Wolfenstein – recappone per Wolfenstein II

Passaggi di mani

Wolfenstein è una saga storica. Il primo gioco della serie è Castle Wolfenstein, realizzato da Muse Software e rilasciato nel 1981 per Apple II, ed era un gioco che combinava stealth con azione e avventura. Ma il titolo più famoso dell’intera saga fu senza dubbio Wolfenstein 3D, il “primo” fps 3D, realizzato da id Software nel 1992. Qui venne introdotto il protagonista della serie, William B.J. Blazkowicz ed il leggendario Mecha Hitler.

Il brand passò di mano finendo ad Activision, che produsse prima con Grey Matter e poi con Raven Software, due titoli nel franchise: Return to Castle Wolfenstein e Wolfenstein. Questi introdussero nel franchise un nuovo nemico: Wihelm “Deathshead” Strasse, capo di una divisione di ricerca segreta delle SS, spesso identificata con il suo stesso soprannome.

Nulla può superare la bellezza di quest’immagine. Nulla.

Poi il testimone passò a Machine games del gruppo Zenimax che produssero Wolfenstein: the New Order, The Old Blood e Wolfenstein II: The New Colossus. Il loro è una sorta di reboot-sequel dei titoli di Activision. In tutti questi passaggi ci sono stati un po’ di rimaneggiamenti , informazioni contraddittorie e retcon. Diciamo che le informazioni importanti possono essere prese tutte dai giochi di Machine games per apprezzare al meglio Wolfenstein II.

Capisco il vostro stupore. “Scusa, ma non è un fps dove devo sparare ai nazisti e basta? A che mi serve sapere la storia?” Ecco, il colpo di scena dei giochi di Machine Games è stato proprio questo. Hanno una storia. Hanno dei personaggi. Ai quali ti affezioni. Che vivono e comunicano emozioni. Chiaro non è materiale da oscar, ma in un FPS oramai è diventata una cosa rara. E questo riesce a dare una forte identità al brand, che unisce follia ed azione molto diretta ad una caratterizzazione che non ti aspetti.

Old Blood

I bei paesini di montagna della Baviera. Solo con più Nazisti. E Zombie.

Il difetto di questo approccio è che saltando un capitolo si possono perdere le motivazioni per l’evoluzione dei personaggi. Cercherò quindi di raccontarvi un po’ la trama dei giochi per rendervi pronti ad affrontare al meglio Wolfenstein II: The New Colossus su Switch.

L’espansione stand alone Old Blood si colloca cronologicamente prima degli eventi di New Order ed è una reinterpretazione degli eventi di Return to Castle Wolfenstein. Possiamo definirlo come il punto di partenza di questa nuova continuity. Blazkowicz, il miglior agente dell’OSA, servizio segreto congiunto inglese ed americano, viene inviato in una missione di infiltrazione nel titolare Castello Wolfenstein. Lo scopo è quello di recuperare la posizione del complesso di ricerca principale di Deathshead. Siamo nel 1946 e la Germania nazista è in una posizione di vantaggio nella guerra, grazie alla loro tecnologia superiore. Questa missione è quindi di importanza vitale. Il tutto va in vacca velocemente e dopo una cattura, tortura e fuga, B.J. si ritrova nel villaggio limitrofo di Paderborn. Entrerà in contatto con la resistenza locale e cercherà di riformulare un piano di attacco.

Avere le idee chiare.

In mezzo a questo, si scopre che i tedeschi sono alla ricerca della conoscenza occulta in possesso dell’antico Re Ottone I. Il reboot di machine games tratta in modo più scientifico tutto l’occulto tipicamente associato con la Germania Nazista. Si tratta di tecnologia sufficientemente avanzata da sembrare magia. Gli alchimisti di Ottone I avevano creato un gas in grado di trasformare le persone in zombie. Ed ecco che  B.J. si ritrova a dover combattere nazisti, zombie e nazisti zombie. Dopo molte perdite tragiche tra i vari NPC aiutanti, la missione è un successo, e la posizione di Deathshead è conosciuta. Wolfenstein New Order inizia proprio con l’assalto alla fortezza.

