Yoshi tanto soffice e onesto pare: la verità dietro la lanugine

Alla prima prova dell’anno scorso Yoshi’s Woolly World mi aveva lasciato interdetto, lievemente annoiato e ben poco stupito, ma l’apparenza inganna. Yoshi si veste di lana e si gioca davvero. Mettendo da parte tutti i cliché che una saga di lungo corso difficilmente perde, dal sistema di controllo alla suddivisione dei mondi, Yoshi’s Woolly World ci propone una storia di lanosa vendetta.

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Kamek trasforma in gomitoli tutti gli Yoshi e il verde parte immediatamente alla rincorsa del ladro di mercerie. Non importa quali ignari abitanti ci si ritroverà di fronte, ma Yoshi ne scioglierà i nodi e userà le carcasse per scioglierne altri. Innocui Tipi Timidi, teneri pulcini lanciati nel vuoto con brutalità, boss schiavizzati, tutto solo per raccogliere livello dopo livello i 5 gomitolini che riportano in vita uno Yoshi di colore diverso, e Kamek continua a sfuggire impavido livello dopo livello, castello dopo castello.

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In tutto questo massacro persino i categnacci, privi di lana, finiscono brutalmente arrotolati dal filo, diventando delle sfere senza vita, per il puro piacere di farle rotolare per il livello, e in perfetto stile wrestling tag-team si può cambiare tipo di Yoshi utilizzato o dalla casetta, o per meglio dire covo, dove sono tutti riuniti sogghignanti, o all’interno del mondo, perché ognuno di essi resta a vigilare su quanto accade in quei minuti di sfrenata e cinica sgomitolaggine.

Sotto quella coltre lanosa c’è un Categnaccio imprigionato!

È un peccato che i malcapitati boss vengano ripetutamente bistrattati da Kamek, riciclando quella povera e innocente lana già maltrattata una volta per una diatriba che non dovrebbe coinvolgere altro che Yoshi e Kamek!

Un lancio noncurante dei poveri piccoli!
Un lancio noncurante dei poveri piccoli!

In tutto questo l’elevatissimo realismo delle texture di gioco, praticamente la quasi totalità dei 7GB e rotti, ci permettono di assistere a tutti i dettagli di questi sgomitolamenti bianchi, vittime senza credito, con animazioni fluide e perversamente senza cali di frame-rate Yoshi non contento raccoglie un’enorme serie di collezionabili. Fiori Ridenti, ironia della sorte, perle da spendere in spille power-up per il livello e timbri per impressionare sul Miiverse le sue storie di vendetta.

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Qui lo vediamo mimetizzato e appostato vicino ad un innocuo tipo timido che si gode una tranquilla giornata di sole, ma la rapidità d’esecuzione e trasformazione in gomitolo da lanciare come nei precedenti capitoli è da dinosauri professionisti nell’essere predatori. Grazie ad una compatibilità totale con i controller Wii e Wii U, fatta eccezione per la configurazione wiimote+nunchuk, anche un secondo Yoshi può prender parte allo sventramento della lana, tra nuvole grezze, arcobaleni passati al telaio e tende che sostituiscono gli apprezzatissimi carrelli della miniera di Donkey Kong Country.

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Perché siamo costretti a passare sopra ad un ambiente per nulla ostile per riprenderci la lanosità degli Yoshi? La crudeltà di Kamek è senza pari, lo sfruttamento del noncurante Poochie che a volte lasceremo sulle spine o in mezzo all’acqua mentre Yoshi attraversa tra mille trasformazioni, da sirena e ombrello, ogni pertugio e livello spinto dalla sete di vendetta lo è altrettanto. Cosa resterà del mondo se Yoshi lo continua a svaligiare così? Una casa infestata ridotta in brandelli probabilmente!

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La sofficità di Yoshi, lo stile sorridente, l’atmosfera gioiosa sono solo una maschera per tutto ciò che accade dietro le quinte, ma diamine se è divertente e dà soddisfazione, con una difficoltà, a normale, che propone le sue sfide e mette a tacere le malelingue, me compreso inizialmente, che vedevano in Yoshi un gioco puerile, ma in realtà finora ciò che è emerso è che Nintendo, con Good-Feel, si è ricordata come si fa un gioco di Yoshi.

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