Ittle Dew – Recensione

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Poveri Ittle Dew e Tippsie! Non deve essere facile per una bambina mascolina e una volpe pozione-dipendente ritrovarsi naufraghi su un’isola sconosciuta dopo che la loro zattera è letteralmente esplosa infrangendosi contro uno scoglio. Non resta che armarsi di bastone e esplorare il territorio nella speranza di ritrovare un modo per riprendere la via del mare…

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Ecco colui che ci aiuterà a lasciare l’isola: Itan Carver

Per loro fortuna il buon Itan Carver, abile pirata artigiano, accetta di costruire una zattera in cambio di un antico artefatto nascosto nel castello dell’isola. Inoltre il barbuto negoziante in cambio di qualche spicciolo è lieto di liberarsi della spada infuocata, il bastone di ghiaccio e il vincastro magico, oggetti che potrebbero essere utili a ritrovare l’oggetto smarrito. Ai due non resta quindi che addentrarsi tra le stanze del maniero nel tentativo di recuperare l’artefatto: è così il giocatore viene introdotto nel mondo del titolo creato da Ludosity.

La prima cosa che colpisce del gioco è l’aspetto ironico, presente già dalla breve sequenza iniziale, che pervade tutta l’esperienza.

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Impatto di violenza discutibile…

Dialoghi azzeccati conditi con un pizzico di sarcasmo e omaggi videoludici sono l’essenza di Ittle Dew. Spesso capita di assistere a simpatici siparietti tra i personaggi che vi strapperanno un sorriso alla luce del fatto che sono chiari e ironici omaggi a classiche situazioni già vissute in altri videogiochi.

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Dei blocchi sbarrano la strada? Non resta che infastidire qualcuno

È chiaro fin da subito che Ittle Dew prende ispirazione dalla saga di Zelda: lo stile grafico, le meccaniche di gioco, le fasi esplorative fanno pensare a Ittle Dew come una versione ridotta di uno degli episodi cardini della serie come A Link to the Past. Come Zelda presenta una struttura ciclica (dungeon –> ottieni arma –> dungeon successivo), sebbene riprenda questa formula in maniera leggermente diversa. Addentrandosi nel castello bisogna rubare le buste paga dei poveri vassalli, tornare da Itan e pagarlo richiedere l’arma, superare il dungeon per ottenerla e tornare nel castello per racimolare altri soldi in modo da acquistare le armi rimanenti e quindi avanzare nel castello grazie alle nuova abilità acquisite. Tuttavia questa struttura può essere evitata dal momento che delle tre armi presenti ne bastano due per portare a termine il gioco, oltre al fatto che è possibile sfruttare delle scorciatoie per ottenere in maniera ancora più rapida l’artefatto.

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L’entità più maligna presente nell’isola è la protagonista del gioco, che ruba le paghe dei vassalli…

Nel cercare il metodo più veloce per portare a termine il gioco, Ittle Dew svela la sua natura di speedrunning game, con la possibilità di visualizzare un timer nella schermata di gioco. Di contro rivela la debolezza della infrastruttura online di Wii U poiché non sono presenti classifiche online per caricare i migliori risultati e sfidare i giocatori di tutto il mondo. Gli stessi sviluppatori affermarono infatti in un’intervista della difficoltà di implementare il servizio nella console Nintendo, presente invece in altre versioni. La corsa al miglior tempo diventa quindi fine a se stessa in quanto solo la mera soddisfazione personale può spingere il giocatore a superare il proprio record.

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La presenza del timer nella parte bassa dello schermo è opzionale. Se puntate a migliorare il vostro record, è consigliabile lasciarlo.

Nel tentativo di aumentare la longevità, nell’isola ci sono alcune stanze con enigmi da risolvere che nascondono scrigni che possono contenere pezzi di cuore (ogni quattro l’energia aumenterà di un cuore) o carte da gioco. Inoltre, in aggiunta ai tre dungeon da superare per ottenere le armi, i programmatori hanno inserito un dungeon bonus con sfide molto toste che faranno la gioia degli appassionati del genere. Tutto questo però non riesce a sopperire alla mancanza di contenuti poiché il gioco può essere portato a termine tranquillamente in meno di sei ore ottenendo tutti le armi e gli oggetti nascosti nel gioco. Una volta terminata l’avventura si sente il desiderio di affrontare altri dungeon con sfide complesse e sarebbe bastato aggiungerne un altro paio per riuscire a soddisfare i giocatori più esigenti.

