Halloweegee’s Mansion

Nobody cares about Weegee

Disclaimer: chiedo perdono per il titolo ma dovevo fare un gioco di parole. Nel caso non sappiate chi sia Weegee, complimenti, avete una vita sociale.

Adoro Halloween. L’atmosfera macabra e allo stesso tempo giocosa di questo giorno mi attrae dall’epoca delle elementari, quando mi vestivo da Dracula per un’intera giornata. A scuola, a casa, anche mentre stavo dai nonni per mangiare la zucca al forno. Certo, se poi mia nonna non avesse cercato di infilarmi un cavicchio nel petto dopo che li avevo spaventati a morte, avrei continuato a festeggiare così. Con l’arrivo dell’adolescenza invece, ho iniziato a celebrare in casa, guardando film e giocando a videogiochi a tema horror, o meglio “spooky”. Il fatto è che per quanto mi piacciano le atmosfere sinistre, io sono sempre stato un fifone, uno di quelli che riescono a trovare inquietante Fracchia Contro Dracula. Detesto i jump scare, le bambine morte e quegli slasher dove alla fine scopri che la storia era vera e quel cavolo di killer non è mai stato acciuffato, costringendomi a guardare fuori dalla finestra per due giorni  (perché non si sa mai che Zodiac abbia deciso di nascondersi proprio in provincia di Parma).

Fortunatamente poi ho smesso di vestir… oh

Tutta questa premessa per farvi immaginare quanto nel 2002, quando avevo dodici anni, zero amici e un Nintendo Gamecube, Luigi’s Mansion fu d’impatto nella mia vita. All’epoca mi definivo un ex-segaro novello-sonaro deluso  (e ci credo che non avevo amici, come accidenti parlavo?) e mentre ascoltavo il nu metal pensavo a quanto ormai fossi adulto. Così adulto che, proprio nel mese di Ottobre, per seguire la mia tradizione, mi feci prestare Eternal Darkness. Così adulto che, arrivato alla scena della vasca da bagno (se ci avete giocato, sapete a cosa mi riferisco) decisi pacatamente di spegnere la console, aprire il coperchio, prendere il dischetto mentre ancora girava e lanciarlo fuori dalla finestra. Da quel giorno ho capito cosa provò mio nonno quando gli venne l’infarto dopo che lo spaventai.

Stai sottoterra insieme ad Edgar Allan Poe!

Fortunatamente il mio amico decise di prestarmi Luigi’s Mansion il giorno successivo, avendo trovato il dischetto di Eternal Darkness sommerso nel fango e capendo immediatamente cosa fosse accaduto. Che dire delle mie opinioni all’epoca su quel gioco? Semplicemente, fu una delle esperienze videoludiche più belle della mia vita, tanto che mi fece diventare il nintendaro che sono oggi. Non mi importava che il gioco non fosse un sequel di Mario 64, che fosse cortissimo, perché grazie al cielo non avevo ancora internet. Io volevo divertirmi mentre mi spaventavo e Luigi’s Mansion era, ed è ancora oggi, il gioco perfetto per quel genere di esperienza.

Qualcuno dice che fissando il titolo a lungo, le lettere inizino a muoversi…

Già a partire dalla copertina, con l’espressione comica e allo stesso tempo terrificante del fratello di Mario, si capisce quanto gli sviluppatori abbiano giocato su questo tipo di contraddizione. Consideriamo che all’epoca Luigi non aveva tutta questa importanza e la sua personalità non era stata ancora ben delineata da Nintendo. È proprio con Luigi’s Mansion che questo personaggio viene caratterizzato definitivamente, capitalizzando sul suo lato tragicomico, quasi fantozziano. Benché il gioco sia ormai vecchiotto infatti, le animazioni e l’espressività del protagonista sono ancora perfette e comunicano proprio questo genere di comicità macabra.

