assoluta sono gli AV, awakened values. In sintesi, con l’utilizzo delle caramelle è possibile migliorare le statistiche dei Pokémon e ottenere un aumento di forza immediato.
In passato, la manipolazione delle statistiche veniva spalmata lungo la crescita del Pokémon e per vedere i risultati bisognava aspettare il raggiungimento del massimo livello. In Let’s Go, Pikachu! & Let’s Go, Eevee! la variazione avviene immediatamente, disponendo di un gran numero di caramelle è possibile rendere molto più forti i propri mostri rispetto al passato, aumentandone le statistiche notevolmente.
Le caramelle si ottengono catturando i Pokémon o liberandoli, sono specifiche per le singole caratteristiche, di differenti dimensioni e rarità, in base alla loro efficacia.
Direttamente da Pokémon GO ritroviamo inoltre le bacche ananas, lampon e banana, utilizzabili sia durante la cattura che durante l’interazione con Pikachu o Eevee.

Capitan Eevee a poppa, ci siamo!

In fondo, loro due sono i veri protagonisti dell’avventura. Pikachu ed Eevee, gli starter che forse non vogliamo ma di cui abbiamo bisogno (e che siamo costretti a scegliere). Curiosi, onnipresenti, rumorosi, interagiscono in modo adorabile durante tutta la storia e creano un legame unico con l’allenatore. Possono essere coccolati ed è possibile dar loro da mangiare bacche per renderli felici.
Il legame con il proprio Pokémon è fondamentale in Let’s Go, Pikachu! & Let’s Go, Eevee!. Un mostro affezionato a noi può schivare attacchi, resistere con un punto ferita, curarsi da solo da status come la paralisi e addirittura utilizzare mosse speciali esclusive. In maniera fedele a quanto visto in Pokémon Giallo, sia Pikachu che Eevee sono molto più forti, a parità di statistiche, dei loro simili selvatici e averli in squadra e utilizzarli spesso semplifica molto il viaggio.
Entrambi possono imparare mosse esclusive con una percentuale certa di infliggere status alterati ai Pokémon avversari.

La possibilità di tagliare ostacoli, teletrasportarsi da una città all’altra o spostarsi nell’acqua è affidata a loro due e a tecniche speciali esclusive a cui solo loro possono avere accesso.
In ogni momento è possibile far uscire un secondo Pokémon del party dalla sfera e portarlo al nostro seguito nell’avventura, alcuni di loro come Arcanine, Charizard o Lapras possono essere cavalcati permettendo di accedere a nuove aree o schivare ostacoli. Tuttavia, volando lungo un percorso non è possibile avventurarsi in mare, così come non è possibile volare sopra una pianta o saltare un muretto.
Le barriere architettoniche anacronistiche di Kanto, in questo caso, si scontrano con le novità del gameplay e dopo aver giocato Sole & Luna, risultano un pochino indigeste.

In due ci si diverte ma tutto diventa troppo facile…

L’avventura può essere affrontata anche in compagnia di un secondo giocatore, evocabile in qualsiasi momento e pilotabile con il secondo joycon. Il secondo allenatore fornisce supporto nella lotta e ci accompagna nell’esplorazione, non interagisce nei filmati della storia e a dopo ogni battaglia torna in scena con un balzo aereo fuori dallo schermo degno del miglior Iron Man.
Giocare in compagnia di un amico, un partner o un genitore è divertente e appagante ma semplifica ulteriormente il gameplay. L’allenatore di supporto può utilizzare i nostri Pokémon e li schiera in campo, trasformando la maggior parte delle lotte in un 2vs1 e risultando in un massacro vero e proprio di pigliamosche, fantallenatori, bulli e pupe. La maggior parte degli allenatori hanno uno o due Pokémon e in rarissimi casi possiedono squadre complete. Il secondo giocatore può partecipare anche alle catture, permettendo il lancio di due sfere contemporaneamente e aumentando le percentuali di cattura.

Senza ricorrere al secondo giocatore, la difficoltà generale dei titoli è buona e un discreto impegno è richiesto specialmente nella seconda parte dell’avventura. Buona anche l’intelligenza artificiale dei nostri avversari, bravi nel cercare di sfruttare a proprio vantaggio debolezze e resistenze dei Pokémon in campo, non potendo in effetti fare molto altro. Il viaggio a Kanto è godibile dall’inizio alla fine e l’avventura non si finisce da sola. Siamo ben lontani dalla difficoltà dei primi titoli, anche a causa del’evoluzione del gameplay ma per fortuna, anche distanti dalla facilità di X&Y.

Povero Squirtle, non vorrei essere nei suoi panni…

Come detto, Pokémon: Let’s Go, Pikachu! & Let’s Go, Eevee! sono figli di Pokémon GO, e tra i due la connessione va decisamente oltre al gameplay simile: a Fucsiapoli, al posto della Zona Safari si trova il GO Park, un resort molto speciale in cui è possibile trasferire i Pokémon da GO a Let’s Go!.
Dal menù di gioco Switch interagisce con lo smartphone tramite bluetooth, è possibile ottenere da GO i primi 150 Pokémon, oltre alle forme Alola, non presenti selvatiche a Kanto.
Il Go Park è diviso in 20 aree, ognuna può ospitare 50 Pokémon per un totale di 1000 complessivi. Una volta nel Go Park, è possibile andare a trovarli e per poterli utilizzare in battaglia è necessario catturarli.
L’idea di avere fin da subito leggendari e Pokémon fortissimi è allettante ma la cattura è tutt’altro che semplice, bisogna guadagnarseli. Inoltre, trasferendo un Pokémon da GO è possibile ottenere sull’applicazione per smartphone una scatola misteriosa che, una volta aperta, consentirà di catturare per mezz’ora numerosi esemplari di Meltan.

