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Blizzard Arcade Collection- Recensione da un forse glorioso passato

Game

Questa collection ha un non che di strano. E guardarla con l’occhio del Nintendaro produce strane sensazioni. Soprattutto se confrontata con cose come il cofanetto celebrativo per il 35° anniversario di Mario. Di capperoni di […]

Questa collection ha un non che di strano. E guardarla con l’occhio del Nintendaro produce strane sensazioni. Soprattutto se confrontata con cose come il cofanetto celebrativo per il 35° anniversario di Mario. Di capperoni di […]

Nintendo Switch
Marzo 29, 2021
Genere
Vari
Multiplayer
Vari a seconda del gioco

Questa collection ha un non che di strano. E guardarla con l’occhio del Nintendaro produce strane sensazioni. Soprattutto se confrontata con cose come il cofanetto celebrativo per il 35° anniversario di Mario. Di capperoni di Super Mario, mica pizza e fichi.

Direi di partire con ordine e porci la domanda giusta. Chi è Blizzard? Chi ci è cresciuto insieme, a cosa la associa? Quali sono i franchise che vi hanno tintillato l’animo giovane, che vi hanno scaldato il cuore e che vorrete vedere riproposti e conservati per l’eternità? Non so voi, per me mamma Blizzard è sinonima di gioco su PC e sono cresciuto a colpi di Warcraft, il 3 in particolare, ed i due Starcraft. Ogni due o tre anni DEVO rigiocarmi Warcraft 3 altrimenti sento una parte di me andarsene.

Ma le sue origini arrivano da un mondo diverso e lontano. Nata come Silicon&Synapse, nella sua fase iniziale si dedicò a eseguire port per altre piattaforme, per poi rilasciare i loro primi giochi su console. Ed i primi tre furono proprio i Vichinghi Sperduti, Rock’n’Roll Racing e Blackthorne. Le basi della compagnia, ora completamente diversa ed a tratti irriconoscibile.

Direi quindi di parlare brevemente dei tre giochi a disposizione.

Tre vichinghi persi nello spaziotempo

I Vichinghi Sperduti, The Lost Vikings se preferite il nome inglese, è un platformer, rilasciato su Super Nintendo e su Genesis. Io adoro i Vichinghi. Pensate che sono l’eroe con il quale ho il maggior tasso di vittorie e con i quali da quando ho imparato ad usarli NON PERDO MAI su Heroes of the Storm. Il mio asso nella manica.

Nel loro gioco originale si ritrovano strappati dalla loro casa e sono costretti a ritrovare la via navigando in diversi mondi, risolvendo puzzle, attraversando piattaforme e sconfiggendo nemici. I Vichinghi sono 3: Erik lo Svelto, Baelog l’Implacabile e Olaf il Robusto. Il primo è veloce, salta e carica muri e nemici. Il secondo è il combattente, armato di spada ed arco. Il terzo è un panzone dotato di scudo, strumento versatile per planare, bloccare o come piattaforma di passaggio o salto.

Il senso generale del divertimento che nasce dal gameplay, dal puzzle solving, rimane intatto ed il gioco è anche relativamente ostico, con alcune sezioni che richiederanno diversi tentativi per essere decifrate nel modo corretto. Rimane in generale un po’ rigido nei comandi e non particolarmente veloce, visto che si comanda un solo vichingo alla volta e bisogna sapientemente posizionarli per procedere. Possiamo definirlo come il gioco medio della collezione.

Certi giochi potrebbero rimanere dove sono

Gli altri due sono un po’ più estremi. Blackthorne è quello invecchiato peggio. Mette in scena dei costrutti di gameplay e dei comandi non propriamente ottimali. Già al tempo era inusuale in alcuni suoi aspetti, oggi risulta solo frustrante. Parliamo di un action platformer con un combat system molto particolare. Il protagonista dovrà farsi strada in un mondo alieno armato del suo fucile a pompa con un sistema che propone un sistema basato sulla copertura in un gioco 2D.

