Il bambino delle leggende – Speciale

Dopo tanti speciali e approfondimenti tecnici ho pensato di dire la mia in maniera differente dagli altri approcci, avvicinandomi di più allo spirito di Zelda, perché nonostante sia bello sapere da quanti peli sia composto il crine di Epona o quanti ciuffi d’erba ci siano nella piana di Hyrule, The Legend of Zelda nel nostro cuore è sogno. Zelda è una bella favola armonizzata da venature fantasy che ci fa sognare ad occhi aperti ed emozionare, e oggi voglio raccontarvi di come nel mio cuore è nata questa meravigliosa leggenda che mi accompagna fin da bambina e che oggi è pronta a farmi innamorare della vita, ancora una volta.

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C’era una volta un bambino che finirà nella leggenda. La sua storia comincia in un assolato pomeriggio come tanti altri, in un mondo dove c’è sempre meno immaginazione e tutto è ormai industrializzato, un mondo che non ha più spazio per i sognatori. Questo giovane dal cuore coraggioso, dalla mente piena di idee e dagli occhi pieni di sogni si ritroverà a vivere (e a farci vivere) la più meravigliosa delle avventure, perché la sua sarà leggenda, e non una qualsiasi.

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Il nostro giovane eroe si incamminava come ogni giorno nei boschetti vicino la sua prefettura alla luce di un tiepido sole. Si capiva già che non sarebbe stata una giornata come le altre, il suo cuore era più pesante e ombroso del solito, e c’era qualcosa di indefinibile nell’aria. Spingendosi oltre il solito percorso arrivò nei pressi di una parete rocciosa e notò una fessura seminascosta da fogliame fitto. Aveva un po’ paura ma facendo un respiro profondo, si fece coraggio stringendo i pugni e si avvicinò per scansare le foglie. Guardando al di là vide una piccola grotta che ai suoi occhi sembrava infinita. Quel giorno non trovò il coraggio di andare oltre e scappò via ma si promise di tornare in quel luogo misterioso e affascinante. “Sì, lo farò sicuramente!” pensò.

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Quella sera a cena il bambino era stranamente taciturno e immerso ancor più del solito nelle sue fantasie, cosa che stupì il nonno e la mamma del giovane che si fissarono in maniera interrogativa; ah! Se solo avessero saputo cosa gli passava per la mente! La mattina seguente si alzò di buona lena e si mise a cercare freneticamente per tutta la casa una torcia e qualcosa da mangiare per prepararsi alla partenza della sua grande avventura. Quando finalmente ebbe trovato tutto l’occorrente, sgusciò fuori in tutta fretta: doveva assolutamente accertarsi se le sue suggestioni sarebbero divenute realtà.

Con un nodo in gola e il cuore che gli batteva all’impazzata, il nostro giovane eroe si ritrovò davanti a quella piccola grotta che aveva sognato tutta la notte. Finalmente, dopo aver spostato con le sue piccole mani tutto il fogliame che lo separava da quel piccolo regno, entrò lasciandosi avvolgere dall’oscurità e dopo aver acceso la torcia assistette a uno spettacolo meraviglioso, fatto di piccole luci che danzavano attorno a qualcosa. Cos’era?

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Si avvicinò incuriosito per capire meglio cosa fosse quel turbinio di colori e, rendendosi conto di trovarsi di fronte a un germoglio di albero, pensò incredulo a come potesse nascere in una grotta scura una forma di vita simile. Neanche il tempo di guardarsi bene attorno, si trovò rapito di fronte all’immagine evanescente di una donna che stringeva tra le mani qualcosa di dorato, qualcosa che assomigliava a un tovagliolo o un triangolo, tutt’attorno tante lucciole sembravano minuscole fate che danzavano attorno a quella bellezza armoniosa e persino le rocce attorno a lui sembravano diverse, quasi fossero degli strani uomini fatti di roccia, appallottolati su se stessi, che stavano li dormienti ad aspettare qualcosa per riprendere vita. Tutto questo sogno durò pochi attimi, giusto un battito di palpebre, tanto che il bambino si chiese se quello che aveva visto e vissuto in quel momento fosse stato reale.

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Quando tornò a casa, mille domande gli balenavano in testa, mille come le lucciole che aveva visto. Tornò nei giorni successivi per vedere se si sarebbe ripetuta la magia, invano. Senza rendersene conto, però, quella magia stava cominciando a ricamarsi nella sua testa giorno dopo giorno, esplorazione dopo esplorazione. E anche se materialmente non accadeva niente, una cosa quel bambino la sapeva: il resto del mondo avrebbe sognato assieme a lui, avrebbe saputo cosa fosse successo in quel pomeriggio assolato, e la storia degli uomini si sarebbe intrecciata con le storie degli uomini roccia, delle fatine e della ninfa che avevano già illuminato la sua immaginazione.

Ancora non vi ho detto il nome di quel bambino, ma dato che le sue storie adesso sono le vostre lo avrete già intuito; il suo nome è Shigeru e quella leggenda ormai fa parte di noi, eroi del tempo.