Link’s Awakening: “Senza stile non venire”

Perché alle feste serve il vestito cucito addosso.

Nintendo HA stile.
È una cosa innegabile e sotto gli occhi di tutti.
Nintendo può essere considerata la Mary Quant del mercato videoludico, la pioniera, l’avanguardista, quella che lo stile lo crea e non lo replica. (per chi non lo sapesse Mary Quant è l’inventrice della minigonna)

Insomma, Nintendo è questa:

Questo è Yoshi’s Island, l’APOTEOSI dell’arte di Nintendo (ora vomito @_@)

Insomma, perché quest’improvvisa invettiva a spada tratta su quanto Nintendo sia figa e su quanto Nintendo sia brava?
Perché ieri, alle ore 23:35 minuti e 23 secondi è apparso precisamente questo, il remake di Link’s Awakening, uno degli Zelda se non LO Zelda più bello mai concepito, prodotto e realizzato da Nintendo.
E la rete cosa fa? Critica.

Critica perché non ha uno stile grafico che incontri i loro gusti, o perché trovano aberrante un remake di un titolo di 26 e passa anni fa riproposto in una veste grafica plasticosa, e lo fanno senza neanche conoscere il reale background del titolo (che ieri ho involontariamente spoilerato ad un mio caro amico, scusami Nicola, ma cavolo pure tu che non hai mai giocato Link’s Awakening…) o ancor peggio senza attendere ulteriori dettagli su bonus, aggiunte, modifiche sostanziali al gameplay che sicuramente non mancheranno e che già si intravedono nella possibilità di direzionare gli attacchi con la spada in 8 direzioni e non più 4 come all’epoca.

In ogni caso, innovazioni a parte, resta uno il perno centrale: ma davvero pensate che QUESTA non sia la naturale evoluzione dello stile grafico di un gioco?

 

Ringraziamo GameXplain e GIPHY per il materiale di cui sopra

 

Allora, io capisco che i gusti sono personali e quindi di per sé insindacabili, ma davvero vi sentite di poter criticare lo stile di Nintendo?

Premetto – e mi accorgo di arrivarci anche un bel po’ lungo su questa premessa che doveva esserci almeno 284 parole fa – che non sono uno di quei fan accaniti che guarda a Nintendo come l’idolatria incondizionata e scevra di ogni critica, anzi, più volte ho inveito contro Nintendo e lo stile adottato nei giochi.
Ricordiamoci, anche pescando tra i più recenti, che ha creato obbrobri come la serie di New Super Mario Bros. o l’ultimo Zelda: A Link Between Worlds di Nintendo 3DSiana memoria, da me odiato ma comunque corrispondente allo stile dettato da A Link to the Past e quindi con un senso. (ma faceva comunque caga’, oh, non mi fate esser volgare)

Ma nonostante tutto a Nintendo non è possibile non additare quel coraggio di sperimentare soluzioni nuove, stili che mixano il moderno con il classico con l’avanguardista restrospettivo carpiato triplo, e che pure nelle sue ca*ate ha saputo tirar fuori piccole perle di stile.

Era dato a 1.01 (in termini bettistici) che avrei utilizzato quest’immagine, vero?
È più forte di me, è proprio BRUTTO Between Worlds.
Già la palette dei colori sparata a mille… DAI.

Insomma, Nintendo può farla fuori dal vaso a volte, ma non si può oggettivamente non ritenere la sua una maestria e una padronanza dell’arte al di sopra di qualsiasi altro competitor esistente, considerato che i suoi hardware da circa 12 anni viaggiano ad un livello prestazionale letteralmente dimezzato e più rispetto alle concorrenti.

EPPURE, ce la fa, riesce a creare quel sense of wonder che le altre SH o competitor che viaggiano su ben altri livelli di hardware lontanamente riescono ad eguagliare.

Ok il fotorealismo, va bene il dettaglio tecnico dello shader che mi rende quel frangente di monitor quasi una finestra sul mondo reale ma.. a che pro se poi si schianta inesorabilmente sul COME quell’elemento singolo interagisce nel mondo di gioco?

INTERAZIONEEEEEEEEEEEEE

Ecco, è qui che entra in gioco lo stile di Nintendo.
Quando tutto si misura al micropixel su schermo, Nintendo riesce a metterci inspiegabilmente un pezzetto di cuore in quel pixel, donandogli una vita propria che ti rende impossibile dare una ragione a quel senso di meraviglia che ti sta assalendo.

