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Oddworld Stranger’s Wrath HD – Una recensione tra buono, brutto e cattivo

Game

In questa città non c’è spazio per tutti questi perché. Ve lo ricordate il 2005? Quali giochi hanno definito la vostra vita da videogiocatori nel 2005? Prima di scrivere questa recensione sono andato a cercare […]

In questa città non c’è spazio per tutti questi perché. Ve lo ricordate il 2005? Quali giochi hanno definito la vostra vita da videogiocatori nel 2005? Prima di scrivere questa recensione sono andato a cercare […]

Nintendo Switch
Febbraio 3, 2020
Genere
Shooter in prima persona/platform in terza
Lingua
Inglese (audio)/ Italiano (testi)
Multiplayer
Assente

In questa città non c’è spazio per tutti questi perché.

C’era una volta un mandaloriano doppiato da Duke Nukem.

Ve lo ricordate il 2005? Quali giochi hanno definito la vostra vita da videogiocatori nel 2005?

Prima di scrivere questa recensione sono andato a cercare su internet i giochi usciti durante quell’anno, che effettivamente sembra ormai piuttosto lontano. Ebbene, nel 2005 su PS2 usciva un certo God of War (il capostipite, non il remake), ma anche il capolavoro d’autore Shadow of the Colossus, e si affacciavano al mercato giochi come Grand Theft Auto: San Andreas. Ma ciò che forse noi nintendari ricorderemo con maggior piacere è l’avvento di Resident Evil 4 per GameCube

Viene dunque subito da porsi un perché. Perché in un anno come quello figuri anche la prima incarnazione (sulla prima Xbox, quella originale) del gioco che mi accingo a recensire, ovvero Oddworld: Stranger’s Wrath

Perché Oddworld: Stranger’s Wrath avrebbe potuto funzionare nel 2005? 

Bello…su carta, meno bello da farsi.

Se poteste essere un proiettile a forma di insetto, e partecipare silenziosamente alle mie sessioni di gioco non mi avreste udito urlare soltanto questi due “perché”.

In fin dei conti ne è comunque passato di tempo, da quel primo Oddworld Abe’s Oddysee che spuntò quasi dal nulla su PC per proporsi come un platform fresco e accattivante e dalla grafica spettacolare per il 1997; quel primo capitolo donò alla casa di produzione, gli Oddworld’s Inhabitants, una fama internazionale e un personaggio carismatico i cui stilemi sono stati ripresi con successo anche in varie incarnazioni successive e in spin-off ambientati nello stesso universo narrativo, come è il caso appunto di Oddworld: Stranger’s Wrath.

Siamo dunque di fronte ad una versione remastered di un capitolo non canonico della serie (che è esattamente la stessa versione arrivata su Playstation 3 nel 2011 e Steam nel 2012), che precede, a livello commerciale, quello che dovrebbe essere il prosieguo ufficiale di Oddworld New ’n’ Tasty, ovvero Oddworld: Soulstorm che potrebbe vedere la luce durante il 2020.

La premessa di gameplay di Stranger’s Wrath è quanto mai interessante, o almeno lo era quindici anni fa, nella sua prima incarnazione: unire un gameplay da shooter in prima persona a sequenze platform in terza

Caro boss, troverai la risposta a fine recensione!

Nel gioco imbraccerete quasi sempre la vostra balestra, ma come accadeva nel capolavoro di animazione Roger Rabbit (cinque alto per chi lo ricorda!) avrete diversi proiettili animati e caratterizzati in modo ben distinto con la possibilità di pianificare diverse strategie d’attacco.

Con la Bolamite, un proiettile a forma di ragno, potrete intrappolare i nemici in una tela ed immobilizzarli temporaneamente così da rendere facile la loro cattura senza doverli uccidere.

L’Elettromosca vi permetterà di provocare un shock elettrico ai vostri nemici e di attivare alcuni interruttori. Lo Sferoide, una specie di palla di pelo dentata, potrà essere piazzato a terra per attivare una trappola, e così via, fino a comporre un piccolo arsenale di creature ottimamente caratterizzate che calzano a pennello con il tono umoristico e grottesco dell’avventura.

Niente PETA, qui sono gli animali che proteggono voi.

Altra nota sicuramente interessante è il protagonista, lo Straniero, che non condivide niente con Abe e che sicuramente mantiene lo stile umoristico dei prodotti dello studio: ci troviamo di fronte ad una specie di Duke Nukem (credetemi, l’audio mi ha riportato subito alla mente il buon vecchio duca) del far west, dalle forme animalesche, un cacciatore di taglie che ha bisogno di soldi per un’operazione chirurgica attorno a cui ruota il colpo di scena principale del plot.

Impersonando l’eroe eponimo potrete dunque visitare le città principali della campagna per controllare e riscuotere le taglie che vi verranno proposte e rifornirvi di vari oggetti e di munizioni per le vostre imboscate strategiche. Che c’è di male?

Nel 2005, quindi, uno shooter con una componente di terza persona e con una velleità strategica e di pianificazione avrebbe potuto funzionare e credetemi, a giudicare dai voti, ha pure funzionato.

E dove sarebbero tutti i perché che ci avevi promesso? Beh, vi accontento subito.

Il problema di questa versione del port è che non si è andati oltre la pedissequa aggiunta dell’HD all’impalcatura già presente nel 2005. Questo reskin in alta definizione si apprezza soprattutto in handheld, ma sul televisore di casa purtroppo ha le gambe corte.

Un port alla Dorian Gray, giovane fuori, vecchiotto sotto la pelle.