New Order

Un enorme contingente di forze alleate assalta la fortezza nel mar baltico. Blazkowicz si trova insieme al veterano scozzese Fergus Reid ed al soldato semplice più giovane Probst Wyatt III ad operare da punta di lancia, ma tutto va in vacca immediatamente. Qui si opera una scelta di gioco importante, che diverge la narrativa di Wolfenstein su 2 linee temporali diverse. Il giocatore potrà salvare solo uno tra Fergus e Wyatt. Questo altera sia le scene che li vedono protagonisti, sia alcune meccaniche di gameplay. Gli alleati mettono in scena una rocambolesca fuga per i sopravvissuti, ma Blazkowicz si becca un pezzo di metallo in testa che lo manda in stato vegetativo.



Sopravvive a questo evento e si ritrova in un asilo psichiatrico in Polonia, assistito dall’infermiera Anya Oliwa. Passano 14 anni e siamo nel 1960. In un raid tedesco atto a chiudere la struttura psichiatrica, B.J. si risveglia e ritorna a massacrare Nazisti e riesce a fuggire con Anya. Purtroppo scopre che i Nazisti hanno vinto la guerra ed ora controllano quasi tutto il mondo. Sono stati loro a sganciare un’atomica sugli USA per farli arrendere. B.J. quindi inizia a cercare di rimettersi in contatto con membri di resistenze, ritrovando alcuni dei suoi vecchi amici ancora operativi.

Quando metti della storia in un FPS

A questo punto la storia riesce a collegare in modo molto intelligente la supertecnologia con la persecuzione degli ebrei. Una setta segreta ebraica nota come Da’at Yichud,  ha sviluppato nei secoli tecnologie avanzatissime in un tentativo di capire il Dio attraverso la conoscenza del mondo naturale. Queste tecnologie sono state acquisite e retroingegnerizzate dai tedeschi. L’idea è “semplice”. Danneggiare i nazisti. Questo avviene attraverso una serie di rocambolesche missioni, che vedono B.J. rubare un U-boat tedesco, andare sulla luna a recuperare i codici di attivazione delle testate atomiche del sottomarino, appropriarsi di un po’ di tecnologie perdute dei Da’at Yichud e riassaltare il quartiere Deathshead. E già che c’era, formare delle bellissime amicizie con i membri della resistenza ed una storia d’amore con Anya.

Alcune scene sono assurde e grottesche. Il continuo cambio di tono in Wolfenstein stranamente funziona benissimo.

Il finale è estremamente drammatico. L’assalto è brutale e Blazkowicz riesce nello scopo di uccidere Deathshead, ma non nel modo sperato. Il generale tedesco usa una granata per suicidarsi e ferire gravemente B.J. Ferito, sul limitare della fortezza, da l’ordine di lanciare la bomba atomica sulla struttura. Il gioco si chiude dopo i crediti con il rumore di un elicottero che si avvicina.

I FEELS

Lo so, è difficile potervi comunicare le emozioni di quest’avventura, ma sappiate che il gioco spende il giusto tempo in momenti più calmi. Tra una missione e l’altra potrete parlare con i vari NPC, potrete vederli reagire alle vittorie, alle sconfitte ed alle perdite. La figura di Caroline Backer, capo della resistenza, è estremamente importante, in grado di tenere alto il morale. Malgrado rilegata in sedia a rotelle, non ha mai smesso di combattere ed è un’eccellente stratega. È idealizzata da praticamente tutti, incluso il protagonista.

Perché la guerra è perdita, sacrificio. Per tutti.

Anche gli antagonisti hanno il giusto spazio ed il giocatore è portato ad odiare dal profondo le nemesi naziste, in particolar modo Frau Irene Engel. Ha quella giusta dose di crudeltà, violenza e spietatezza per farla risaltare come “spalla destra” in New Order e poi sbocciare come antagonista principale in New Colossus.

Ci ritroviamo quindi in New Colossus a partire con un Blazkowicz che ha deciso di “sacrificarsi” per il futuro del mondo. Un B.J rotto. Un B.J. che dovrà farsi carico di responsabilità più grandi di se. Una resistenza che ha finalmente, dopo 14 anni, ottenuto una vittoria importante. Un gruppo di persone legato da perdite e sacrifici, che vede una via di speranza. E Wolfenstein 2 è la continuazione della storia di tutti, non solo un modo divertente per massacrare nazisti. Spero questo riassunto sia stato utile per inquadrare meglio la narrativa e come approcciare Wolfenstein II.