R-Type Dimensions, quando il retrogaming distrugge i tuoi ricordi

È doverosa una breve premessa introduttiva all’articolo: NintendOn nasce come progetto che trae forza dalla passione per Nintendo dei componenti dello staff, e per coltivare al meglio questa loro passione applichiamo una politica di “non-imporre” la creazione di contenuti dall’alto, quanto piuttosto ne favoriamo semplicemente la loro nascita spontanea, molto più autentica e vera, ma soprattutto entusiasmante, tanto per l’autore che per il lettore che riesce a coglierne lo spirito.

Questa politica la applichiamo naturalmente anche all’assegnazione dei codici review, il cui procedimento è così riassumibile: il redattore scorre un nostro file excel condiviso che raccoglie una lista di tutti i titoli in uscita, ne fa richiesta ai saggi PR Manager che si occupano di ottenere il codice redazionale, e procede infine alla creazione dei contenuti editoriali o video. Fine.

Se oggettivamente la procedura è riassumibile asetticamente in questi semplici passaggi, diversi sono gli effetti positivi sul lavoro di scrittura di questa metodologia.
Mentre infatti in altre realtà editoriali l’imposizione dall’alto di un titolo da recensire rappresenta per lo più anche limitatamente il contenuto dell’articolo, dovendo non per altro “svolgere un compito” ristretto, qui in NintendOn sono invece le emozioni che ne hanno scaturito la scelta a dettare le regole del gioco.

Ed è qui che arriviamo a me: la scelta di R-Type Dimensions, raccolta remake dei primi due titoli dell’omonima serie,  non è affatto banale o imposta dall’alto, ma è puramente dettata dalle mie personalissime emozioni legate a doppia mandata a questa perla videoludica.


Allaccia le cinture: VIA (da Super R-Typer per SNES)

Il leggere anche solo di sfuggita il titolo aveva infatti destato in me quella sequela di ricordi e impressioni da “porcavaccachiseloricordava” tanto da far fremere i miei polpastrelli dall’appoggiare le dita sul pad, riallacciarmi le cinture di sicurezza di una nave spaziale, e di iniziare a scrivere di mirabolanti gesta interplanetarie, ansioso di riabbracciare tra le mie mani uno dei giochi che più aveva segnato la mia infanzia e mi aveva avvicinato al mondo videoludico.

Ma i ricordi rispecchiano sempre la realtà? Niente di più errato.

I miei primi ricordi di R-Type risalivano al 1994 quando, ancora piccolo infante di classe ’90, girovagavo tra gli scaffali del negozio di giocattoli dei miei genitori, ed inserii per la prima volta la cassetta di Super R-Type nel glorioso SNES da esposizione con tanto di dock station ufficiale Nintendo.

Ebbene sì, ero un ragazzino più che fortunato: un negozio di giocattoli tutto mio in cui poter provare tutti i videogiochi disponibili sul mercato, spolparmeli uno alla volta, e poi passare al prossimo a costo zero.

Ed R-Type era uno di questi: per diamine, un gioco Shoot’em’up di astronavi con un sistema elaborato di upgrade a moduli staccabili dal corpo centrale della navicella ed EIETTABILI verso i nemici, o utilizzabili a mo’ di scudo.
Insomma: il paradiso per un moccioso di 4 anni.


Posizione al millimetrooooooooooooo

E così erano cristallizzati i miei ricordi, vividi in quell’immagine di me che affrontava orde di nemici con elaborate strategie congiunte all’utilizzo di quella sfera arancio-fluorescente dai mille poteri.
Eppure… scarico il gioco per Switch, faccio un giro tra le opzioni video per scegliere quella più nostalgica ma al tempo stesso godibile (siamo nel 2019, checcavolo, capisco la fedeltà grafica… ma il mio occhio pretende altro), mi lancio nello spazio con la mia navicella e… BUM.
Muoio senza neanche passare la terza ondata di nemici.

Ci riprovo, magari la ruggine dei miei sistemi sinaptici aveva preso il sopravvento e invece… BUM. Di nuovo a terra.
Dai, sarà stata una mia disattenzione, riproviamo e… BADABUM. Game Over.


Una delle varie situazioni limite in cui guardi avanti ma… LA MINACCIA È DA DIETRO [WARNING DOUBLE SENSE]

… conoscete quella sensazione di quando avete impressi ricordi magnifici di un videogioco e poi rigiocandolo vi accorgete che non era poi così come lo ricordavate?
Ecco, più o meno è questa la sensazione, con la differenza che il gioco è invecchiato strabene, ha ancora quella profondità di gameplay e innovazione di struttura che molti titoli analoghi di genere ad oggi possono solo sognarsi lontanamente, ma… sono incapace a giocarci.

Non ho più i riflessi, la mia mente non pensa più in maniera analitica, la lentezza dell’astronave limita la mia capacità di elaborare una strategia sul lungo termine, pensando ed agendo solo all’istante.
E in un gioco costruito tanto sulla capacità di danzare tra il fuoco nemico e controbattere, quanto di adattarsi a diverse tattiche di gioco in rapidi istanti, non può che portare alla morte.

Insomma, R-Type è una tipologia di gioco che davvero appartiene a ben altri tempi, tempi in cui superare i livelli era davvero una sfida, in cui il trial & error era la regola, e non l’eccezione, in cui si disegnavano su un foglio di carta improbabili schemi di movimenti dei nemici da imparare a memoria per poter avanzare il più lontano possibile senza morire.
Insomma… R-Type è IL videogioco nella sua più autentica espressione.

 
Era il lontano 1993 e già giravano queste immagini e si pensava agli effetti luce…

Questo remake merita l’acquisto?
Sì, perché se avete voglia di accrescere la vostra cultura videoludica e saggiare con mano la “vecchia scuola”, R-Type è di sicuro il titolo perfetto. Se però avete bisogno di titoli mordi e fuggi, in cui l’avanzamento lineare tra i livelli può avvenire anche a mesi di distanza… lasciate perdere.
R-Type è una primadonna gelosa, e non accetta di venir trascurata.

Ed è così che ho subito anch’io la giusta vendetta dell’amante tradito, ma nonostante ciò fa nulla, non importa se sono diventato una pippa, se muoio ogni tre nemici uccisi, a me questo gioco… piace ancora.
E ci sto provando talmente tanto gusto pur essendo giunto a stento al secondo stage e aver visto talmente tante volte la schermata di Game Over che il provare questo senso di sfida, il rosicare a poco a poco le tappe e avvicinarsi sempre di più al finale… è forse la cosa più bella e soddisfacente che un videogioco può regalare.

Quindi sì, fanculo ai giochi che si completano da soli.
W la vecchia scuola, w R-Type, e w i pad wireless che se li lanci non ti trascini dietro anche la console!
Per una volta non maledico il giorno in cui il cavo ha lasciato spazio all’era del “senza fili”.

Il vostro,

Capitan “spaziale” Osoko

Ho trovato una gif di R-Type per PlayStation che ha generato in me altri ricordi meravigliosi… speriamo arrivi su Switch.