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There is no game: Wrong dimension – Recensione in jam session

Game

Cattive notizie ragazzi, oggi niente recensione. Ve lo dico in inglese: There is no review, because There is no game: Wrong dimension

Cattive notizie ragazzi, oggi niente recensione. Ve lo dico in inglese: There is no review, because There is no game: Wrong dimension

Aprile 29, 2021
Genere
Punta e clicca
Lingua
Testi in italiano
Multiplayer
no

Vincere premi, scommettere su sé stessi, andare all-in, passare momenti di sconforto, e infine vedere realizzati i propri sforzi. Se proprio non c’è un gioco (ma sarà poi vero?), sicuramente c’è una vittoria, che poi è quella di Pascal Cammisotto e del suo studio Draw Me A Pixel.

Nel 2015 lo sviluppatore francese, veterano nel settore (ha iniziato componendo musica per l’allora celebre Infogrames), si è divertito a sviluppare quello che poi sarà il concept di partenza del gioco di cui sto scrivendo, There is no game (ancora giocabile cliccando qui) per una game jam. Si può già parlare di un piccolo-grande trionfo, perché non solo il gioco riceve il premio, ma anche una certa notorietà tra vari content creator. E a buon ragione: questa breve avventura punta e clicca è sagace e ha un narratore (lo stesso Cammisotto) intento nel disintegrare la quarta parete e tirare in ballo il giocatore.

A volte una buona idea nasce per gioco, e col tempo ci si accorge che ha del potenziale per diventare altro, qualcosa di più grande. Volendo mantenere totale controllo, indipendenza, libertà (e guadagni derivanti), non restava altro che trovare fondi, magari tramite una campagna Kickstarter di successo. Quello che avviene però, è che la campagna Kickstarter fallisca e che bisogna trovare altre strade affinché There is no game: Wrong dimension veda la luce. Probabilmente sarebbe uscito anni prima, se le cose fossero andate diversamente. Ma in fondo, chi può saperlo? Quel che conta è che il gioco (o il non-gioco) poi sia uscito, e soprattutto per quel che riguarda il nostro sito, che sia uscito su Nintendo eShop, cosa avvenuta subito dopo il suo annuncio nell’ultimo Nindies.

L’interazione con il gioco è scarna e basilare e richiama alla memoria le avventure punta e clicca rese immortali dai capolavori LucasArts, e le più recenti Escape Room. Quello che potremo fare è toccare, rovinare, infastidire elementi a schermo semplicemente toccando il touchscreen (o meno intuitivamente, muovendo il cursore e pigiando i tasti). Gli elementi centrali della produzione sono quindi l’analisi e la risoluzione costante di enigmi, spesso surreali, e la presenza di un narratore che commenta ogni nostra azione di disturbo e distruzione a schermo con abbondante uso di (spesso iperbolica) ironia.

Direi di sì, non ho mai visto Holmes e Watson in un horror Lovecraftiano

Coerentemente con quanto afferma il titolo del gioco, siamo costantemente invitati a uscire dal gioco, in quanto il gioco non c’è. Chi cerca in un videogioco delle meccaniche profonde, un senso di progressione e sfida di riflessi, ironicamente potrebbe concordare, poiché non ci sono evoluzioni strutturali in senso stretto, anzi, si può dire che l’assenza di un inventario in alcune fasi, sia persino una regressione nel genere. Fortunatamente, il gioco narrativo comico trova la sua essenza nella profondità della storia e nella qualità delle gag, e da questo lato il lavoro di Draw me a pixel riluce sfavillante. Mentre attraversiamo le dimensioni, passando tramite generi e generi di videogiochi inesistenti ma familiari, l’intrattenimento light parodistico lascia spazio a una critica più pungente e assolutamente arguta, poiché impreziosita persino da un po’ di autocritica, oltre che dalle classiche bordate verso alcuni aspetti deprecabili del gaming moderno.

La godibilità di riferimenti alla cultura pop è continuamente ravvivata da mille invenzioni di cui il gioco vive fino all’ultimissimo respiro di questa opera, lasciando al giocatore un senso di soddisfazione e al recensore sottoscritto l’urgenza di parlare di una bellezza che sfiorisce se svelata. Voi non potete vedermi, ma mi sto mordendo le labbra, pur scrivendo con le dita. E questo forse può farvi intuire come sia necessario giocare a There is no game: Wrong dimension e come dobbiate evitare qualsiasi spoiler, come sto evitando di crearne io adesso. Di fondo cosa altro vi serve sapere, se non che siete davanti a un punta e clicca che stupisce non per qualità di gameplay, ma per soluzioni visive, gag esilaranti, critica al settore e perfino una storia che si insinua piano piano ma che prende la scena al momento opportuno? Ad alcuni di voi potrebbe perfino bastare la promessa del sollazzo, pienamente mantenuta.

Se non lo sai tu…

Non potendo fare ancora melina più di tanto, non mi rimane che esprimere un voto, che avrei immaginato più alto, fosse solo per ammantare di simbolismo positivo questa produzione, come la critica è solita fare, anzi, come io stesso sono solito fare, perdonando le pur minime criticità, in favore del messaggio o col fine di spingervi verso l’acquisto compulsivo. Non posso però ignorare che la rigiocabilità sia pressoché nulla, e che questo gioco non verrà ricordato come un passo fondamentale del genere point and click. I momenti di stallo, come avviene con le avventure di Laytoniana memoria, vengono risolti sbattendo la soluzione in faccia, cosa che potrebbe accadere di frequente se non siete avvezzi al pensiero laterale, prediligendo spunti razionali al teatro dell’assurdo.

Se il voto non vi convince, però, spero che queste parole vi siano sufficienti a percepire il valore di There is no game: Wrong dimension, un gioco per cui sono sicuramente disposto a spendermi, nonostante duri meno di 5 ore, forse 4. Perché è poco utile attribuire un valore al tempo (posto che possa essere un problema nell’era della bulimia ludica), lasciando fuori dal discorso la qualità del tempo investito. E da questo punto di vista non abbiate paura, non finirete nella wrong dimension.

0
10
8
Un'idea che con una giusta durata riunisce sotto il suo ombrello tante sorprese, gag a sfondo videoludico, riuscendo a utilizzare anche tecniche diverse dalla pixel art
Nessuna rigiocabilità, interazione basilare

MODUS OPERANDI

Senza sapere anzitempo cosa aspettarmi, mi sono goduto fino all'ultimo secondo questa avventura, giocata perlopiù in portatile, grazie al codice offerto dal publisher

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