Ecco, forse la versione BETA era un po’ troppo macabra

Stiamo parlando di un videogame in cui, armato di torcia e aspirapolvere, il secondo idraulico più famoso del mondo dovrà aspirare fantasmi a più non posso. Non so voi, ma fin da bambino ho sognato di fare l’acchiappa-fantasmi e anche a dodici anni colsi il fascino di questa produzione, ancora oggi unica. Potrei passare ore parlando dei vari elementi che rendono Luigi’s Mansion un gioco speciale, anzi ci passerei intere giornate, ma rischierei di rimanere ancora senza amici. Ve la faccio breve: Luigi’s Mansion è unico per il numero infinito di dettagli, per lo stile grafico che unisce il cartoon al realistico, per le sezioni che risultano addirittura inquietanti, per le musiche orecchiabili e soprattutto per il gameplay dannatamente divertente.

“Per una grande porta, ci vuole una grande chiave!”

Anzi, sapete che vi dico? Sarò pesante. Sarò esaustivo. Partirò proprio dalla cura maniacale riposta nei dettagli e partirò proprio dall’inizio, cioè da quando si accende la console. Il tipico logo “Nintendo” viene pronunciato da una voce spaventosa, la schermata iniziale mostra l’imponente palazzo in mezzo al nulla e la musica è un pauroso remix del tema di Donkey Kong originale. Lo schermo di selezione dei file poi, passa dalla scritta “Benvenuto nel tuo palazzo” a “Benvenuto nel NOSTRO palazzo”. Già così si capisce che il gioco punta a creare qualcosa di leggermente inquietante senza prendersi troppo sul serio, qualcosa che puzzi di vecchio pur essendo nuovo. Proprio come la mitica villa in cui si svolge la vicenda.

Ma se non c’è neanche l’ampio parcheggio…

Questo palazzo infatti è costruito in uno stile antico, vicino al rococo, e tutte le stanze presentano arredamenti vecchi e sbiaditi. Non vi dico i sanitari, una roba da brividi. Ragnatele e sporco la fanno a padrone, basta muovere le scarpette di Luigi o accendere il Poltergust per spostare nuvole di polvere, perfettamente visibili grazie all’illuminazione della torcia. Eppure, l’intero palazzo non è altro che un’illusione creata dai Boo, un oggetto nuovo progettato esclusivamente per catturare i fratelli Mario e augurargli una fredda e infinita Buonanotte.

Letteralmente

Insomma, questa enorme villa è il simbolo del gioco e svolge a mio parere il ruolo di co-protagonista. Grazie allo stile grafico semirealistico e al sapiente utilizzo da parte di Nintendo degli effetti di luce, le stanze riescono a risultare vissute, tristi eppure in qualche modo calde, mai troppo minacciose. Onestamente, se dovessi andare in vacanza in una casa tratta da un videogame, butterei via tranquillamente  la villa di Lara Croft e il Castello di Peach per andare a vivere nel palazzo di Luigi. In particolare mi metterei nel giardino ad ascoltare quel tema malinconico per ore. Lo so che suona strano e in effetti lo è.

Tutti i giorni guardo nella posta sperando di trovare questa mappa!

Perché stiamo comunque parlando di una casa degli orrori. Un posto in cui ci sono gemelli fantasma che vogliono giocare con voi. Un posto in cui da un cimitero può uscire un’ombra violacea che vuole portarvi via. Un posto dove un bebè può diventare un incubo enorme. Quando lo giocai la prima volta, gli spettri usciti dai dipinti sparsi per casa, che hanno fattezze e caratteristiche umane, riuscirono in qualche modo a spaventarmi. C’era un solo modo per ricordarmi quanto fossero innocui: risolvere i piccoli task necessari a indebolirli, abbagliarli e poi finalmente aspirarli. Una volta fatto, la luce sarebbe tornata e Luigi avrebbe iniziato a fischiettare il tema del gioco.

Fino ad allora… “M-M-Marioo!”