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Per coloro che sono a digiuno di giochi del genere, soprattutto all’inizio dell’avventura ci sono cartelli che aiutano nella risoluzione degli enigmi

Il gioco, e qui arriviamo infine al terza essenza di Ittle Dew, racchiude enigmi da risolvere che faranno tornare alla mente le complesse stanze di Adventures of Lolo. Seppur in maniera differente, alcune stanze ricordano vagamente le meccaniche della trilogia HAL uscita per NES in cui il giocatore deve spostare blocchi, sfruttare i nemici e premere interuttori per potere liberare il passaggio e accedere alla stanza successiva.

Come accade in Zelda, molte porte si sbloccano solamente sconfiggendo tutti i nemici presenti nella stanza, ma si tratta sempre di sfide semplici e l’unica complessità è data da un sistema di combattimento non sempre preciso, in cui spesso i colpi inferti non vanno a segno. Se si aggiunge il fatto che quando i nemici assestano il colpo definitivo, il protagonista si materializza nuovamente nella stessa stanza con il massimo di energia, spesso la loro presenza è superflua ed è palese che nella maggior parte dei casi servano solo a rallentare un’eventuale speedrun.

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Di certo non saremo noi ad andare a disturbarlo

Discorso a parte per i boss che pur non essendo molto complessi da sconfiggere rappresentano delle sfide abbastanza ingegnose. Qualora il giocatore non riesca a capire come affrontare il nemico, basta chiedere aiuto a Tippsie (ovvero la Navy di turno) che spiega nei dettagli come uscire dall’intricata situazione. Tuttavia a volte gli aiuti sono troppo espliciti rendendo troppo semplice la risoluzione degli enigmi.

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Se proprio non si riesce a proseguire nell’avventura il prode Tippsie  sa consigliare saggiamente

Se tecnicamente Ittle Dew adotta una visuale isometrica come negli episodi bidimensionali di Zelda, stilisticamente ricorda più i colori a pastello di Yoshi’s Island. Tutti gli elementi presenti nel gioco sono infatti disegnati a mano con bordi neri e tremolanti che rendono il tutto piacevole da vedere, così come il dettaglio e la cura con cui sono stati realizzati e caratterizzati i personaggi è lodevole. Il tutto è accompagnato da una piacevole colonna sonora a cui non mancano omaggi videoludici.

Questa musica non vi ricorda qualcosa?

I comandi del gioco sono semplici e basilari in quanto non ci sono oggetti da gestire: il personaggio si muove utilizzando lo stick, i quattro tasti frontali sono associati agli attacchi delle armi e infine con L è possibile chiedere aiuto a Tippsie.  Il GamePad quindi viene sfruttato solamente per visualizzare la mappa o per giocare a televisore spento.

Ittle Dew è un’esperienza breve ma intensa: grafica e musiche piacevoli, dialoghi simpatici e originali, enigmi ingegnosi e ben congeniati lo rendono un buon gioco, nonostante non sia esente da un problema che affligge la maggior parte dei giochi indipendenti: la longevità. Sei ore sono più che sufficienti per portare a termine completamente e con calma il titolo, e trovare tutti i modi e le vie per riuscire a recuperare l’Artefatto e puntare a farlo il più velocemente possibile colma solo relativamente questa lacuna. Sarebbe bastato aggiungere altri dungeon extra e qualche altro oggetto da scovare per rendere Ittle Dew un must, anche perché viene venduto ad un prezzo – contenuto ma non troppo – di 9.90€. Se comunque cercate un buon puzzle/adventure game con qualche sfida tosta e siete appassionati di speedrun, acquistatelo senza remore.

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Che ne pensa NintendOn?

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7

Pro

  • Puzzle ben congeniati
  • Brillante e divertente scarcasmo
  • Grafica e musiche piacevoli

Contro

  • Troppo breve
  • Mancanza di classifiche online
  • Io sinceramente ero tanto curioso di questo gioco e lo scaricato al day one, adoro la grafica, adoro Ittle e adoro questo gioco, è un ottimo indie.

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