POKÉMON Detective Pikachu: Il live action che non ti aspetti

Bello… Imbarazzante… Imbarabello.
Deciso, questo trailer è “imbarabello”.

Mi allaccio direttamente ad un commento lasciato da un nostro lettore, per farvi entrare nel vivo della questione. Il mondo degli allenatori di Pokémon è stato sconvolto da uno dei trailer più sorprendenti degli ultimi tempi, non tanto per i protagonisti che si sono presentati ai futuri spettatori, che ormai conosciamo fin troppo bene, quanto per la messa in scena di un connubio che sembrava difficile anche da immaginare.

Che il film POKÉMON Detective Pikachu fosse in cantiere da un po’ era cosa risaputa. Ma in quanti si aspettavano un risultato del genere, tanto spiazzante?

Rob Letterman, director del film, ci aveva preparato ad una trasposizione del gioco, a suo dire:

Incredibilmente reale. Dovreste immaginarveli allo stesso modo di come Rocket Raccoon [Marvel, Guardiani della Galassia] appare agli spettatori. È quella tecnologia. Ci ha lavorato lo stesso gruppo di persone e quelli che hanno lavorato sul film del Libro della Giungla. Abbiamo anche persone che hanno lavorato su Animali Fantastici. Sono, tecnicamente, tra i migliori effetti speciali al mondo. È completamente fotorealistico, come se fossero vivi all’interno del film.

Ma si sa, finché non vedo non credo. E i miei occhi, in un pomeriggio che non aveva nient’altro da dire, hanno infine visto questo:



Passato lo sgomento iniziale, il mio cervello si è poi catapultato in un loop infinito di entusiasmo, sorpresa e divertimento. Perché forse è proprio questo che volevano Warner Bros. e The Pokémon Company, mostrare a tutti, giocatori e non, fan dei Pokémon e non, un prodotto che si discostasse profondamente dall’immaginario collettivo dei mostri tascabili come viene, da sempre, rappresentato da Game Freak.

Dite quindi addio al politically correct, ad occhioni dolci in ogni dove e testoline deformate, al bene inteso come un concetto di purezza, fratellanza e chi più ne ha più ne metta. La città che fa da sfondo al film, Ryme City, è sporca, disordinata, un concentrato di personalità che vanno dalla più innocua alla più disdicevole, un luogo che dà modo ad un dizionario urbano di mettere radici e proliferare. E nel mezzo ci sono anche i Pokémon.


“Oh Dio mio, tu riesci a capirmi?” Forse neanche Masuda, nei suoi incubi più terrificanti, avrebbe mai concepito una scena del genere. E la cosa mi piace.

Ma passiamo un attimo agli uomini dietro le quinte. Il film è diretto da Rob Letterman, il quale ha già lavorato a opere come Piccoli Brividi e Mostri contro alieni. L’attore che interpreta Tim è Justice Smith (Jurassic World – Il regno distrutto). Il direttore della fotografia è John Mathieson, che si è già espresso in Il gladiatore e in Il fantasma dell’Opera. Seguono poi lo scenografo Nigel Phelps (Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar), il montatore premio Oscar Mark Sanger (Gravity) e gli effetti visivi concepiti da Moving Picture Company (Wonder Woman) e Framestore (Guardiani della Galassia Vol. 2).

Insomma, The Pokémon Company ha affidato la sua creatura più preziosa a menti e mani con un’esperienza nel settore davvero invidiabile. Eppure i dubbi sono più che leciti, di Pokémon c’è fin troppo poco. Mi spiego meglio. Pikachu, mascotte della serie, nel film viene completamente snaturato. Parla, si esprime come un barbone, probabilmente ne dirà di tutti i colori al suo compagno di avventure, Tim. Si comporta come un agente di polizia in cerca di riscatto dopo un disonorevole fallimento. Le vicende non sembrano ripercorrere quello che è il classico percorso di un allenatore: un figlio è alla ricerca di suo padre, scomparso da tempo. Niente palestre, incontri nell’erba alta, combattimenti contro allenatori famelici. Almeno nulla di ciò si evince dal trailer. Chi ci assicura quindi che quel poco che rimane di Pokémon sarà trattato con cura?

Le mie paura si sono diradate quasi del tutto quanto è stata mostrala la scena dell’interrogatorio con Mr. Mime. Oltre ad essere spassosa, mette sul piatto elementi ben riconoscibili da tutti i fan. Mi riferisco in particolare a quando il Pokémon mimo utilizza Riflesso, con buona pace di Pikachu. È evidente che c’è stato uno studio approfondito perlomeno dei protagonisti del film, e non dubito che anche The Pokémon Company ci abbia messo del suo, fornendo tutte le informazioni necessarie ai produttori. Quindi, salvo clamorosi passi falsi, l’originalità intrinseca dei mostriciattoli sembra essere stata preservata.


“Ha detto che ti attacchi.”

In molti si sono lamentati infine del design dei Pokémon, definendolo fin troppo realistico, a tratti frutto della mente di Tim Burton. Beh, sappiate che avete perfettamente ragione. Tranne sul lamentarvi, perché il risultato è così impattante da essere l’elemento portante di tutto il trailer. Resterei ore a guardare Pikachu e compagni scorrazzare lungo i marciapiedi e darsele di santa ragione con quello stile che si distacca in maniera tanto netta dagli artwork di Ken Sugimori.

Per la cronaca, quel design è frutto della mente di RJ Palmer, artista nel quale vi sarete sicuramente imbattuti in una delle vostre ricerche su DeviantArt a tema Pokémon, e che comparirà nei titoli di coda.

Vi do un piccolo indizio:


Uno dei lavori di RJ Palmer.

Per concludere

Non ci troviamo di certo davanti ad un’opera che verrà acclamata dalla critica per la sua scrittura. Ma non ho dubbi che questo live action verrà preso a modello da tanti altri: per la spontaneità con la quale prende le distanze dalle origini e per la contraddicente cura del materiale originale. È da lodare infine The Pokémon Company, che per una volta ha deciso di dare in pasto agli appassionati un prodotto decisamente più maturo, distante anni luce dall’infantilità del filone dei film d’animazione.

Non so voi, ma io non vedo l’ora di essere al cinema il prossimo 9 maggio. Anche a costo di rimanere scottato. Magari da un Charizard squamoso e bitorzoluto.