Non a caso ho citato anche il comparto sonoro tra gli elementi cardine di Luigi’s Mansion. Stiamo parlando di un gioco in cui esiste un tasto per chiamare Mario e più la salute del protagonista è bassa, più la sua voce sarà rotta e disperata! Funzione totalmente inutile a livello di gameplay ma essenziale per l’immersione. Non solo, quando una stanza è buia e quindi piena di pericoli, Luigi canticchia come se volesse smorzare l’ansia (e i fantasmi lo seguono, forse per deriderlo). La cura per i dettagli è ottima e tutti gli effetti sonori e i jingle seguono lo stesso stile simpatico ma terrificante.

No Luigi, meglio non guardare quel film

Ciò che però mi suscita i più bei ricordi di quell’Ottobre 2002 sono le musiche, composte dal grandissimo Kazumi Totaka. Per chi non lo conoscesse, questo idolo è il compositore (tra le altre cose) di tutti i Mario per Gameboy, di Wario Land, di Animal Crossing e dei canali Wii, insomma un maestro di orecchiabilità. Per quanto mi riguarda la soundtrack di Luigi’s Mansion è il suo capolavoro perché riesce a risultare accattivante nonostante utilizzi suoni cupi e strani. C’è un senso di rozzo nella colonna sonora che in qualche modo funziona, si pensi al tema del Gameboy Horror composto con suoni tipici della console portatile anni ’90.

Ora voi direte “interessante, ma alla fine com’era il gioco?”. Oppure “perché sei ancora vestito da Dracula mentre scrivi?”. A una di queste domande posso rispondere: il gioco è molto divertente. Ricordo che fu il primo a farmi dimenticare di avere in mano un controller, caratteristica tipica delle migliori produzioni Nintendo. Aspirare fantasmi  è facile da imparare ma difficile da applicare e regala una soddisfazione unica, grazie anche all’ottimo lavoro svolto nel comparto tecnico che mantiene i 30 fps costanti. Luigi’s Mansion è uno di quei giochi che vanno provati per essere davvero capiti. Per quanto adori il gameplay però, non tutto è rose e fiori.

No Luigi, non offenderti

Dopo questa sviolinata avrete capito che il mio giudizio sul gioco è leggermente soggettivo. Facciamocene una ragione: l’oggettività nel 2018 non è più di moda. Volendo fare i precisi però, Luigi’s Mansion ha alcuni difetti. Come ho già detto è corto, la durata dell’avventura non supera le cinque ore, anche se il sistema a punteggi e la modalità difficile lo rendono rigiocabile. Inoltre, come molti giochi di quel periodo, è stato gonfiato con fasi ripetitive per motivi di tempi di sviluppo: la caccia ai Boo e la fase di blackout potrebbero risultare frustranti per qualcuno. Infine, l’esperienza di base è molto facile e gli enigmi si risolvono quasi sempre in pochi secondi.

Nella versione PAL è più difficile da raggiungere il punteggio massimo

Ma vogliamo mettere tutti i tocchi di classe? Il Gameboy Horror in versione foto-realistica. Le piante che regalano gemme e soldi una volta annaffiate (ma quanto è bello il suono del denaro in questo gioco?). La Totaka’s Song nascosta nel menu dei comandi. La stanza degli strumenti musicali con il bellissimo tema di Super Mario. La ricerca di oggetti perduti da Mario. La possibilità di risucchiare le tovaglie senza far cadere le posate. La mano di Luigi che trema mentre apre le porte di stanze inesplorate. E poi…

L’ombra di Luigi impiccato (sarà solo un glitch?)

È passato tanto tempo dalla prima volta che giocai a questa perla e ancora oggi reputo Luigi’s Mansion il gioco simbolo del mio Halloween. Certo, ci sarebbero anche Super Castlevania IV e Resident Evil 4, ma quelli sono arrivati dopo. A loro dedicheremo altri articoli. Per me questo gioco rappresenta la vera bellezza dei videogames, quella magia che trascende recensioni, opinioni e riesce semplicemente a divertire, anche soltanto scrivendo un piccolo articolo sulla festa del 31 Ottobre. Per questo ho già comprato e finito il remake su Nintendo 3DS e ho un hype spaventoso per il nuovo episodio in arrivo su Switch. Talmente spaventoso che per festeggiare credo mi vestirò da Dracula.