È una cura profonda che ha quasi dell’artigianalità il suo più recondito segreto, ed è ciò che differenzia di più Nintendo dalle altre produzioni videoludiche.

Facciamo un altro esempio, andando A CASO (e sottolineo) su qualcosa di ancor più di nicchia, che mi fa risalire alla mente una lotta oceanica (HA-AH, ancora non l’avete capita ma ora vi arriva, aspettate) tra la serie Endless Ocean per Nintendo Wii e AQUA di Sony.

Un buco e un po’ d’acqua sono tutto ciò di cui avrete bisogno per cogliere l’ABISSO di differenze (oddio sto continuando con ste battute)

Era lo stesso periodo, da una parte Nintendo Wii (una PlayStation 2 con il telecomando) e dall’altra la PlayStation 3, colei che montava il superpotente chip CELL con il quale la NASA ci mandava i cani in orbita a bordo di razzi interstellari da milioni di dollari che, presupponendo fosse davvero possibile, a conti fatti erano teleguidabili con una console giapponese realizzata in una fabbrica di cinesi sottopagati da qualche parte nel sud-est asiatico. (?!)

Il paradosso della seconda guerra mondiale e successive, insomma, contro la piccola console bianca di Casa di Kyoto.
Un esito scontato avrebbero detto i più, eppure…

Ma tralasciando per un momento la parentesi Endless Ocean che – e ve lo prometto semmai vedrete altri miei articoli su NintendOn – ricorrerà sempre frequente e riuscirò ad infilarcela in un modo o nell’altro anche nella possibile disamina dei dati finanziari dell’ultimo trimestre di Nintendo, vorrei spostare l’attenzione sul RE della generazione di console a cavallo negli anni dal 2006 al 2012, sua maestà immaginifica Super Mario Galaxy, detto anche “U R MR GAY” come si leggeva sul titolo della schermata principale considerando le sole lettere evidenziate dalle stelline.

 

Non ci credevate, eh? Eppure era davvero così, ANCHE nel 2.

Ebbene, con questo titolo ritorniamo al principio dell’articolo dove non a caso, oltre che per naturalmente la sua manifesta e conclamata superiorità artistica, ci avevo messo una gif animata di Yoshi’s Island che ritraeva da perfetto precursore le Galassie siderali coi baffi.

La forza di Nintendo infatti è anche e soprattutto quella di vedere giallo dove tutti vedono nero, di saper far brillare come un diamante anche la più piccola pagliuzza, e soprattutto di sfruttare i limiti tecnici delle sue console adattandoci sopra un gameplay che ne nasconde e copre i difetti.

Mario Galaxy è l’esempio PERFETTO della maestria di Nintendo in questo campo: animazioni al limite del sublime, stile grafico unico in tutto e per tutto, ma soprattutto pompaggio estremo dei dettagli e degli effetti di luce a schermo per una resa visiva senza pari considerato il periodo videoludico ed il primo avvento dell’alta definizione.

E come tutto ciò? Semplicemente ridefinendo il concetto del gameplay, riportandolo non su ampi scenari come quelli del predecessore Super Mario Sunshine, ma bensì sui minuscoli pianeti delle Galassie di Mario.

Un concetto semplice che non solo ha permesso di sfruttare ben oltre i limiti l’hardware della console dovendosi concentrare sulla renderizzazione di piccole porzioni di mappa, e quindi sfruttando quanto appreso dall’esperienza di Wind Waker, ma estremizzando e dando una possibilità di sfogo infinito al suo estro artistico, disegnando e sperimentando soluzioni altresì difficilmente replicabili in altri contesti, e che difatti hanno rivisto in Super Mario Galaxy 2 un’uscita quasi obbligatoria a soli due anni di distanza dalla pubblicazione del primo capitolo.

“Volo e son contento, tanto nessuno si sta accorgendo che sto caricando nel mentre un’altra microporzione di mappa”

E con questa ho finito.
Lo so, ho forse abusato di gif e immagini (e Endless Ocean), ma come avrei potuto spiegarvi diversamente l’arte di Nintendo nel creare un suo stile?

E se di Link’s Awakening se n’è parlato ben poco… beh, poco importa, alla fine era solo un pretesto per potervi parlare a più ampio braccio di tutto ciò che concerne le multidirezioni artistiche di Nintendo.
Perché tanto, alla fin fine, Link’s Awakening è il miglior Zelda di sempre mai realizzato, per cui c’è poco di cui discutere se una cosa è perfetta, o no?

Tranne Endless Ocean 3, quello sì che sarebbe iper-perfetto porca balena ammuffita.