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Samurai Shodown – La recensione sulla via della spada

Game

La vittoria di oggi è del tuo Io di ieri, quella di domani sarà di un uomo con un ego inferiore – Miyamoto Musashi Allo stesso modo in cui mi capita di appassionarmi a sport […]

La vittoria di oggi è del tuo Io di ieri, quella di domani sarà di un uomo con un ego inferiore – Miyamoto Musashi Allo stesso modo in cui mi capita di appassionarmi a sport […]

Nintendo Switch
Samurai Shodown
Marzo 10, 2020
Genere
Fighting Game
Lingua
Giapponese (audio) / Italiano (testi)
Multiplayer
2 giocatori locale ed online

La vittoria di oggi è del tuo Io di ieri, quella di domani sarà di un uomo con un ego inferiore – Miyamoto Musashi

Allo stesso modo in cui mi capita di appassionarmi a sport che non pratico, provo una profonda ammirazione e rispetto per il gesto agonistico nei fighting game moderni. Se dovessi convincere un profano ad avvicinarsi a questo genere, gli mostrerei il video del “perfect parry” di Daigo Umehara alle finali EVO 2004: una sequenza di parate impossibili per ribaltare uno scontro praticamente perso. Puro agonismo.

 Se ci pensate, quello che avete appena visto è paragonabile, come gesto, a quella stoppata incredibile di LeBron James per ribaltare in gara 7 la serie finale del 2016 contro i Golden State Warriors, o migliaia di altri momenti “clutch” a cui avrete assistito nel corso di qualsivoglia performance sportiva. E’ il risultato di allenamento, passione, talento, istinto ed è possibile in un gioco con meccaniche che, se comprese e praticate, elevano i professionisti ad una posizione quasi irraggiungibile per i casual gamer. Un gioco che può donarvi il brivido della vittoria anche quando siete con le spalle al muro, a patto che azzecchiate il tempo del parry in tutte le sue parti.

Tuttavia proprio Nintendo ci ha insegnato che anche i casual gamer possono divertirsi con un picchiaduro, vedi Smash Bros. e le sue meccaniche facili da apprendere, ma difficili da padroneggiare veramente.

Era davvero una spada di Hattori Hanzo (cit. Kill Bill)

…Here comes a new challenger

Se avete avuto il piacere di recuperare su Netflix la serie anime, High Score Girl (consigliata senza riserve), avrete potuto constatare come gli anni ’90 fossero gli anni d’oro del picchiaduro. Il protagonista è un fanatico di Street Fighter di mamma Capcom, ma tra i tanti titoli che gioca nella serie troviamo anche Samurai Shodown, con cui nel 1993 SNK provò a rispondere sfoderando lame katana di fronte all’egemonia a base di “hadouken”. Il gioco in questione cavalcava la grande popolarità dei picchiaduro, ma si distingueva per l’utilizzo delle armi, ed in generale, per un approccio più strategico con forte accento sul posizionamento, la lettura dell’avversario ed il parry, unitamente a combo che non impiegavano tutte e dieci le dita.

Quello che stringiamo tra le mani oggi, invece è il port Nintendo Switch del reboot di Samurai Shodown, uscito durante l’estate per le altre console e finalmente disponibile anche per noi possessori dell’ibrida Nintendo. Riuscirà questo titolo dalle caratteristiche così uniche a ritagliarsi un posto tra Super Smash Bros. Ultimate e Mortal Kombat 11 e le varie collection di Street Fighter? Il Samurai avrà dunque abbandonato il proprio corpo, pur mantenendo l’onore?

Samurai Shodown è ambientato nel 1787 durante l’era giapponese Tenmei: il paese è sconvolto da un male incombente e una nube sta avvolgendo l’ambiente contribuendo al senso di terrore. In questo contesto guerrieri provenienti da ogni parte del Giappone e del mondo si riuniscono per darsi battaglia, ognuno con i suoi intenti e moventi. La colonna sonora contribuisce a calare il giocatore in quest’era perfettamente, anche se non risulta particolarmente memorabile, ma solo un gradito e puntuale accompagnamento.

E questo è tutto quello che dovete sapere su questa faccenda…

Per saperne di più sulla “lore” potete affrontare la modalità storia che vi presenta ognuno dei sedici personaggi con un impianto piuttosto classico e oggettivamente datato rispetto alle proposte viste in altri esponenti del genere: niente campagna con mille ramificazioni e mille nodi alla Smash, niente di cinematico alla Mortal Kombat, ma soltanto un’immagine statica iniziale e qualche nota di contesto d’epoca e sul personaggio in giapponese (sottitolato in italiano). Peccato, perché con personaggi come Hattori Hanzo, Hahohmaru (basato sul famoso spadaccino Miyamoto Musashi) e Charlotte (che sembra aver preso spunto da Oscar Francois des Jarjayes a.k.a. Lady Oscar) i miti da intrecciare avrebbero potuto dar vita a campagne epiche.