La piccola adorabile creatura composta da un bullone e da metallo liquido è il Pokémon numero #808, l’unica nuova ed esclusiva dei due titoli, la prima della nuova generazione. Meltan ha anche un’evoluzione, Melmetal, e per ottenerla è necessario farla evolvere su Pokémon GO e poi trasferirla. Attualmente non esiste nessun altro modo per ottenere il nuovo Pokémon Mitico e poterlo evolvere è una procedura tutt’altro che immediata.
Il box misterioso può essere infatti aperto e inviato una volta a settimana, è possibile mandarlo a un numero illimitato di account ma connettendone uno alla volta.

Il tasto più dolente dell’intero gioco riguarda il comparto online. Con la sesta generazione abbiamo avuto il PSS, un sistema praticamente perfetto con cui potevamo vedere ogni amico connesso in ogni momento, ricevere sfide dagli sconosciuti e trovare facilmente nuovi avversari, il tutto comodamente gestibile dal touch screen del 3DS.
Poi, la discesa verso il baratro. In Sole & Luna il Festiplaza era un deciso passo indietro e complicava non poco la fruibilità dell’online. In Let’s Go, Pikachu! e Let’s Go, Eevee! l’online è, allo stato attuale, semplicemente da dimenticare. Cercare un amico per uno scambio o una lotta a distanza non è possibile, il titolo non permette di accedere alla lista amici, bisogna creare un codice selezionando tre dei Pokémon disponibili e comunicarlo al proprio amico in altri modi. A questo punto bisogna sperare che nessun altro, nel mondo (si, nel mondo) abbia inserito lo stesso codice, non esistendo una divisione tra giocatori per paese o continente.

Scambiare o lottare con un giapponese o un americano piuttosto che col proprio amico è molto più probabile dato che le combinazioni di codici possibili sono 512, per milioni di utenti.
La procedura è simile a quella che viene utilizzata nella creazione di gruppi privati durante i raid di Pokémon GO ma non funziona in modo sensato su scala mondiale e purtroppo casuale.
La speranza è che sia l’infrastruttura sia solamente provvisoria e venga sistemata quanto prima.

Lo so, lo so, anche noi lo siamo…

Aver giocato Pokémon GO e conoscerlo non è indispensabile per vivere l’avventura di Let’s Go, Pikachu! e Let’s Go, Eevee! ma è importante per comprendere al meglio i cambiamenti apportati da The Pokémon Company alla saga.
Ci sono probabilmente due modi per analizzare i titoli, ovvero vederli come nuovi capitoli sperimentali della saga e analizzarli come tali o bollarli come spin-off, come saga parallela. E per l’utenza che li considera tali, hanno davvero senso le critiche a priori lette e sentite in tutti questi mesi? Uno spin-off è un titolo che si discosta dalle meccaniche canoniche di una saga, un titolo libero di spaziare in altri generi e sperimentare. La deriva casual della serie e il livello di difficoltà basso sono problemi che permangono dalla sesta generazione e i due Let’s Go si dimostrano impegnativi e divertenti dall’inizio alla fine. Non chiedono nient’altro che una chance e di giocarli in modo spensierato, allo stesso modo in cui abbiamo giocato Giallo quando eravamo piccoli.
Considerarli due spin-off è impreciso e sbagliato, sono remake di Pokémon Giallo che da una parte rivoluzionano la serie apportando grandi novità e cambiamenti desiderati da tanto tempo e dall’altra parte rimangono ancorati al gameplay visto vent’anni fa, non tenendo volutamente conto di come la serie sia evoluta in vent’anni.
Ma sono titoli curati, creati con amore e rispetto per la serie e la sua storia e l’unico modo per capirlo è giocarli, senza bisogno di catalogazioni per accettare un’avventura da giocare in modo differente da quanto sperato, pensato o desiderato.

Pokémon: Let’s Go, Pikachu! e Let’s Go, Eevee! rappresentano passato e futuro della saga, un presente creato per avvicinare nuovi giocatori ed evocare nostalgia in quelli storici. Due avventure leggere, godibili da giocare nel tempo libero o in compagnia di un amico o un genitore. Un ritorno a Kanto alle origini della saga e la dove tutto è cominciato, un viaggio per diventare Campione della Lega con alti e bassi, novità positive e altre meno.
Un’avventura fresca e divertente, mirata principalmente per catturare nuovi giocatori ma anche per far leva sulla nostalgia del passato. La nuova era è finalmente arrivata ed è tempo di imbarcarci nel presente e nel futuro della saga!

8.0

Pokémon Let's Go! Pikachu & Let's Go! Eevee

"Sta divertendo pure Blackprince!"

Un'avventura fresca e godibile che rompe con il passato, perfetta per nuovi giocatori

Alcune meccaniche sono superficiali e sbilanciate, scarso utilizzo delle potenzialità di Switch e infrastruttura online al momento pessima

Modus Operandi: Ho giocato oltre 20 ore in singolo e in multiplayer, accompagnato da piccole palle di pelo rumorose portatili che richiedevano costanti attenzioni

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