Blackthorne può appiattirsi contro lo scenario esattamente come i nemici, ed entrambi possono sparare solo allo scoperto. Ecco quindi le con i nemici si instaura una danza da un ritmo ben preciso, con ogni nemico che ha i suoi tempi di entrata ed uscita dallo stato di coperto, oltre che una sua aggressività con le armi da fuoco.

È particolare, in realtà se si entra bene in sintonia con il ritmo e l’atmosfera, si può anche rimanere estasiati da questo gioco. Un po’ meno dalla risposta dei comandi per i salti e dalla generale macchinosità del tutto.

YOU CAN’T KILL THE METAL

Rock’n’Roll Racing è il gioco della collection che esce fuori più forte a mio avviso. Un gioco di corsa della morte, veloce, pieno di esplosioni ma soprattutto METAL. Ma non tracce scritte ad hoc. Ma pezzi su licenza, ovviamente filtrati dal chipset audio delle piattaforme originali. Cioè nel gioco originale c’era Paranoid dei Black Sabbath. Qui c’è qualche differenza per i solito motivi di licenze, ma non è meno ROCK. Anche perché ci sono tracce rimaneggiate con tanto di voci. Come i Judas Priest.

E qui lo ammetto, sono un po’ di parte per lo stile e feeling, perché io adoro il metal e rock, che hanno sempre fatto parte dell’anima Blizzard, soprattutto considerando la loro band interna Level 70 ETC che ha più volte realizzato pezzi per i loro giochi. Lasciando indietro il mio fanboysmo metallaro, Rock’n’Roll Racing rimane divertente da giocare tutt’oggi, con la sua progressione di gara in gara con equipaggiamenti e migliorie al proprio veicolo che gli danno quel qualcosa in più di un semplice arcade racer.

Amore verso le proprie radici

Detto ciò, però il punto secondo me di più interesse della collection è nella sua presentazione e nei contenuti aggiuntivi. Di ogni gioco esistono più edizioni. Alcune di quelle classiche, gestite attraverso emulatori con tanto di filtri e savestate, ed edizioni definitive che vanno a combinare il meglio delle versioni originali delle varie console, aggiungendo anche qualche elemento quality of life. Ad esempio il multiplayer in 3 per i Vichinghi o il multiplayer in 4 per Rock’n’Roll Racing.

Abbiamo quindi la possibilità di poter conoscere questi giochi nelle loro varie declinazioni, portando ai giorni nostri l’affannosa guerra tra Nintendo e Sega e di come i giochi multipiattaforma al tempo richiedevano un lavoro sostanziale di riprogettazione, ben lontani dai “copia e incolla” dei giorni nostri.

Inoltre sono presenti artwork, interviste, le storie che erano sui manuali dei giochi, così da non perdersi l’intro e le informazioni che per l’epoca era normale trovare al di fuori del videogioco stesso.

Ed a questo punto credo che tocca fare una piccola riflessione. Nintendo è la compagnia che da così tanto valore alle sue IP che non le deprezza MAI. È la compagnia che crea giochi pensando a quanto facciano sorridere e divertire la gente. Ma per la sua mascotte di punta, un simbolo del gaming a livello internazionale, prepara una collection limitata nel tempo e con sopra 3 giochi emulati senza la minima fanfara. Senza contorno.

I font della schermata e design della GUI sono gli stessi di Overwatch


È vero, la qualità dei giochi parla da sola potremmo dire. Cosa che nel progetto Blizzard è più difficile da ritrovare. Ma da Activision, la corporazione mangiasoldi e rovinavite, ho potuto ritrovare un prodotto più completo e pensato, davvero per portare qualcosa di più che i semplici titoli emulati. Solo io penso che le parti siano invertite?

La collection perfetta? Quella che ha più senso? Assolutamente no. Un ottimo modo per esplorare oggi gli albori della Blizzard con il giusto contesto già nel pacchetto? Si.

0
10
7
Pacchetto con extra deliziosi, giochi unici e storici
Non tutti i giochi sono invecchiati allo stesso modo e le edizioni definitive non sono sempre tali

MODUS OPERANDI

Speso diverse ore tra i vari titoli, riapprezzando la superiorità del chipset audio del Super Nintendo rispetto alle console Sega, grazie ad un codice fornito dal publisher

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