Invece ci si limita ad una serie di scontri diretti con la lista degli altri personaggi, lasciando spazio solo a qualche scambio di battute con quelli più affini alla propria storia (come accade ad Ukyo Tachibana, ispirato ad uno dei più grandi rivali di Miyamoto Musashi, con Hahomaru) cercando di arrivare dritti dritti al boss finale (al momento non giocabile), che mi ha riportato alla mente la presenza massiccia del Goro di Mortal Kombat.

Inizialmente sono disponibili soltanto 16 lottatori (un numero che impallidisce rispetto alle folte schiere della concorrenza) a cui potrete aggiungerne da subito 4 tramite il primo season pass (contenuto nella deluxe edition digitale, che se acquistato a parte vi farà risparmiare circa cinque euro sul costo degli acquisti dei singoli nuovi personaggi). SNK ha già annunciato il secondo season pass che, se da un lato allungherà la vita del gioco con altri 4 nuovi lottatori, sottrarrà alle vostre finanze un’altra ventina di euro per i nuovi contenuti che propone.

Sventagliare “Like a Boss”

Con storie così poco sviluppate il vero protagonista sono le armi ed il sistema di combattimento. Benché l’approccio all’arma bianca non rappresenti una novità totale nel genere (si veda ad esempio Soul Calibur) le armi a disposizione vanno dalle katane al fioretto, alla kusarigama (“catena-falce” giapponese); ma il carattere riflessivo del titolo trova forse la sua epitome in Wu-Ruixiang che combatte con una bussola, talmente grossa da essere uno scudo. Il gioco infatti incoraggia il parry (la parata perfetta), lo sbilanciamento dell’avversario e quindi il contrattacco. In questo senso coglie in pieno il feeling di un combattimento sul filo del rasoio tra samurai, anche grazie ad un comparto sonoro egregio che non si discosta tuttavia dalla media delle produzioni di questo genere.

Terapia per la gestione della rabbia

Questa volontà di pianificazione e strategia trova riscontro anche nelle meccaniche legate alla barra della Rabbia. I vostri attacchi base si dividono tra attacco leggero, medio, pesante e calcio, ma ogni parata ed ogni danno subito farà crescere la vostra barra della Rabbia, permettendovi di innescare la meccanica “esplosione di furia”: questa incrementerà la potenza degli attacchi, di alcune tecniche speciali e potrete utilizzare le tecniche di disarmo per far perdere l’arma all’avversario. L’aspetto strategico risiede nel fatto che una volta utilizzata l’esplosione di furia, la barra della rabbia diventerà inutilizzabile per tutta la durata dello scontro: attenti quindi a non sprecarla durante il primo round!

Imparare a gestire la rabbia, anche grazie alle freccette laterali.

Se invece, ad esempio, vi troverete disarmati potrete rispondere agli attacchi avversari con una presa dell’arma, a patto che abbiate il giusto tempismo, così da bloccare la spada avversaria ed atterrare il malcapitato, disarmandolo.

Queste ed altre tecniche potrete perfezionarle nelle modalità di Esercitazione divise in Allenamento e Tutorial. Quest’ultima vi introduce ai comandi di base, mentre la prima vi permette di provare liberamente ogni mossa (comprese le supermosse finali) e combo del personaggio scelto. L’accortezza di fornire al giocatore uno spazio per provare ed imparare tutte le tecniche base e anche quelle che elevano questo gioco dalla massa sono ormai fondamentali per avvicinare il pubblico dei neofiti al genere; tuttavia benché il Pro Controller si comporti abbastanza bene, solo con dei fightstick si potranno raggiungere risultati più precisi. L’utilizzo dei Joy Con è sempre un’opzione per il casual gamer, ma non permette di raggiungere i livelli di precisione che il titolo richiede.

Una katana per pennellare il paesaggio.

A contorno troverete anche le modalità Prova a Tempo e Survival: se nella prima dovrete cercare di sconfiggere più nemici possibile nel tempo a disposizione, guadagnando secondi ulteriori per il compimento di alcune mosse, la seconda sarà una scalata di sopravvivenza contro avversari inviati dalla CPU.

