The Swords of Ditto: Mormo’s Curse — Una recensione da tramandare

    • Sistema Nintendo Switch
    • Genere Roguelike, Roguelite
    • Sviluppatore Onebitbeyond
    • Lingua/e Inglese
    • Multiplayer Locale

L’eredità di Ditto è nelle vostre mani

I roguelike sono ormai parte integrante del panorama indie e hanno raccolto il favore di centinaia di migliaia di appassionati. Nel corso degli anni, il genere è riuscito persino ad evolversi, a dar vita a nuovi sottogeneri e prodotti dalle sfumature sempre diverse, sebbene ancorate ai dogmi primordiali cui fanno riferimento.

The Swords of Ditto: Mormo’s Curse, titolo recentemente approdato su Nintendo Switch, viene così etichettato come “roguelite”, un antenato dei roguelike con meccaniche da permadeath meno punitive ed elementi GDR meno marcati, ma con una serie di pattern univoci da tenere a mente e da padroneggiare.

Vediamo come se l’è cavata in sede di recensione!


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La maledizione della malvagia Mormo aleggia sul mondo ogni cent’anni, fino a quando un coraggioso eroe, in possesso della portentosa Spada di Ditto, non riesce a sconfiggerla ed a conquistarsi un lungo periodo di pace e prosperità. Ad affiancare l’impavido portatore della spada sarà una sorta di custode della verità, un essere dalle sembianze insettoidi con uno spiccato senso dell’umorismo.

Partiamo da ciò che più salta all’occhio: la veste grafica. The Swords of Ditto: Mormo’s Curse stupisce con un’estetica a dir poco fuori dal comune, palesemente ispirata a serie animate delle ultime generazioni, ma con uno stile unico e riconoscibile. Il cartoonesco mondo di gioco sprizza colori da tutti i pori e così fan anche le creature che lo popolano, tutte ben caratterizzate e bizzarre al punto giusto. Se non ci si soffermasse troppo sull’UI nemmeno ci si renderebbe conto di stare giocando un videogame.



Il cuore del gioco, come ogni roguelike/roguelite che si rispetti, gira tutto intorno all’esplorazione. Le Spade di Ditto, prima di fronteggiare Mormo, devono farsi largo attraverso i due dungeon principali della mappa; questi ultimi nascondono i cosiddetti “Toys”, armi e strumenti indispensabili per procedere nell’avventura e che permettono approcci al combattimento ed al problem solving sempre differenti. Si passa infatti dal classico arco alla palla da bowling, dal drone telecomandato alla magica mazza da golf, dalla torcia all’occhio laser. Varietà ce n’è per tutti i gusti, per quanto alcuni Toys siano oggettivamente più efficaci di altri.

Oltre ai dungeon principali vi sono poi quelli che nascondono la fonte del potere di Mormo. Una volta liberati dalla sua morsa lo scontro finale si fa meno impegnativo, il che rende questi dungeon molto meno secondari di quanto si pensi. A condire il tutto ci si mettono poi grotte segrete e pozzi misteriosi, buche che portano a labirinti sotterranei e side quest, queste ultime piuttosto semplici da completare e lineari nella struttura.



Non è sbagliato affermare che il gioco prende ispirazione dai classici The Legend of Zelda. La mappa di gioco si sviluppa a quadri, con il passaggio da una zona all’altra intervallato da un vero e proprio slittamento, come accade ad esempio in A Link to the Past. Peccato che la fluidità non sia delle migliori visti i preziosi secondi che il gioco tiene per sé ogni volta che s’imbocca l’entrata di un edificio, di un dungeon o, appunto, di una nuova area. Un modo per nascondere i caricamenti non troppo efficace.

Eppure, passeggiare e farsi largo a suon di spadate con la pressione di un singolo tasto lungo il mondo di gioco è davvero piacevole, complice anche la sopracitata veste grafica. Così come per la saga leggendaria, il divertimento raggiunge il suo picco nei dungeon, dove ci aspettano enigmi ambientali affatto complessi, ma comunque interessanti da risolvere, nemici e trappole di ogni tipo e persino un boss finale. Peccato che la varietà non raggiunga livelli stellari; già alla seconda reincarnazione, infatti, gran parte dei pattern hanno un che di familiare.



Non saranno soltanto i Toys ad accompagnarci durante la nostra missione. Il nostro eroe può infatti fare affidamento sugli Sticker, pezzi di equipaggiamento che vanno ad ampliare il parco abilità, e sui vari oggetti disponibili negli shop, come gli immancabili antidoti e le cibarie degne del miglior fast food. Persino i collezionabili sono parte integrante del “Raccatto per sopravvivere” e devono essere scambiati con curiosi quanto utilissimi personaggi al fine di mettere in saccoccia i Toys, Sticker e strumenti più in sintonia col nostro modo di combattere.

Più missioni porteremo a termine e maggiore sarà l’esperienza accumulata prima dello scontro fatidico. Arrivare ad un livello perlomeno pari a quello di Mormo sarà indispensabile infatti per avere la meglio e dare inizio ad altri cento anni di pace. Maledizione dopo maledizione, inoltre, il castello della perfida strega si fa sempre più ostico da scalare e indispensabile sarà anche la varietà del nostro inventario.



Dal punto di vista tecnico, oltre ai già menzionati e onnipresenti caricamenti, dobbiamo segnalare la presenza di bug che, ad un certo punto, ci hanno impedito di proseguire durante l’avventura. Siamo quindi stati costretti a recarci sulla pagina ufficiale degli sviluppatori per prendere le dovute contromisure. Tali problemi, comunque, dovrebbero essere sistemati a breve con una patch ufficiale.

The Swords of Ditto: Mormo’s Curse si è rivelato un piacevolissimo passatempo, sia dal punto di vista estetico che da quello strettamente ludico. Per quanto non sia complesso a sufficienza da infognare gli appassionati del genere, riesce ad immettere il giocatore in un coloratissimo loop avventuroso, accompagnato da una soundtrack a sua volta molto ben delineata.

Consigliato a tutti coloro che, in un pomeriggio di spensieratezza, vogliono indossare i panni di un eroe un po’ svampito, ma non per questo poco coraggioso. Magari in compagnia di un amico, vista anche la presenza della coop locale.

7.6

The Swords of Ditto: Mormo's Curse

"Ma chi me l'ha fatto fare di alzarmi dal letto stamattina?"

Un roguelite dalla veste grafica adorabile e con un mondo di gioco ben costruito. Combat system semplice ma diversificato, dungeon impegnativi quanto basta.

Pattern talvolta troppo ripetuti. Tecnicamente non ottimizzato al meglio. In sola lingua inglese.

Modus Operandi: Affrontata l'avventura di quattro impavidi eroi grazie ad un codice gentilmente offerto per la recensione.

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