Satellaview: ritorno al futuro

Back in (Nintendo) time

A qualche mese dall’uscita di Super Mario Odissey, noi di NintendOn ci stiamo ancora divertendo insieme a Mario e Cappy. Inutile girarci intorno, questo gioco è un classico che farà molta fatica a restarsene fuori dai nostri Nintendo Switch. Se anche voi non riuscite più a farne a meno, avrete notato da qualche giorno l’arrivo del nuovo costume “Satellaview”.

Un buon motivo per spendere quelle 9.999 monete.

Ma che cos’è Satellaview? Benché Nintendo abbia impiegato molto tempo per introdurre una componente online buona nei propri software, è giusto ricordare che una soluzione simile venne già adottata negli anni ’90, quando la grande N era praticamente la Nasa per i bambini e sperimentava con ogni tipo di tecnologia d’avanguardia. Ovviamente nel Febbraio 1995 la diffusione di Internet era limitata alle comunità scientifiche, alle associazioni governative e ai rettiliani, perciò come avrebbe fatto Nintendo a creare una rete? Con il buon vecchio satellite!

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Gorn, attuale presidente di Nintendo of Reptilia.

Questa tecnologia, chiamata appunto Satellaview (Satellite + View) uscì soltanto in Giappone al prezzo di circa 160€ e si basava su un concetto abbastanza semplice: con una serie di adattatori e un decoder, il Super Nintendo Entertainment System riusciva a ricevere informazioni dalla stazione radio satellitare St.GIGA.
Questo canale trasmetteva musica New Age sin dal 1990 tramite un servizio ad abbonamento, perciò ogni ragazzo Giapponese con la maglia di Enya possedeva già un BS tuner, essenziale per la sintonizzazione satellitare. Nintendo decise quindi di riutilizzare la stessa tecnologia per ovvi motivi di convenienza. Chi comunque non possedesse il tuner poteva acquistarlo a circa 280€ aggiungendo poi il prezzo dell’abbonamento a St.GIGA e alla trasmissione Nintendo.

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Diagramma comprensibile solo ai Rettiliani e ai professori di Sistemi. Che comunque sono la stessa cosa.

Durante quella che veniva chiamata L’ora del Super Famicom, St. GIGA trasmettava una serie di dati che venivano poi immagazzinati da memorie riscrivibili, comprese in ogni periferica, dando vita ad un’esperienza del tutto simile alla navigazione di internet. E non parliamo di quattro paginette statiche ma di riviste online dedicate ai videogames, novelle interattive e giochi esclusivi! Il primo videogame in esclusiva uscì in bundle con la periferica, e si chiamava BS-X: La storia della città a cui rubarono il nome. Si trattava di una sorta di menu interattivo nel quale il giocatore sceglieva un avatar e girava per la città, scaricando software nei negozi e leggendo informazioni aggiornate giornalmente.

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Lo stile grafico mi ricorda qualcosa…

La natura videoludica di questo software, che godeva addirittura di una storia e di un inventario in stile RPG, servì per introdurre il pubblico a questa nuova tecnologia e il risultato fu soddisfacente, tanto da spingere Nintendo a pubblicare interi giochi collegati a questa serie: BS-X Shooting, StellaWalker e StellaWalker 2, dove l’avatar del giocatore collaborava con le mascotte di Satellaview in un vero e proprio RPG. Notate qualche somiglianza con il costume di Super Mario Odissey?

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Parabô e Satebô, le immancabili mascotte di Satellaview.

Oltre ad aver perso per sempre (?) l’occasione di giocare a questi titoli, abbiamo, in un certo senso, giocato a NES Remix 20 anni dopo i nostri amici Giapponesi: nel 1995 infatti Nintendo trasmetteva via satellite interi giochi per NES e SNES aggiungendo alcuni remake con parti remixate. Non solo, ogni mese si tenevano dei concorsi a premi con tanto di leaderboard! La vostra testa non è ancora esplosa? Ecco il colpo finale: The Legend of Zelda BS.

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“BS” non sta per “bullshit”.

Prendete The Legend of Zelda: A Link to The Past, mettete il vostro avatar al posto di Link e unite il tutto al primo The Legend of Zelda aggiungendo però una trama esclusiva e dungeon nuovi. Ecco a voi una serie spinoff di Zelda che, posso assicurarvi, non vedremo mai a causa di una peculiarità, il SoundLink. I giochi che supportavano questa funzione (tra i quali Zelda) avevano intere parti doppiate da attori professionisti, che presentavano al giocatore delle sfide a tempo da compiere in diretta durante una certa fascia oraria. Avete capito bene: Breath of The Wild non è stato il primo Zelda ad avere doppiaggio e DLC.

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Cose che non rivedremo mai per tutta la vita.

Descrivere con esattezza tutte le esclusive di Satellaview sarebbe un lavoro enorme, tanta fu la mole di dati che ST. GiGa trasmise tra il ’95 e il 2000; lo stesso internet non è di grande aiuto e la sensazione è che manchino molte informazioni riguardo questa strana periferica così sfruttata e così segreta da essere riconducibile soltanto a Nintendo. Certo, vederla citata in Super Mario Odissey è strano… forse il nuovo servizio online a pagamento di Nintendo Switch riprenderà alcune di queste idee? La risposta nel prossimo numero de “La Settimana Rettiliana”.