Per quanto riguarda il multiplayer invece a farla da padrone sono la modalità Dojo e le battaglie in versus classificate o casuali.

Il Dojo rappresenta un’insolita opzione di multiplayer asincrono. Potrete infatti combattere una serie di “ghost” degli avversari ricavati dai dati di gioco e dalle tecniche utilizzate da altri giocatori e i cui pattern di attacco e difesa saranno riproposti contro di voi dall’intelligenza artificiale. Anche voi stessi potrete fornire i vostri dati di gioco in modo tale che il vostro ghost possa essere sfidato da qualcuno.

Oh Lady, Lady, Lady Charlotte…si, è proprio lei…

Le battaglie online saranno invece vere e proprie modalità sincrone, e rappresentano uno dei pilastri su cui si fonda la longevità reale del titolo e tutto il comparto competitivo. Possiamo dire che nelle prove effettuate l’online è risultato abbastanza frequentato e non è stato difficile trovare una partita in singolo (potrete anche formare una squadra per combattere con un’altra squadra di utenti, ma questo appare già più difficile, data la player base non numerosissima) e il matchmaking, dopo qualche tentativo (l’interfaccia non risulta chiarissima a chi non abbia mai giocato online) si presenta scorrevole e non abbiamo riscontrato alcuna latenza.

I vostri fendenti potranno susseguirsi a 60 fps sia in docked che in handheld, mentre le animazioni del background sono palesemente state sacrificate, con risultati a volte grotteschi, per rendere più dettagliato e scorrevole ciò che accade in primo piano (cosa che si nota soprattutto in portatile). L’intera grafica, poi, utilizza quel filtro tanto caro a chi ha giocato Okami: tutti i giocatori sembrano disegnati a colpi di pennello. Chiaramente le versioni per le altre console hanno una diversa risoluzione e definizione grafica, ma la possibilità di avere questa qualità e velocità in un picchiaduro, senza vistosi cali di frame anche in portatile, rendono il prodotto decisamente più appetibile di altri titoli che inevitabilmente hanno perso qualcosa nel passaggio a Nintendo Switch.

Per contro i tempi di caricamento sono piuttosto lunghi, in un gioco che fa degli scontri veloci un must; le interruzioni per i caricamenti prima di ogni combattimento smorzano il flusso degli scontri, soprattutto per quanto riguarda le modalità che vi propinano un nemico dopo l’altro, e a volte dovrete attendere un bel po’ prima di tagliuzzare un amico a dovere, magari seduti davanti allo schermo di casa.

La spada deve essere più di una semplice arma; deve essere una risposta alle domande della vita – Miyamoto Musashi

C’è chi trova risposte nella kusarigama, vero Earthquake?

Per capire se Samurai Shodown valga il vostro acquisto, quindi, dovete capire se vi emoziona il bel gesto tecnico e quanto siete disposti ad allenarvi in questo picchiaduro: la vostra precisione potrà essere allenata e coadiuvata da un bel fightstick, anche se il gioco è tranquillamente giocabile con un Pro Controller. Se siete dei fan dei picchiaduro e cercate qualcosa di unico nel suo genere questo è il titolo per voi, un mondo a parte che vi farà vivere l’emozione di impugnare una spada e vi farà dimenticare il semplice button- mashing e vi fara sentire come si è sentito Daigo praticamente ad ogni partita.

Nel caso in cui abbiate un approccio più casual al genere, sappiate che il gioco è diverso dagli altri capostipiti del genere, profondamente strategico, e le combo non sono così complicate come si potrebbe pensare, oltre ad avere avuto un porting che tecnicamente lo eleva dalla media dei prodotti di Switch. Se anche solo per un momento avete pensato di voler imparare ad eseguire la parata decisiva e sferrare la supermossa finale, pur contro tutti i protonistici e con una barra della vita che può sopportare ancora un solo colpo…beh, questo potrebbe essere il gioco in cui la spada vi darà risposte sulla vostra vita…da videogiocatori.

Mi piace dipingere con il colore rosso.

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La via della spada porta ad un fighting game unico nel suo genere, che parla pefettamente la lingua delle armi bianche e si basa più sul tempismo e la strategia che su lunghe combo. Port sopra la media per le produzioni Nintendo Switch.
Caricamenti lenti e qualità visiva generale sacrificata su Nintendo Switch. La modalità storia estremamente scarna mette a nudo la concezione all’antica di questo picchiaduro.

MODUS OPERANDI

Mi sono allenato a diventare un Io con un ego inferiore per almeno dieci ore (anche se la longevità è potenzialmente infinita) grazie ad un codice fornito dallo sviluppatore.

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