I controlli dello shooting sono tremendamente legnosi ed imprecisi nonostante siano state aggiunte opzioni per regolare la sensibilità degli assi degli analogici, sia per quanto riguarda il movimento che per quanto riguarda la visuale in prima persona. Trovare il giusto compromesso tra puntamento preciso e velocità di camera mi è risultato veramente difficile, ho più volte sprecato tutte le mie munizioni cercando di colpire il nemico per mandarlo KO e quindi catturarlo vivo e anche quando ho cercato di lanciare una trappola, non sempre ho raggiunto il risultato sperato. Questo apre a sua volta un problema di game design, dato che il gioco ti incoraggia a catturare le taglie vive, ma con uno shooting così mal calibrato vi sarà difficile bloccarle e assicurarle alla legge senza averle prima mandate al creatore. Forse solo l’aggiunta del controllo giroscopico migliora il feeling e la precisione, soprattutto in modalità handheld.

Il tasto di cattura del nemico, poi interrompe qualsiasi altro tipo di input stiate cercando di dare al vostro personaggio: non vi consiglio di provare a premerlo mentre, surclassati dai nemici improvvisamente comparsi in soprannumero, vorrete darvela a gambe levate, o nel caso vogliate rispondere al fuoco.

Le ambientazioni risultano tremendamente spoglie, ma questo è solo da imputare ai tempi in cui il gioco fu concepito: le città sono vuote, popolate dello stesso personaggio moltiplicato all’infinito, cosa che ci fa capire quanto la creazione di mondi credibili abbia fatto passi in avanti, negli ultimi quindici anni.

Grazie per il consiglio che non potrò seguire.

I menu di caricamento dei variopinti proiettili risultano macchinosi e forse sarebbe stato lecito affidarsi alle moderne “ruote delle armi” o a qualcosa di più rapido, soprattuto in alcune situazioni in cui il level design suggerisce delle trappole ambientali da attivare tramite uno dei vostri animaletti. In generale è difficile, ma non impossibile, sfruttare le occasioni proposte dai livelli con strategie che non siano lo “spara a tutto ciò che si muove”, il che fa venire meno all’originale premessa del combat system basato sui vari tipi di colpi a disposizione.

Avevo detto che c’erano fasi in terza persona? Ah si? Si l’ho detto, chiedo scusa, è vero. Si, le fasi in terza persona le ho dimenticate, ma credo si possano riassumere in alcuni momenti platform, molto basici (non riesco ad attraversare questo ponte che è caduto…perché non utilizzo quelle rocce che casualmente, e sottolineo casualmente, formano una comoda scalinata?) che oggettivamente potevano essere totalmente eliminati in favore di una resa migliore di tutto quanto concerne la prima persona. Un tentativo veramente poco memorabile. Per fortuna che ce ne siamo già scordati.

L’audio è completamente in inglese e mantiene, con effetto tristemente nostalgico, la compressione originale. Neanche la soundtrack si distingue per orecchiabilità, limitandosi a punteggiare l’atmosfera con i classici accordi sparsi a base di chitarra e slide, senza donarci alcuna melodia particolarmente memorabile.

Un déjà-vu in terza persona? Beh, si, forse lo era già nel 2005.

Il gioco al tempo fu lodato per le sue scene animate, ottimamente caratterizzate e capaci realmente di immergere il giocatore in questa specie di vecchio west in salsa Oddworld: purtroppo queste scene sono anche le uniche a presentare i sottotitoli in italiano, che non si capisce perché non compaiano (almeno al momento) nelle conversazioni con i personaggi durante le fasi di gameplay; più volte ho girato in tondo, sperduto alla ricerca della mia destinazione successiva, quando una frase in slang texano del personaggio di turno, se fosse stata tradotta a schermo, mi avrebbe rapidamente condotto a destinazione.

Ecco quindi l’origine di tutti i miei perché, che si possono riassumere in un perché più grande: perché portare su Nintendo Switch un port pigro di un gioco, purtroppo minore, di ben quindici anni fa, quando ci si poteva concentrare sul prossimo Oddworld canonico (magari puntando al crowdfunding)? Questo Stranger’s Wrath purtroppo ricade proprio in quella categoria di port passibili di critiche quali “l’hanno fatto solo per spillarci un po’ di soldi prima del prossimo vero Oddworld” oppure “è stato fatto per sondare il terreno e vedere se c’è spazio per il prossimo capitolo canonico”. 

Perché giocare a un gioco con grafica “nuova” ma con un corpo vecchio, quando potreste gettare i vostri sudati risparmi in un gioco dall’aspetto vecchio, ma con meccaniche e calibrazioni millimetriche che vi fanno sentire il “qui ed ora”? 

Almeno quell’interruttore è facile da inquadrare.

Provare un titolo il cui gameplay non ottimizzato non permette di godere almeno le fasi di shooting, (dato che le fasi in terza persona risultano veramente un di più), fa porre più interrogativi di quanti dovrebbe, tra cui l’ultimo, quello fondamentale: quanto siete fan della serie di Oddworld da voler spendere il prezzo pieno per gettarvi in un avventura per cui non avrete abbastanza occhi da chiudere sul gameplay, ma che vi regalerà un pezzo di “lore” a suo modo unico rispetto a tutta la precedente produzione degli Oddworld’s Inhabitants?

P.S.: Volete un Oddworld? Correte a rispolverare la vostra Wii U e fate partire New ’n’ Tasty.

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10
6.5
Uno shooter con accento sulla strategia, incastonato in un episodio dalla lore tutta nuova, per i fan della serie.
Il dono di una pelle in alta definizione non maschera i difetti di gameplay e dell’invecchiamento, che a tratti minano le originali premesse delle meccaniche.

MODUS OPERANDI

Senza il codice gentilmente offerto per la recensione non avrei mai potuto trascorrere le mie dodici ore a non chiedermi quale perla nascosta mi fossi perso nel 2005, sia in docked che in hand-held.

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